DAVID FOSTER WALLACE.
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OBLIO.
Racconti.
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Parte 2.
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Titolo originale: Oblivion: Stories. 2004.
Traduzione di: Giovanna Granato.
2004. Edizioni Einaudi, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Indice di questa parte.
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1. Incarnazioni di bambini bruciati.
2. Un altro pioniere.
3. Caro vecchio neon.
4. La filosofia e lo specchio della natura.
5. Oblio.
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Fine Indice.
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1. Incarnazioni di bambini bruciati.
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Il pap era sul lato della casa a reggere una porta per l'affittuario quando ud la voce della mamma levarsi acuta fra le urla del bambino. Gli fu facile accorrere, la veranda nel retro dava direttamente sulla cucina, e prima che la doppia porta si richiudesse di scatto alle sue spalle il pap aveva abbracciato l'intera scena con lo sguardo, la pentola rovesciata sulle mattonelle davanti alla stufa e il getto azzurro del becco a gas e la pozza d'acqua ancora fumante che si diramava in ogni direzione sul pavimento, il frugoletto infagottato nel pannolino in piedi rigido col vapore che esalava dai capelli e dal petto e dalle spalle porpora e gli occhi strabuzzati e la bocca spalancata che sembrava come separata dai suoni che emetteva, la mamma un ginocchio in terra che lo tamponava inutilmente con lo strofinaccio, coprendo con le sue le urla del bambino, isterica al punto da essere quasi impietrita.
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Il suo ginocchio e il piccolo tenero piede scalzo erano ancora immersi nella pozza fumante, e per prima cosa
il pap prese il piccino per le ascelle, lo sollev da terra e lo port al lavello, dove buttati fuori i piatti
apr il rubinetto per far scorrere l'acqua fredda del pozzo sui piedi del bambino mentre ne raccoglieva
altra nel cavo della mano e la versava o la gettava sulla testa sulle spalle e sul petto, non volendo
innanzi tutto pi vedere il vapore esalare dal corpo, la mamma che da sopra la sua spalla invocava il
Signore finch lui non la mand a prendere degli asciugamani e a vedere se avevano della garza, il
pap che si muoveva con efficienza, la sua mente maschile concentrata unicamente sullo scopo da
raggiungere, ancora inconsapevole che lui si muoveva con disinvoltura o che aveva smesso di sentire le
urla altissime perch sentirle lo avrebbe pietrificato rendendo impossibile fare quel che andava fatto per
soccorrere la sua creatura, le cui urla avevano assunto la regolarit del respiro e si protraevano da tanto
di quel tempo da essere diventate una presenza nella cucina, un' altra cosa da rimuovere al pi presto.
La porta laterale dell'affittuario pendeva all'esterno dal cardine superiore e oscillava appena appena al
vento, e un uccello sulla quercia dall'altro lato del vialetto d'accesso sembrava osservare la porta con la
testa inclinata mentre dall'interno continuavano a venire le urla. Le ustioni peggiori comparivano sul
braccio e sulla spalla destri, sul petto e sulla pancia il rosso sfumava in rosa sotto l'acqua fredda e la
tenera pianta dei piedi non era coperta di vesciche per quanto poteva vedere il pap, ma il frugoletto
continuava a stringere i pugni e a urlare anche se forse ormai solo come reazione alla paura, in seguito
il pap aveva capito di averla considerata una possibilit, il faccino gonfio e le venuzze sporgenti dalle
tempie e il pap che continuava a ripetere che era l era l, l'adrenalina in calo mentre la rabbia contro la
mamma per aver permesso che succedesse quella cosa iniziava a raccogliersi a ciuffetti nell'angolo pi
remoto della mente, lontana ancora ore dal giungere a espressione. Quando la mamma torn lui si
chiese se non fosse il caso di avvolgere il bambino in un asciugamano ma inzupp l'asciugamano e
l'avvolse, lo fasci stretto stretto e tir fuori il suo piccino dal lavello e lo depose sul bordo del tavolo
della cucina per calmarlo mentre la mamma cercava di controllare la pianta dei piedi gesticolando con
la mano all' altezza della bocca e pronunciando parole senza senso mentre il pap si piegava trovandosi
faccia a faccia col bambino sul bordo a quadretti del tavolo a ribadire che lui era l nel tentativo di
placare le urla del frugoletto ma il bambino continuava a spolmonarsi, un suono acuto puro limpido
capace di arrestarne il cuore e le minuscole labbra e le gengive ora coperte del bluastro di una fiamma
bassa pens il pap, urlando come se fosse ancora sotto la pentola rovesciata in preda al dolore. Un
minuto, due cos che sembravano molto pi lunghi, con la mamma che a fianco del pap parlava con
voce cantilenante vicino al viso del bambino e l'allodola sul ramo con la testa da un lato e il cardine che
mostrava una nervatura bianca sotto il peso della porta inclinata finch il primo fil di fumo non spunt
indolente da sotto il lembo ripiegato dell'asciugamano e gli occhi dei genitori s'incontrarono sbarrati - il
pannolino, che quando aprirono l'asciugamano e stesero il figlioletto sulla tovaglia a quadri e
slacciarono le linguette mezzo squagliate e cercarono di toglierlo con rinnovate urla fece una certa
resistenza e scottava, il pannolino del figlio bruciava sotto le mani e videro dove l'acqua era davvero
caduta e si era raccolta seguitando a bruciare il loro piccino per tutto quel tempo mentre lui urlava
perch lo aiutassero, cosa che non avevano fatto, non ci avevano pensato e quando lo tolsero e videro
com'era ridotto la mamma disse il nome di battesimo del loro dio e si afferr al tavolo per non cadere
mentre il padre si girava scagliando un pugno nel vuoto e maledicendo se stesso e il mondo intero non
per l'ultima volta mentre suo figlio ora poteva sembrare addormentato, non fosse stato per il ritmo del
respiro e i piccoli inetti movimenti con le mani nel vuoto, mani grandi come il pollice di un adulto che
avevano afferrato il pollice del pap nella culla mentre guardava la bocca del pap che si muoveva nel
cantare, e la testa inclinata sembrava guardare al di l di lui a qualcosa con occhi che indirettamente
immalinconivano il pap. Se non avete mai pianto e volete piangere, fate un figlio. Ti spezza il cuore e
poi come continua un figlio  la canzone stridula che il pap torna a sentire come se la donna alla radio
fosse li con lui a guardare quello che hanno fatto, anche se qualche ora dopo quello che il pap non
riuscir a perdonarsi  quanto desiderasse una sigaretta proprio mentre facevano al bimbo un pannolino
di garza e l'avvolgevano in due asciugamani intrecciati e il pap lo sollevava come un neonato con il
cranio nel palmo e lo portava fuori di corsa nel camioncino infocato bruciando le ruote lungo il tragitto
fino alla citt e al pronto soccorso dell'ospedale con la porta dell'inquilino penzolante tutto il giorno
finch il cardine non cedette ma ormai era troppo tardi, di fronte all'inevitabile e alla loro impotenza il
bambino aveva imparato ad abbandonare se stesso e a guardare tutto il resto svolgersi da un punto
sovrastante, e quanto era andato perso da quel momento non contava pi, e il corpo del bambino si
espanse e and a zonzo e batt cassa e visse la sua vita non pi in affitto, cosa fra le cose, l'anima della
sua persona un tanto di vapore lass in alto, che cade come pioggia e poi risale, il saliscendi del sole uno yo-yo.
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2. Un altro pioniere.
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Tuttavia, signori, l'unico esempio che temo di aver sentito raccontare dalla viva voce di
qualcuno viene dal conoscente di un caro amico che sosteneva di aver sentito a sua volta questo
exemplum a bordo di un volo commerciale d'alta quota durante una specie di viaggio d'affari,
rivestendo evidentemente questo tizio una posizione commerciale che presupponeva frequenti
spostamenti aerei. Alcuni dettagli contestuali chiave rimangono oscuri. N, mi affretto a riconoscere, la
variante o exemplum contiene alcuna Annunciazione formale in quanto tale, n alcun comme on dit
Periodo di Prova o Aiuto Soprannaturale, Figure di Briccone, Resurrezione archetipica, n alcuno degli
altri elementi ufficiali del ciclo; tuttavia, signori, lascio a voi giudicare come ovviamente ciascuno di
voi a turno ha lasciato giudicare a noialtri. Da quanto ho capito, le condizioni atmosferiche costrinsero
il soggetto in questione a imbarcarsi sul proseguimento di un volo della United Airlines dove sent quel
racconto che rientrava in un discorso molto pi vasto fra due passeggeri seduti nella fila proprio davanti
alla sua. Si ritrov, in altre parole, costretto a viaggiare in classe turistica. Era il proseguimento di un
volo molto pi lungo, forse transatlantico, e a quanto pare i due passeggeri erano seduti vicini fin dalla
prima tratta del viaggio, ed erano gi tutti presi dal discorso quando lui sal a bordo; e il punto cruciale
 che questo tizio disse di aver perso la prima parte del discorso pi ampio di cui faceva parte. Questo
significa che al racconto archetipico mancava la cornice contestuale o l'antecedente deittico presenti
ovviamente qui dove tutti noi siamo riuniti oggi pomeriggio. Che sembrava, nelle parole di questo tizio,
venire fuori dal nulla. E anche che a quanto pare lui era seduto in quella particolare fila centrale
dell'uscita che  sempre la pi vicina al grosso motore sull'ala dell'aereo, l'uscita a ridosso dell'ala che
in questo genere di velivoli credo sia sempre all'altezza della fila 19 o 20, dove in caso di evacuazione
dovresti girare due maniglie in due direzioni opposte e separate e poi trovare il modo di estrarre l'intera
struttura del finestrino dalla fusoliera dell'aereo di linea e riporla in un modo complicatissimo
dettagliatamente spiegato dai geroglifici riportati nei manuali di soccorso che su buona parte dei voli
commerciali  quasi impossibile interpretare con un certo margine di sicurezza. Ci teneva a sottolineare
che dato il rumore assordante del motore che si sentiva dalla sua postazione per tutto il viaggio gli fu
possibile cogliere alcuni frammenti di quel racconto solo perch uno dei suddetti passeggeri davanti a
lui sembrava duro o d'orecchio o di comprendonio, visto che il passeggero un po' pi giovane - quello
che a quanto pare riferiva o interpretava la variante, o la parabola, o quello che sar secondo il vostro
giudizio, del ciclo - a quanto pare pronunciava le frasi con estrema lentezza scandendole con eccessiva
chiarezza. Che poi, ora che ci penso, da quanto mi disse lui  anche il modo in cui le persone non
troppo perspicaci o sensibili parlano con gli stranieri, perci forse il passeggero pi anziano non era un
inglese di madrelingua e il narratore da parte sua non era un tipo perspicace. I due non si girarono mai
n girarono la testa tanto da permettergli di guardarli bene; tutto quello che c'era da guardare mentre si
svolgeva la narrazione era il retro della testa e del collo dei due, che a suo dire sembravano non avere
niente di speciale e non era facile estrapolarne qualcosa, che poi  l'aspetto che quasi sempre hanno le
nuche degli estranei in aereo. Anche se ovviamente non mancano le eccezioni. Fin dall'inizio c'erano
dei paralleli che colpivano. Intanto era il racconto di un certo bambino nato in un villaggio paleolitico
molto primitivo chiss dove. Lui non lo sapeva con esattezza; questo faceva sicuramente parte della
protasi o esposizione narrativa che aveva perso essendosi ritrovato a saltare sul primo volo disponibile
ed entrando per cos dire in medias res. Sulla tratta della United. La sua sensazione era che si trattasse
di una specie di Terzo Mondo straordinariamente primitivo, una giungla o la regione di una foresta
pluviale del mondo, magari in Asia o in Sud America, e in un'epoca talmente lontana da risalire
letteralmente al paleolitico o forse al mesolitico, a cui naturalmente quasi sempre risalgono le origini
antropologiche di certi generi. Il contesto in cui il mio amico in seguito lo sent raccontare dal suo
conoscente era, se possibile, disse, ancora pi banale e inaspettato di un volo commerciale di linea,
come se in qualche modo la quotidianit e per cos dire l'ordinariet moderna delle circostanze
narrative rendessero i paralleli archetipici ancora pi impressionanti. Ma pose anche nettamente
l'accento sul primitivo e il paleolitico, nella variante, come pure sulle lance e le capanne rudimentali e
lo sciamanesimo panteistico e uno stile di sussistenza basato sulla caccia e il raccolto estremamente
primitivo; e in un villaggio isolato non meglio precisato nel cuore della foresta pluviale della regione
ecco dunque venire alla luce un certo bambino che si rivela per uno di quegli esemplari della razza
umana dai poteri soprannaturali e straordinariamente iperdotati che occasionalmente vengono fuori in
ogni cultura, come la storia dimostra, anche se a suo dire il passeggero pi giovane del volo, che lui
ipotizz fosse uno scienziato che lavorava per qualche industria o per l'universit, non us
soprannaturale o messianico o profetico n altri termini che di norma il ciclo riserva a esemplari
di questo tipo, ma si avvalse invece di termini quali iperdotato, brillante o ingegnoso
descrivendo le qualit e 1'operato fuori dal comune del bambino quasi esclusivamente in termini di
capacit cognitiva, una versione grezza del QI - perch disse che a quanto pare fin dalla tenerissima et,
l'et in cui la maggior parte dei bambini del villaggio cominciavano appena a imparare i rudimenti delle
usanze e dei comportamenti che il villaggio primitivo richiedeva ai suoi cittadini, questo bambino di
due o forse tre anni andava gi mostrando la capacit di rispondere a qualunque domanda gli
rivolgessero. A rispondere in modo corretto, accurato ed esauriente. Anche alle domande molto difficili
o addirittura paradossali. Com'  ovvio la portata e la profondit dell'intelligenza espressa dal bambino
nel rispondere vennero alla luce con il tempo; pertanto il loro emergere funge comme on dit da Soglia
di Esperienza e occupa buona parte della protasi. Sulle prime quelle doti sembrano semplicemente una
novit, un motivo di vanto per i genitori e di divertimento per gli altri abitanti del villaggio, una cosa
sulla falsariga di: - Guardate: nostro figlio di due anni sa quanti ramoscelli avete se stringete in mano
cinque ramoscelli e poi ne raccogliete altri tre -; finch ovviamente uno dei vicini divertiti dei parenti
finisce per dire o chiedere qualcosa che induce il bambino a rivelare che conosce anche quanto c' di
culturalmente importante riguardo a ogni singolo ramoscello che l'uomo si trova a stringere in mano,
come per esempio il nome ufficiale e quello popolare che il villaggio attribuisce agli alberi e ai
ramoscelli che ne derivano, e le varie divinit panteistiche e il significato religioso di ciascuna specie di
albero importante, come pure quali hanno le foglie commestibili o la corteccia che bollita allevia la
febbre, e via dicendo, compreso quali specie hanno una venatura e una flessibilit sotto tensione
particolarmente adatte a fare i manici per le lance e le piccole frecce fitotossiche che nei villaggi della
zona venivano usate con delle rudimentali cerbottane ricavate dalle canne per difendersi dai giaguari
predatori della foresta pluviale tropicale, che a quanto pare sono il flagello del Terzo Mondo paleolitico
nonch statisticamente la principale causa di mortalit dopo le malattie, la denutrizione e le guerre fra
trib. Dopodich, ovviamente, in men che non si dica, una volta che si  sparsa la voce riguardo alla
dotta lezione sui ramoscelli e che i genitori e altri primitivi del villaggio cominciano a prendere
l'intelligenza del bambino con tutt'altro spirito, salta fuori che il bambino  anche capacissimo di
rispondere a ogni genere di domande insignificanti e tutt' altro che insignificanti, domande di ordine
pratico che riguardano la qualit della vita del villaggio dal punto di vista della sussistenza, come per
esempio qual era il posto migliore per trovare un certo tipo di radice di manioca, e perch le migrazioni
di certe specie di alci o di dik-dik - specie da cacciare con cognizione di causa pena la sopravvivenza
del villaggio - erano pi prevedibili nella stagione piovosa che in quella secca, e perch certi tipi di
rocce eruttive si prestavano meglio di altri a sagomare delle punte acuminate o a essere sfregati per
produrre il fuoco e via dicendo. E di conseguenza, ovviamente, in una prevedibile evoluzione euristica
basata sulla prova e sull'errore, nel corso della protasi salta fuori che l'intelligenza preternaturale del
bambino in realt si estende anche alle domande che il villaggio considera di importanza suprema, in
altre parole a domande di ordine quasi religioso, domande che - sostituendo la terminologia del mio
amico a quella del giovane analitico sul volo United - chiamavano in causa non solo la cerebrazione o
una versione grezza del QI, ma la vera e propria sagacia o virt o saggezza o per dirla con Coleridge
l'esemplasy, ben presto il bambino viene chiamato a giudicare conflitti molto complessi e sfaccettati,
come per esempio se due abitanti del villaggio appartenenti alla casta dei raccoglitori si imbattono nello
stesso albero del pane nello stesso preciso istante e tutti e due reclamano il frutto dell'albero del pane
chi ha diritto a prenderlo, o per esempio se una moglie non riesce a restare gravida entro un certo
numero di cicli solari o lunari il marito ha il diritto di bandirla o fra i suoi diritti rientra solo quello di
non dividere pi il cibo con lei, e via di questo passo - a quanto pare il passeggero davanti forn un
numero spropositato di domande a mo' d'esempio, alcune delle quali erano troppo intricate e difficili da
ricostruire tanto per il mio amico che per il suo conoscente. Il punto, per,  che le risposte
dell'eccezionale bambino a questo genere di domande erano senza meno cos ingegnosamente
appropriate e semplici ed esaurienti ed eque che tutte le parti si sentivano trattate con giustizia, e spesso
i litiganti non capivano perch non erano arrivati da soli a una soluzione di un'equanimit cos ovvia, e
in men che non si dica un gran numero di conflitti di vecchia data venivano appianati e i perenni
enigmi sociali risolti; e a quel punto l'intero villaggio aveva finito col venerare il bambino e aveva
deciso all'unanimit che il bambino doveva essere un emissario o un legato speciale se non addirittura
l'incarnazione degli Spiriti Oscuri primitivi sui quali fondamentalmente si basava la loro religione
panteistica, e alcuni rappresentanti della casta degli sciamani e delle levatrici del villaggio - membri di
quella che in seguito sarebbe diventata la casta dei consulenti professionali della nuova struttura sociale
- sostenevano che in realt il bambino aveva preso forma incarnandosi spontaneamente nelle viscere
della foresta pluviale circostante venendo allattato e protetto da giaguari ammansiti dalle divinit, e che
in realt la madre e il padre putativi del bambino si erano semplicemente imbattuti in lui raccogliendo
radici di manioca e mentivano quando dicevano che era stato concepito ed era venuto alla luce nel
classico modo protomammifero, e di conseguenza ovviamente mentivano anche riguardo alla loro
paternit legale; e dopo tanto dibattere e discutere gli esarchi del villaggio deliberano di sottrarre il
bambino alla custodia dei genitori e di farne per cos dire una sentinella o un dipendente ex officio
dell'intero villaggio, e di investire il bambino di una specie di status legale unico e senza precedenti che
non ne faceva n un minore n un adulto n il membro di una casta, n un esarca del villaggio n un
capo o uno sciamano in quanto tale bens qualcosa di completamente diverso, garantendo ai genitori
nominali alcuni diritti e privilegi speciali per compensarli di essere stati soppiantati dal villaggio in
loco - tanto pi che gli esarchi si erano rivolti in segreto al bambino stesso per aiutarli a strutturare
questo delicato compromesso - e costruiscono per il bambino una speciale predella di vimini rialzata o
pedana al centro geometrico esatto del villaggio, e stabiliscono disposizioni e intervalli estremamente
rigorosi grazie ai quali a ogni ciclo lunare gli abitanti possono riunirsi tutti al centro del villaggio e
mettersi in fila davanti alla predella secondo un ordine stabilito da arcane gerarchie di casta e di status
famigliare presentandosi uno a uno davanti al bambino seduto con domande e controversie che lui
risolver con una fatwa etica e che dovranno compensare il bambino per i suoi servigi con l'offerta di
una coscia di turaco o di dik-dik o con un'altra cosa di riconosciuto valore, offerte che stando alle
disposizioni legali primitive ma complesse decretate avrebbero consentito al bambino di vivere e
mantenersi autonomamente invece di comme on dit dipendere dai presunti genitori. Riguardo al
contesto in cui il mio amico si sent raccontare questa storia dal suo conoscente so solo che era
quotidiano o ordinario. Si mettevano tutti in fila davanti alla predella per offrire al bambino una radice
di igname, un'ampolla di fitotossina per le frecce eccetera, e il bambino in cambio si impegnava a
rispondere alle domande. Come spesso gli exempla di questo genere di cicli mitopoietici, tali accordi
vengono posti all'origine di qualcosa di molto simile al commercio moderno nella cultura dei villaggi.
Prima dell'elevazione del bambino, tutti si facevano i vestiti, le capanne e le lance da soli e
raccoglievano esclusivamente il cibo per la propria famiglia, e bench alcuni generi alimentari
venissero a volte spartiti durante le festivit religiose equinoziali, di sicuro non c'era mai stato niente
che somigliasse a un vero scambio o commercio fino all'avvento di questo bambino in grado di
rispondere a qualunque domanda gli venisse posta. E da l in poi il bimbetto visse in cima alla pedana
senza mai abbandonarla - la predella aveva una sua capanna con un giaciglio di foglie di plantano e una
piccola cavit scavata nel terreno per il fuoco e una pentola primitiva - e a quanto pare a partire da quel
momento il bambino trascorse l'intera infanzia sulla pedana centrale a mangiare e dormire restando
seduto per lunghi periodi a non fare nulla, probabilmente a pensare ed elaborare, nell'attesa che
trascorressero i 29,518 giorni sinodici prima che gli abitanti del villaggio si rimettessero in fila
ciascuno con le proprie domande. E mentre l'economia basata sul commercio del villaggio diventava
sempre pi moderna e complessa, un nuovo sviluppo fu che alcuni membri particolarmente scaltri e
arguti delle caste degli sciamani e delle levatrici presero a coltivare l'abilit intellettuale o per cos dire
retorica di strutturare una domanda mensile in modo da ricevere una risposta del massimo valore dal
bambino straordinario, e presero a barattare o a vendere queste abilit interrogatorie ai normali abitanti
del villaggio desiderosi di ricavare il massimo del valore dalla loro domanda mensile, e questo segn
l'avvento di quello che la narrazione definisce chiaramente come la casta dei consulenti del villaggio.
Per esempio, invece di chiedere al bambino qualcosa di strettamente circoscritto come: - In quale zona
del nostro villaggio all'interno della foresta pluviale devo cercare un certo tipo di radice commestibile?
- su suggerimento di un consulente professionista il cliente avrebbe chiesto al bambino qualcosa di pi
generico sulla falsariga di: - Come pu un uomo nutrire la sua famiglia con minor sforzo di quello che
impieghiamo attualmente? - o: - Come possiamo assicurarci un rifornimento di cibo che consenta alla
nostra famiglia di sopravvivere per un certo periodo quando le risorse disponibili scarseggiano? -
Mentre d'altro canto, man mano che tutta I'impresa si andava facendo pi sofisticata e specialistica, la
casta dei consulenti scopriva anche che massimizzare il valore della risposta in certi casi presupponeva
rendere una certa domanda pi specifica e pratica, per esempio invece di: - Come facciamo ad
aumentare i nostri rifornimenti di legna da ardere? - una domanda pi efficace sarebbe stata: - Come fa
un uomo a trasportare da solo un tronco abbattuto fino a casa per avere legna da ardere in abbondanza?
- E ovviamente alcuni esponenti della nuova casta di consulenti del villaggio si trasformarono in
interlocutori pieni di risorse capaci di escogitare domande di importanza e valore storico culturali,
come: - Quando presto la mia lancia a un vicino, come faccio a documentare il prestito per dimostrare
che la lancia  mia nel caso il mio vicino saltasse su di punto in bianco dicendo che la lancia  sua
rifiutando di restituirmela? - o: - Come faccio a deviare il corso di un torrente della foresta fluviale in
modo che anzich costringere mia moglie a fare chilometri con una giara in equilibrio sulla testa per
trasportare l'acqua dal torrente il torrente possa per cos dire venire da noi? - e via di questo passo - qui
non era molto chiaro se il mio amico o il suo conoscente fornissero esempi di loro invenzione o se si
trattasse di esempi effettivamente enumerati nel corso del dialogo sentito sul volo United. A suo dire
era possibile trarre conclusioni di carattere estremamente generale circa l'et e la condizione economica
dei due passeggeri sulla base del taglio e del colore dei capelli, della postura e della nuca, ma nulla di
pi. E non c'era materiale da lettura all'infuori del solito catalogo della compagnia e del manuale di
sicurezza, e il rumore costante del motore dell'ala gli avrebbe impedito di dormire anche se avesse
preso una pillola, e non aveva letteralmente nulla da fare se non sporgersi in avanti senza dare
nell'occhio cercando con la massima discrezione di capire quanto il passeggero pi giovane dai capelli
scuri andava riferendo al suo compagno o vicino di posto, cercando anche di interpretarlo e di inserirlo
in un contesto capace per cos dire di radicare il racconto e renderlo pi comme on dit illuminante o
pertinente rispetto al proprio contesto. E in certi momenti non si capiva bene cosa facesse parte della
Ding an sich narrativa del ciclo e quali fossero le interpolazioni e i commenti editoriali del passeggero,
come per esempio il fatto che a quanto pare fu durante la decade in cui il bambino occup la speciale
pedana rialzata che la cultura del villaggio si evolse passando dalla caccia e il raccolto a una forma
grossolana di agricoltura e coltivazione, scoprendo al tempo stesso i principi della ruota e degli
spostamenti rotabili, e comparvero le prime abitazioni completamente chiuse con il tetto di salice e
igname, e vennero elaborati un alfabeto ideografico e una grammatica scritta primitiva che
consentirono una suddivisione pi sofisticata del lavoro e un grossolano sistema economico per il
commercio di vari beni e servizi; e in buona sostanza la cultura, la tecnologia e il livello di vita
dell'intero villaggio subirono un'evoluzione metastatica che di norma avrebbe richiesto migliaia di anni
e un'infinit di generazioni paleolitiche. E c' poco da sorprendersi che questo balzo quantico suscitasse
un certo grado di timore e di gelosia in molti altri villaggi paleolitici della regione, tuttora immersi nella
fase di conquista culturale panteo-sciamanica e abitati da gente che vive di caccia e raccolto e si stringe
intorno al fuoco quando fa freddo, e il racconto del volo United si concentra in particolare sulla
reazione di un villaggio grande e temibile, che  governato da un unico sciamano autocrate in una sorta
di teocrazia totalitaristica, e che nel corso della storia ha anche dominato quell'intera regione della
foresta pluviale esigendo tributi da tutti gli altri villaggi, sia per la ferocia dei suoi guerrieri e sia perch
lo sciamano autocrate  vecchissimo e politicamente molto astuto e spietato e spaventoso e
universalmente considerato a dir poco in combutta con i diabolici Spiriti Bianchi della foresta pluviale
primitiva - non va dimenticato che questa  una regione del Terzo Mondo equatoriale, e perci i colori
scuri a quanto pare sono associati alla vita e alle forze spirituali benigne e i colori chiari o vicini al
bianco alla morte, all'assenza e agli spiriti maligni o cattivi del panteismo, e a quanto pare uno dei
motivi per cui i guerrieri del villaggio dominante sono tanto feroci  che lo sciamano li costringe a
imbrattarsi con l'argilla bianca o di colore chiaro, con la polvere di talco o con qualche sostanza
indigena biancastra prima della battaglia cos che stando alla leggenda assumono le sembianze di un
reggimento di spiriti maligni o di resuscitati che vanno all'attacco armati di lance e cerbottane
fitotossiche, e ogni volta quella vista terrorizza i guerrieri di tutti gli altri villaggi al punto che
rimangono sgomenti e si perdono d'animo prima che la battaglia abbia inizio, e il villaggio dominante
non ha incontrato veri oppositori da quando lo sciamano negromantico si  messo alla guida del
villaggio molti anni prima. Malgrado questo, il villaggio con il bambino dal genio messianico finisce,
ovviamente, col destare preoccupazione fra le caste pi elevate e politicamente pi astute del villaggio
dominante; la loro paura  che con l'evolversi e il divenire sempre pi progredito e sofisticato del
villaggio del bambino, prima o poi qualche membro preveggente della casta dei guerrieri del piccolo
villaggio si presenti davanti al bambino e chieda: - Come possiamo attaccare e sconfiggere il villaggio
di xx (il tizio non era stato in grado di capire o riprodurre il nome del villaggio dominante
pronunciato dal passeggero del volo, che a quanto pare era costituito in buona parte da schiocchi e
scoppi glottali) - e impossessarci delle loro terre e delle loro zone di caccia a beneficio della nostra
cultura pi progredita e sofisticata? - e via di questo passo; finch a una delegazione di cittadini della
casta pi elevata del bellicoso villaggio di xx non saltano i nervi e si presenta en masse chiedendo
udienza al loro sciamano tirannico che, scoprono, non solo  estremamente vecchio e potente ma  pure
albino - con tutte le implicazioni che il relativo estremo pallore comporta in questa parte del mondo
preistorico - e che a quanto pare dimora in una piccola capanna dall'arredamento spartano appena oltre
i confini urbani del villaggio dominante, e trascorre buona parte del tempo a eseguire riti negromantici
privati che implicano l'esecuzione di rudimentali arrangiamenti musicali con tibie e femori umani
allineati su teschi umani di misure diverse come una specie di raccapricciante marimba paleolitica,
nonch a quanto pare l'utilizzo di teschi a mo' sia di pentola personale sia di pitale; e l'lite del villaggio
si presenta con le solite offerte e riverenze dopodich esprime la sua preoccupazione circa il rapido
sviluppo del villaggio venuto su dal nulla sotto la gestione di questo lusus naturae giovane e brillante -
che a proposito ci informano ormai da vari cicli solari presiede ierofanticamente dalla sua predella
centrale rialzata e a questo punto ha quasi dieci anni - e chiede rispettosamente al suo capo negromante
se per caso non gli sia capitato di dedicare qualche pensiero al problema dell' ber bambino e/o se non
crede sia opportuno intervenire prima che il villaggio venuto su dal nulla del bambino non diventi
progredito al punto che nemmeno i guerrieri biancastri del villaggio predatore di xx riescano a tenergli
testa. Qualcosa lascia presagire che il villaggio dominante di xx ha una cultura cannibalesca o
quantomeno che utilizza la pratica del cannibalismo con i prigionieri di guerra nemici per terrorizzare e
scoraggiare ulteriormente le culture rivali, ma tutto questo rimane vago, pi una suggestione per cos
dire che altro. L'unica cosa che lui era in grado di dire con certezza  che il narratore estremamente
analitico dell'aereo aveva i capelli pi scuri e che era - a giudicare dalla postura e dall'attaccatura
decisamente squadrata dei capelli alla base della nuca ben abbronzata - sia pi giovane e sia di un rango
sociale o economico pi elevato rispetto all'altro passeggero il quale, ripeto, sembrava un po' duro
d'orecchio o forse di comprendonio. Dal punto di vista strutturale, questa scena sembra avere la
funzione tanto di climax della protasi che di per cos dire motore dell'azione crescente della narrazione,
perch proprio a questo punto ci viene detto che qui l'exemplum originario si scinde o si separa in
almeno tre varianti epitatiche. Tutte e tre le varianti implicano che una volta sentiti i timori e le
suppliche per ricevere consiglio da parte dei cittadini della casta pi elevata del villaggio di xx il
malefico sciamano esegua un rito panteistico lungo e complicatissimo che lo vede bollire l'igname in
un particolare teschio cerimoniale e leggere il vapore che si leva, pi o meno come certe altre culture
primitive leggono le foglie di t o le interiora dei volatili per profetizzare e condizionare lo sviluppo di
certi eventi. In una variante dell'epitasi, pertanto, lo sciamano - i cui occhi dalla descrizione risultano
letteralmente rossi proprio come le pupille di alcuni esemplari albini moderni possono risultare
ematitici o rossi - a quanto pare beve una pozione magica contro il melanismo o si cosparge di argilla
scura e si camuffa con un mantello e una folta barba rabbinica e con un incantesimo trasporta il proprio
corpo attraverso la regione fino al villaggio venuto su dal nulla, dove si insinua fra la lunga fila di
abitanti del villaggio che aspettano di rivolgere le loro domande al bambino sulla predella e, quando
finalmente arriva il suo turno, lo sciamano sotto mentite spoglie nerastre si presenta al bambino con
l'offerta di un misterioso esemplare di frutto mutante dell'albero del pane che mostra una strana
escrescenza simile al geroglifico del nuovo alfabeto rudimentale del villaggio del bambino che
significa crescita, fertilit, saggezza o destino (la lingua scritta del villaggio non era ancora
molto progredita e differenziata) su un lato del frutto dell'albero del pane, e poi invece di fargli la
domanda a voce alta e stentorea, pubblicamente, un'abitudine che si era andata via via istaurando in
questi riti lunari basati su domanda e risposta, lo sciamano malefico invece si sporge in avanti con il
mantello di pelle di giaguaro e una barba biforcuta fluente e sussurra qualcosa al minuscolo orecchio
del bambino - evidentemente i nativi di questa regione hanno tutti le orecchie piccolissime e attaccate
alla testa, pi o meno come gli aborigeni di altre regioni del Terzo Mondo hanno sviluppato palpebre,
incarnato, e via dicendo che li contraddistinguono razzialmente - bisbigliando una domanda che
nessuno tra quelli che fanno la fila riesce a sentire ma che a quanto pare ha un profondo effetto sul
bambino, perch non appena lo sciamano tanatofilo si ritira per tornare a dileguarsi nella foresta
pluviale il bambino sulla predella chiude gli occhi e ritira la sua coscienza in uno stato catatonico
meditativo di qualche tipo per settimane se non stando a una sub-versione della variante per mesi,
rifiutando di rispondere a qualsiasi domanda o di reagire o anche solo di registrare la presenza degli
altri abitanti del villaggio; e chiaramente le sub e sub-sub-versioni della variante si sprecano dedicando
buona parte del tempo narrativo a speculazioni e congetture varie riguardo a quello che lo sciamano in
incognito del villaggio dominante di xx ha sussurrato al bambino, bench sia ovvio che le teorie di
tutte le sub-versioni concordano sul fatto che di qualunque cosa si trattasse di sicuro era stata espressa
nella classica forma grammaticale di una domanda e non in affermazioni dichiarative o apoftegmi o
incantesimi ipnotici in rima di alcun genere. Nella seconda delle tre varianti principali dell'epitasi, pare
che lo sciamano autocrate non si travesta n si insinui in alcun modo, bens raduni tutti i cittadini della
casta pi elevata del potente villaggio di xx oltre a una falange di servitori e portantini del palanchino
e stallieri e personale di sicurezza dipinto di bianco e squadre speciali antigiaguaro e attraversi con
questo contingente en masse la foresta pluviale raggiungendo il villaggio puericratico per una Visita di
Stato o un Summit Diplomatico in piena regola, e in questa versione la complicazione epitatica 
ascrivibile non gi a una cosa chiesta dallo sciamano sibilante - perch evidentemente l'intero Summit
si riduce all'infinito ciclo completo di convenevoli e tropi rituali immancabilmente previsti dalle Visite
di Stato tra villaggi in quella regione della foresta pluviale - bens a una certa pozione o incantesimo
attaccati al frutto mutante dell' albero del pane con l'escrescenza geroglifica che lo sciamano presenta
impacchettato in un papigliotto decorativo al bambino seduto fra l'infinit di altri doni cerimoniali e
segni di stima de rigueur in una Visita di Stato, e che tale pozione o incantesimo induca il bambino
sulla predella a chiudere gli occhi e a entrare nel suddetto stato mistico catatonico onirico, pi o meno
come un processore durante l'elaborazione, rifiutando di rispondere o di registrare le domande degli
abitanti del villaggio per vari cicli lunari. Poi la terza, ultima e pi passivamente modernista variante
epitatica, pare non presenti travestimenti n Visite di Stato n frutti dell'albero del pane psicoattivi;
semmai nella terza versione l'angekok malefico si limita a consultare i vapori dell'igname, fa complicati
calcoli negromantici e alla fine dice ai supplici della casta pi elevata del villaggio di xx di non
preoccuparsi, che in realt non c' alcun bisogno di intervenire, che la vera minaccia posta dall'ber
bambino non  rivolta a loro o alla brutale egemonia del villaggio di xx su tutta la regione, perch a
quel punto il bambino  a un passo dal compiere l'equivalente siderale degli undici anni, un'et che a
quanto pare rappresenta la bar mitzvah del Terzo Mondo paleolitico o per cos dire la maggiore et; e,
dice lo sciamano albino ai delegati, qualunque bambino tanto eccezionale e dalle doti soprannaturali 
ancora nella fase di crescita e sviluppo e impara in progressione geometrica e procede inevitabilmente
verso il compimento sovrannaturale della sua entelechia, e che - questo sempre lo sciamano, che in
questa terza variante principale dell'epitasi compare prevalentemente in veste di oracolo - e che, ironia
della sorte, saranno proprio le domande poste al bambino dagli abitanti del villaggio sempre pi
modernizzati e sofisticati a facilitare l'ulteriore sviluppo del Wunderkind verso qualcosa di cos
progredito da un punto di vista soprannaturale che finir per annientare il villaggio venuto su dal nulla,
e cos lo sciamano dice agli esponenti della casta pi elevata di non preoccuparsi perch entro breve gli
abitanti del villaggio puericratico torneranno tutti a cacciare, a raccogliere e ad adorare gli Di
dell'Igname e a insudiciare i loro perizoma dalla paura alla vista di un reggimento eziolato e si
presenteranno con il tributo annuale di ignami e pelli al villaggio egemonico di xx come hanno sempre
fatto, e via dicendo; e di sicuro in questa terza versione pi capricciosa e in un certo senso pi
contemporanea dell'epitasi - in cui da un punto di vista narrativo lo sciamano malevolo da antagonista
dedito a mille peripezie si riduce a semplice veicolo per l'esposizione di profezie, anticipando in un
certo senso la funzione che gli oracoli, gli stregoni, i cori attici, i coronach gaelici, le pantomime
senechiane, i prologhi plautini e i loquaci narratori vittoriani espletano nei vari exempla dei cicli
successivi - ma comunque di sicuro nella scena successiva della variante, nell'esatto momento siderale
dell'equivalente paleolitico del suo undicesimo compleanno, il bambino sulla predella centrale si ritrae
spontaneamente nello stesso stato ptotico mistico-autistico come nelle varianti strutturalmente pi
convenzionali - bench stando al tizio pi giovane ed estremamente analitico del volo anche in questo
caso esistano alcune sub-versioni ancora meno convenzionali della terza variante principale nelle quali
non si fa cenno ad alcun villaggio dominante nella regione n a sciamani o a obeah cranici, bens in
questo caso si presume sia la giovane e straordinariamente avvenente figlia di un abitante del villaggio
appartenente alla casta pi elevata che era appena morto a seguito di una lunga scena sul pagliericcio di
morte, che - che in questo caso si riferisce alla figlia nubile - si avvicina e bisbiglia la misteriosa
domanda stile coup de vieux all'orecchio del bambino; o in un'altra sub-versione marginale una
misteriosa vespa bianca o forse una mosca vampira tripanosomica della famiglia delle glossine
attraversa in volo il villaggio puntando dritto alla predella o piattaforma rialzata centrale e punge la
fronte del bambino nel punto esatto corrispondente all'ajna del sesto chakra hindu, al che il bambino
piomba immediatamente nella trance ptotica e compilatoria - ma il punto essenziale  che in tutta la
miriade di varianti e sub-versioni dell'azione crescente la trance del bambino e le sue
caratteristiche essenziali sono le stesse, ed  a questo punto del ritiro psichico del bambino che tutte e
tre le principali edizioni antagoniste dell'epitasi sembrano convergere di nuovo e concludere per cos
dire il Secondo Atto dell'exemplum; e che quanto trapela dalla catastasi e dalle varie scene di rilievo e
dai faux capovolgimenti e dai dal segni e dalle scnes  faire gi gi fino alla catastrofe finale della
narrazione resta uguale in tutte le varianti e versioni putative, al punto che la stessa struttura della
narrazione mitopoietica passa dall'unit iniziale alla trinit epitatica alla riconciliazione per tornare
all'unit nell'azione decrescente - osservazione questa evidentemente inserita dal giovane narratore un
po' pedante del volo, nel cui o sul cui retro del cuoio capelluto col passare del tempo il conoscente del
mio amico disse che gli era parso di cominciare a scorgere un'insolita chiazza di capelli grigi o
prematuramente bianchi che presentava una consistenza notevolmente diversa rispetto ai capelli nelle
zone circostanti del cuoio capelluto e che se fissata a lungo pareva includere una specie di strano
geroglifico o disegno intagliato, bench si affrett ad ammettere che lo stesso fenomeno pu verificarsi
con le nuvole o con le configurazioni di ombre se uno le guarda abbastanza intensamente e a lungo, e
sul volo United non c'era semplicemente molto altro da guardare - unitamente,  ovvio, a tutti i rimandi
iconici che evidentemente una struttura drammatica una e trina possiede per la mente analitica
occidentale. Fatto sta che quando il bambino esce dalla trance catatonica o dalla fase della crisalide, o
riemerge dopo aver meditato sulle implicazioni di qualunque cosa gli avessero bisbigliato lo sciamano
egemonico o la prefica nubile, o si riprende dal primo profluvio di testosterone pubescente, o da
qualunque cosa si sia verificata per l'esattezza sulla predella di vimini mentre il ragazzo sedeva
immobile e segregato per vari cicli lunari - immediatamente dopo diventa chiaro che il bambino ha
subito qualche significativo cambiamento inerente allo sviluppo, perch quando finalmente ne esce e
apre gli occhi e reagisce agli stimoli e ricomincia a rispondere alle domande della fila ciclica di abitanti
del villaggio,  chiaro che risponde in modo decisamente diverso, e il suo rapporto con le domande e
con gli abitanti del villaggio e con la cultura in fase di sviluppo del villaggio nel suo insieme ora
presuppone una Gestalt completamente diversa. Sono i cambiamenti sempre pi estremi nel rapporto
del ragazzo progredito con per cos dire sia la Verit e sia la Cultura a costituire la catastasi o crisi o
azione decrescente o Terzo Atto dell'exemplum. All'inizio, ora, il bambino a volte risponde alla
domanda di un abitante del villaggio esattamente come prima, solo che adesso aggiunge a questa
specifica risposta altre risposte a certe altre domande correlate o consequenziali che evidentemente il
bambino  convinto derivino dalla sua risposta iniziale, come se adesso concepisse le sue risposte come
parte di una rete o di un sistema molto pi ampio di domande e risposte e ulteriori domande invece di
essere semplici unit d'informazione distinte e a s stanti; e ogni volta che il bambino ridesto rompe
con le convenzioni precedenti e segue a braccio le ramificazioni di una risposta evidentemente invia
delle onde d'urto economiche e culturali che attraversano l'intera comunit del villaggio, perch
l'abitudine e la norma invalse fino a quel momento naturalmente prevedevano che il bambino sulla
predella rispondesse a una sola domanda posta espressamente, rispondendo in modo quasi idiota e
ciberneticamente letterale, tale che - come il giovane pedante ricord al suo uditore di aver accennato
in precedenza durante la protasi - tale che nell'economia del villaggio era sorta una casta interamente
nuova di consulenti interrogatori, consulenti le cui capacit commerciali stanno nello strutturare le
domande dei cittadini in modo da evitare il cosiddetto fenomeno G.I.G.O. al quale erano soggette le
domande poste al bambino prima della trance climatica, in altre parole venivano pagati o per cos dire
ricompensati per fornire la certezza che la domanda posta non fosse per esempio una cosa come: - Sai
dirmi dove posso trovare la cerbottana che il mio figlio maggiore ha perso? - al che il bambino di
norma era solito rispondere semplicemente: - S, - risposta che nelle intenzioni del ragazzo non voleva
essere sarcastica o inefficace ma semplicemente Vera, mettendo cos in pratica un paradigma binario
quasi in senso classico o comme on dit di Boole, un rudimentale computer umano, e in quanto tale
suscettibile di G.I.G.O., essendo dopo tutto in fondo all'animo ancora un bambino per quanto
eccezionale o onnisciente, e in tal caso allo sfortunato abitante del villaggio toccava aspettare un intero
ciclo lunare prima di poter riporre la domanda in termini pi efficaci, una sindrome interrogatoria che
la casta dei consulenti era diventata sempre pi abile nel prevenire, a costo di compensi sempre pi
elevati; ma ora nell'epi chiedo scusa, nella catastasi ora tutto l'apparato della nuova e potente casta di
consulenti diventa inutile o superflua, perch la nuova incarnazione del bambino ora sembra disposta
non solo a rispondere alle domande degli abitanti del villaggio ma per cos dire a leggerle, le domande,
laddove leggere  evidentemente un termine usato dal passeggero o dal conoscente del mio amico e
inteso nel senso di interpretare, contestualizzare e/o anticipare le implicazioni ramificate di una data
domanda, il bambino metamorfico post trance in altre parole ora cerca di coinvolgere i suoi
interlocutori in fila in scambi o dialoghi realmente euristici, infrangendo la consuetudine e
sconvolgendo gli abitanti del villaggio e nullificando le capacit retoriche o per cos dire da
programmazione computeristica della casta dei consulenti e gettando i semi dell'irrequietezza e del
malanimo politico limitandosi semplicemente a sviluppare -  il bambino eccezionale quello che
sviluppa - una nuova, pi agile, pi umanistica e meno meccanica forma di intelligenza o saggezza,
cosa gi di per s negativa solo che evidentemente nella fase successiva dell'evoluzione euristica del
bambino - man mano che matura entrando nella pubert e si sviluppa oppure che l'incantesimo dello
sciamano ematico o della fanciulla o della vespa o della mosca tse-tse prende sempre pi piede, a
seconda della variante epitatica  dopo qualche altro ciclo lunare il bambino prende l'abitudine ancora
pi preoccupante di rispondere alla domanda di un abitante del villaggio con altre domande, domande
che spesso sembrano non avere alcuna attinenza con il problema pratico in questione e il pi delle volte
sono sinceramente inquietanti, per esempio in uno di quelli che il tizio ricordava fra i tanti esempi
forniti sul volo di linea United se la domanda era sulla falsariga di, che so: - La mia figlia maggiore 
cocciuta e disubbidiente; dovrei seguire il consiglio del nostro sciamano locale e praticarle la
clitoridectomia in anticipo per farle cambiare atteggiamento, o  meglio aspettare che sia l'uomo che
sposer a ordinare la elitoridectomia come prescrive la consuetudine? - a quanto pare la risposta usciva
completamente dal seminato o risultava addirittura oltraggiosa, tipo che so: - Hai chiesto il parere della
madre di tua figlia? - oppure: - Quale dovrebbe essere l'equivalente della clitoridectomia per i figli
maschi cocciuti? - o - nel caso dell'esempio che a quanto pare ha sentito meglio perch l'ascoltatore o
non ha capito o non riusciva a cogliere il significato e ha chiesto al giovane passeggero analitico e
pedante della United di ripeterlo pi lentamente - nel caso della domanda: - Quale metodo di
riproduzione dell'igname  meno soggetto a recare offesa agli Di dell'Igname gelosi e suscettibili dei
campi della mia famiglia? - il bambino catastatico a quanto pare si imbarca in una complessa indagine
protodialettica volta ad appurare perch per l'esattezza l'interlocutore debba credere negli Di
dell'Igname gelosi e suscettibili, e se a questo abitante del villaggio  mai capitato in un momento di
tranquillit di chiudere gli occhi stando seduto nella pi totale immobilit e di scrutare a fondo dentro
se stesso per capire se nel cuore del suo cuore crede davvero in questi irascibili Dei dell'Igname o se le
epoche precedenti non 1'abbiano semplicemente per cos dire culturalmente condizionato a
scimmiottare quello che i suoi genitori e tutti gli altri abitanti del villaggio hanno detto e fatto e dato
l'impressione di credere, e se a notte fonda o nell'umida tranquillit di un'alba della foresta pluviale
all'interrogante non sia mai sorto il dubbio che magari nemmeno tutti gli altri credevano veramente,
sinceramente nei petulanti Di dell'Igname ma a loro volta si limitavano a scimmiottare tutti gli altri
che si comportavano come se ci credessero, e via dicendo, e se era possibile - quanto meno a mo' di
esperimento del pensiero - che tutti quanti nell'intero villaggio in un momento di tranquillit avessero
guardato nel cuore del loro cuore rendendosi conto che la loro presunta fede negli Di dell'Igname
era pura imitazione e in segreto si fossero sentiti ipocriti o impostori; e, in tal caso, cosa sarebbe
successo se anche un solo abitante del villaggio di qualsiasi casta o famiglia di punto in bianco si fosse
alzato in piedi e avesse ammesso davanti a tutti che stava semplicemente seguendo una vuota usanza e
nel cuore del suo cuore non credeva davvero che una schiera di spaventosi Di dell'Igname pretendesse
sacrifici propiziatori per prevenire la siccit o la decimazione del raccolto a opera dell'afide
dell'igname: quell'abitante del villaggio sarebbe stato ridotto in fin di vita a furia di sassate, o bandito, o
 lecito ventilare l'ipotesi che la sua ammissione avrebbe avuto come riscontro un enorme sospiro di
sollievo collettivo perch ora veniva risparmiata a tutti quell'opprimente sensazione interiore di
ipocrisia e disprezzo per se stessi e anche loro potevano ammettere che dentro di s non credevano; e
se, in teoria, fosse saltato fuori tutto questo, quali ripercussioni avrebbero avuto questa ammissione e
questo sollievo comunitari sui sentimenti interiori dell'interlocutore nei confronti degli Di dell'Igname,
per esempio non era anche solo in teoria possibile che questo abitante del villaggio scoprisse, in
assenza di qualunque richiesta culturale normativa di temere gli Di dell'Igname e di non fidarsi di loro,
che la sua vera concezione religiosa in realt contemplava Di dell'Igname benevoli e affabili e non Di
dell'Igname che doveva temere di offendere o che doveva cercare di placare bens Di dell'Igname che
lo facessero sentire aiutato, soccorso, se non addirittura comme on dit amato, e che lui a sua volta
avrebbe cercato di amare, e liberamente, questo naturalmente ammesso che i due arrivassero a una
sorta di accordo riguardo al significato della parola amore in un contesto religioso, in altre parole
agape e avanti di questo passo ... la risposta del bambino a quanto pare diventava sempre pi digressiva
e peanica mano a mano che l'abitante del villaggio devoto in senso convenzionale e tutto il resto della
fila mensile stavano li con tanto d'occhi e la bocca spalancata e avanti di questo passo per un bel pezzo
in questo esempio, e qui la formulazione della risposta del bambino da parte del passeggero pi colto
risultava pi chiara e distinta ma evidentemente anche alquanto prolissa, pur una volta ripetuta
lentamente, nonch spesso interrotta da digressioni e glosse pedanti e analitiche. La cosa che pi conta
 che, dalla prospettiva culturale degli esarchi e degli sciamani guaritori del villaggio paleolitico, il
bambino aveva cominciato a rispondere alle domande non fornendo pi la consueta risposta corretta
bens limitandosi a chiacchierare a vanvera, e senza dubbio a questo punto dell'azione discendente
dell'exemplum il bambino avrebbe potuto semplicemente essere screditato e/o congedato perch
impazzito o posseduto da uno spirito pazzo a seguito della domanda che gli aveva sussurrato lo
sciamano del villaggio dominante di xx e a quel punto poteva - il bambino - essere semplicemente
deposto, rimosso dalla sua predella ombelicale e privato del suo singolare status legale e restituito alla
custodia dei genitori e non essere mai pi preso sul serio come fenomeno ierofantico ... laddove, per,
se non fosse per il fatto che queste cos dette chiacchiere a vanvera pi euristiche e meno meccaniche
che il bambino infligge ai suoi interlocutori esercitano un effetto cos incredibilmente profondo e
molesto su di loro - sugli abitanti del villaggio che avevano continuato pazientemente a mettersi in fila
ogni ciclo lunare come da tradizione, sperando unicamente di ricevere una risposta chiara ed esauriente
a una domanda pertinente sul piano dello sviluppo - che ormai spesso dopo quei dialoghi e quegli
scambi chi ha posto la domanda se ne torna barcollando alla sua capanna e si stende su un fianco in
posizione fetale con gli occhi strabuzzati e la febbre alta mentre l'unit centrale del loro processore
primitivo cerca disperatamente di riconfigurarsi. Tutto questo ovviamente accresce la paura e
l'inquietudine che gli abitanti del villaggio provano nei confronti di questa nuova incarnazione
metamorfica e catastatica del bambino straordinario, e molti avrebbero smesso del tutto di mettersi in
fila ogni ciclo lunare con le offerte e le domande se quel rito siderale non fosse diventato un costume
sociale consolidato al punto che la sola idea di abbandonarlo suscita negli abitanti del villaggio
un'inquietudine e un'apprensione incredibili; inoltre ci viene detto che in aggiunta gli abitanti del
villaggio hanno finito sempre pi col temere di offendere o provocare il bambino sulla predella rialzata
- un bambino che, stando al passeggero dai capelli a geroglifico a questo punto  nel pieno della
pubescenza e sta sviluppando l'ampio torace tarchiato, la fronte sporgente e le estremit pelose dell'
autentico maschio adulto paleolitico - e la paura e l'inquietudine sono ulteriormente accresciute nella
terza e a quanto pare finale fase dell' azione discendente dello sviluppo del bambino, che dopo molti
altri cicli lunari lo vede assumere un atteggiamento sempre pi irritabile e capzioso verso le domande
degli abitanti del villaggio e ora comincia a rispondere non gi con una risposta sincera o con un'altra
domanda o anche con una digressione pedantesca bens con quella che spesso ha tutta l'aria di una
strigliata o di una rimostranza, dando quasi l'impressione di rampognarli, chiedendo come mai si sono
messi in testa che le loro sono domande davvero importanti, chiedendo retoricamente che senso ha tutta
quella messinscena, perch mai lui debba essere relegato a vivere su una pedana di vimini se tutto
quello che gli viene chiesto si riduce alle domande ottuse, piccine, banali, quotidiane, irrilevanti che
questi abitanti del villaggio irsuti tarchiati e dalle orecchie minuscole gli sottopongono dopo essere stati
in fila un giorno intero con le offerte sotto un sole cocente da Terzo Mondo, chiedendo che cosa gli fa
credere che lui possa aiutarli se non hanno nemmeno una vaga idea di ci di cui hanno veramente
bisogno. Chiedendo se in realt non sia un'enorme perdita di tempo per tutti quanti. A quel punto la
cittadinanza e la struttura sociale del villaggio al gran completo, dall'esarca all'ultimo Lumpen, cadono
in un parossismo di disorientamento culturale e di angoscia e di sentimenti antibambino, un isterismo
fomentato a ogni pi sospinto dalla casta dei consulenti, che naturalmente ormai si ritrova in buona
parte a corto di lavoro per via dei cambiamenti metamorfici nel modo o nello stile delle risposte del
bambino e ora per tutto il giorno non ha niente di meglio da fare che tenere seminari agli abitanti del
villaggio arrabbiati nei quali dietro un compenso di qualche tipo i consulenti avanzano e discutono
varie teorie su ci che  accaduto esattamente al bambino e in chi o che cosa lo sta trasformando quella
metamorfosi e su che cosa comporter per il villaggio il fatto che il suo amato bambino onnisciente
della predella centrale sia diventato causa di scompiglio e anomia culturale; e nelle versioni con lo
sciamano malvagio travestito o con la figlia mozzafiato dell'esarca deceduto ora compaiono anche
alcuni seminari della casta elitaria particolarmente costosi nei quali i consulenti teorizzano soltanto su
quale possa essere il contenuto della domanda fatale sussurrata dallo stregone sotto mentite spoglie o
dalla jeune fille dore all'orecchio ipotrofico del ragazzo tale da provocare una trasformazione cos
agghiacciante, con i consulenti della varie subversioni che vanno dibattendo ogni sorta di possibile
domanda, da: - Perch ti metti al servizio di abitanti del villaggio di gran lunga meno straordinari di te?
- a: - In che genere di Di dell'Igname e/o Spiriti Oscuri crede, nell'intimo, un tipo soprannaturalmente
progredito come te? - fino alla domanda ingannevolmente semplice ma com' ovvio fin troppo
plausibilmente infausta: - Possibile che non ci sia mai una domanda che tu personalmente desideri
porre? - come pure un'infinit di altri esempi resi incomprensibili dal motore e dal rumore
dell'abitacolo, giacch a quanto pare il volo United era pieno di maltempo e turbolenze con almeno un
intermezzo durante il quale sembr che dovessero mutare la rotta trovandosi costretti ad atterrare in un
posto diverso dalla destinazione prevista - ma tutte le domande ipotizzate nei seminari delle varie
versioni e subversioni condividevano un elemento ricorrente essenziale che ripiegava i poteri cognitivi
del bambino su se stessi e lo trasformava da messia in mostro la cui involuzione letale riecheggia i temi
dell'autocoscienza maligna presenti ovunque, dalla Genesi 3:7 al Kirttimukha che si autodivora nello
Skanda Purana alla dipartita riflessiva della Medusa alla metalogica di Gdel; e sempre meno abitanti
del villaggio si mettono in fila davanti alla pedana del bambino al centro del villaggio ogni 29,52
giorni, anche se non diventano mai tanto arditi da non presentarsi affatto perch gli abitanti del
villaggio hanno ancora una gran paura di offendere il bambino o di farlo arrabbiare, soprattutto dopo un
episodio verificatosi in un recente ciclo lunare in cui a quanto pare uno degli abitanti del villaggio pi
acuto e ambizioso appartenente alla casta dei guerrieri si era piazzato in fondo alla fila e aveva
aspettato che tutti gli altri si disperdessero dopo lo scambio basato su domanda e risposta e poi si era -
cio l'abitante del villaggio appartenente alla casta dei guerrieri aveva aspettato che tutti gli altri se ne
andassero e poi si era - si era poi sporto in avanti e aveva chiesto sotto. voce al bambino quale fosse la
migliore strategia per attaccare e sconfiggere le truppe spettrali e lo sciamano negromante del villaggio
dominante di xx e per impossessarsi delle terre del villaggio di xx ed esigere tributi da loro e da tutti
gli altri villaggi primitivi della foresta pluviale e per fondare un loro impero paleolitico dominante su
tutta la regione, e il bambino risponde - risposta che nessuno sente perch il resto della fila si 
disperso, il che a un esame retrospettivo fa sorgere degli interrogativi su come il narratore del volo
United giovane, vigoroso, fondamentalmente scuro di capelli e aristocratico giustifichi il fatto di averla
inserita nella catastasi - ma in ogni caso la risposta del bambino, ed evidentemente il ragazzo si sporge
ben oltre il bordo della pedana per sussurrarla al minuscolo orecchio attaccato alla testa del guerriero,
distrugge all'istante le facolt o lo spirito o l'anima superiore del guerriero facendolo impazzire senza
rimedio, e l'uomo si allontana vacillando dalla predella con le mani sulle orecchie e penetra barcollando
nella foresta pluviale e vaga fuori di s emettendo suoni angosciati finch non viene attaccato e
divorato dai giaguari predatori della zona. Questo episodio causa la prima ondata di dichiarato terrore
in tutto il villaggio; e, fomentati demoticamente dai Lumpen-consulenti, i cittadini del villaggio
cominciano sinceramente a odiare e temere il bambino, e ora  opinione pi o meno generale che
questo bambino soprannaturale che hanno cos  stupidamente riverito e al quale si sono affidati
basando ogni loro forma di progresso e sviluppo sui suoi consigli sia, in realt, o uno degli Spiriti
Bianchi tanatonici o un agente debitamente autorizzato degli stessi, e che prima o poi qualcuno trover
il bambino dell'umore sbagliato o far la domanda sbagliata e il bambino dir qualcosa capace di
distruggere tutto il villaggio se non l'intero universo (la distinzione fra i due non era cos netta nella
mente paleolitica); e un quorum di esarchi stabilisce ufficialmente che  necessario uccidere quanto
prima il bambino, ma non riesce a convincere nessun abitante del villaggio appartenente alla casta dei
guerrieri ad avvicinarsi alla pedana o predella o base centrale rialzata tanto da uccidere il bambino,
visto che ovviamente anche la distanza di lancia e/o di freccia fitotossica rientra abbondantemente nel
raggio della voce del bambino e il ricordo della sorte toccata al loro compagno - vale a dire
all'ambizioso guerriero impazzito a causa di un unico sussurro -  tuttora vividissimo nella mente di
quei prodi. Eppure a quanto pare a quel punto c' un breve intervallo durante il quale fra i collegi degli
esarchi si impone una corrente di non-azione costruttiva di tipo taoista o zen o basata comme on dit sul
dolce far niente, scaturita da alcuni esponenti della casta dei guerrieri e dei consulenti convinti che se
gli abitanti del villaggio smettono semplicemente di mettersi in fila con le vettovaglie a ogni ciclo
lunare il bambino, che da anni non si sposta dalla predella centrale e non ha mai avuto l'opportunit di
imparare anche solo i rudimenti della caccia e del raccolto, finir inevitabilmente col morire di fame e
per cos dire risolver il problema al posto loro ... solo che salta fuori che il bambino era stato tanto
previdente da separare e conservare parte delle offerte di tutti quei mesi e quegli anni sotto il
pagliericcio di foglie di plantano - siete pregati di notare, cari signori, che nella catastasi della prima
variante epitatica in cui lo
sciamano teocratico del villaggio dominante di xx ha la funzione di antagonista a questo punto viene
rivelato tramite un flashback o un'interpolazione che quello che lo stregone sotto mentite spoglie aveva
realmente sussurrato al minuscolo orecchio attaccato alla testa del bambino quando aveva raggiunto
l'inizio della fila era qualcosa sulla falsariga di: - Dimmi, bambino, tu che sei cos dotato e sagace e
saggio: possibile che non ti sei reso conto di quanto questi abitanti del villaggio primitivo abbiano
esaltato le tue doti, trasformandoti in qualcosa che sai benissimo di non essere? Ti sarai sicuramente
accorto, vero, che ti riveriscono tanto proprio perch non hanno quel minimo di saggezza da permetter
loro di vedere i tuoi limiti? Quanto ci vorr prima che anche loro vedano quello che hai visto tu quando
hai scrutato a fondo dentro te stesso? Ci avrai sicuramente pensato. Uno come te sicuramente sa gi
quanto possano essere tremendamente volubili i sentimenti di un villaggio del Terzo Mondo primitivo.
Ma dimmi, bambino: hai gi cominciato ad aver paura? Hai gi cominciato a pianificare il giorno in cui
apriranno gli occhi su una verit che tu gi sai: che non sei perfetto nemmeno la met di quanto
credono? Che questi bambini hanno fatto di te una chimera che non pu durare? Hai gi pensato, per
esempio, di separare e nascondere parte delle loro generose offerte in previsione del giorno in cui
apriranno gli occhi vedendoti per quello che tu sai gi di essere, e ti si rivolteranno volubilmente
contro, e questa loro rivolta li disorienter mettendoli in agitazione e se la prenderanno ancora di pi
con te, ti vedranno come quello che gli ha rubato la pace e cominceranno a temerti e a odiarti sul serio e
di l a poco forse smetteranno anche di recarti le offerte nella speranza che tu muoia di fame o che te la
svigni da quel ladro che ora ti considerano? - e avanti di questo passo, un monologo segnato da
un'ironia della sorte in stile oracolo a Laio che ora a posteriori suona come un consiglio fondato e
funesto allo stesso tempo, bench vada tenuto conto del fatto che in certe sub-versioni delle catastasi
delle altre due varianti epitatiche non compare la minima traccia di ironia n di scorte di cibo: il
bambino si limita a sopportare la catastrofe dell'interruzione della fila e delle offerte nonch del totale
isolamento e dell'esilio effettivamente iniquo al centro esatto del villaggio il cui centro ora evitano tutti
prendendo strade che li portano fuori strada, mentre il bambino sta l a sopportare da solo sulla predella
per mesi e mesi, sopravvivendo solo grazie alla saliva e a qualche raro pezzetto di foglia di plantano
sbocconcellato dal pagliericcio - qui risulta evidente l'eco di come certe agiografie medievali dipingono
i loro soggetti dai poteri straordinari e progrediti in modo soprannaturale come esseri capaci di
digiunare per mesi se non per anni senza grossi disagi - e a quel punto dell'azione discendente era
schiarito anche il tempo e il tizio disse che perfino il rumore del motore sembrava diminuito, forse per
l'inizio della discesa del volo di linea United che si predisponeva a toccare terra, cosa che rese possibile
sentire almeno parte della catastrofe arche tipica sopra i fruscii dei passeggeri che raccoglievano i loro
effetti personali e cominciavano per cos dire ad assemblarsi per lo sbarco. Perch alla fine se ne
andarono. Gli abitanti del villaggio. Quando videro che il bambino non moriva di fame n lasciava la
predella ma continuava semplicemente a starci seduto sopra. A un certo punto l'intera comunit si
arrese e abbandon il villaggio e i terreni coltivati e i rifugi col riscaldamento centralizzato e decise di
prendere en masse per la foresta pluviale tornando a cacciare e a raccogliere e a dormire sotto gli alberi
e a proteggersi come meglio poteva dagli attacchi dei giaguari predatori indigeni, tale era la paura di
quello che a suo avviso era diventato il bambino crescendo. Gli esarchi li avevano organizzati. e riuniti
e l'esodo fu estremamente silenzioso, e il ragazzo sulle prime non si rese conto della partenza di massa
perch evidentemente ormai da qualche tempo tutte le forme di commercio e di scambio sociale fra i
cittadini avvenivano solo ai margini estremi del villaggio, decisamente fuori dalla portata di orecchio
della predella centrale; il ragazzo non vedeva anima viva al centro da mesi. Nell'umida tranquillit
dell'alba, per, al bambino sembr di notare qualcosa di diverso nella totale immobilit del centro: il
villaggio si era svuotato nella notte, ora procedevano tutti in ordine sparso, le donne gravate dal peso
dei figlioletti stavano con tanto d'occhi per individuare le radici commestibili e i cacciatori cercavano le
tracce del dik-dik evocato dagli incantesimi dei consulenti, seguendo il gregge come prima dell'alba dei
tempi.
.
Solo il piccolo distaccamento di un' lite di guerrieri generosamente ricompensati rimase indietro, e mentre il sole si levava prepar delle torce rudimentali e diede fuoco al villaggio, i tetti di igname delle capanne presero subito fuoco e il venticello del mattino diffuse le fiamme in un imponente sibilo flogistico che sembrava levarsi da una folla insoddisfatta; e quando ritennero il fuoco inarrestabile i guerrieri lanciarono le torce come giavellotti al centro del villaggio e fuggirono verso la giungla per raggiungere la trib migrante.
.
I guerrieri rimasti pi indietro dissero che guardandosi alle spalle mentre correvano avevano visto il ragazzo immobile ancora seduto, circondato dalle fiamma vitree alla luce del sole, per quanto pare che la catastrofe di una variante separata segua solo il grosso della trib e la sua marcia forzata nei territori selvaggi tropicali e includa solo il silenzio e i rumori primitivi dello sforzo finch un bambino dalla vista acuta, che pendeva estrorso da un'imbracatura sulla schiena della madre, vide del fumo azzurro sospeso tra le fitte fronde dietro di loro, e alcuni esponenti delle caste inferiori, che marciavano al fondo della lunga colonna, girandosi scorsero il merletto rosso di un incendio visto attraverso vari strati di foglie d'albero agitate, un grande incendio rapace che cresceva e guadagnava terreno per quanto le caste pi elevate si prodigassero a guidarli.
...
.
...
3. Caro vecchio neon.
...
.
...
Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio
tempo a creare un'immagine di me da offrire agli altri. Pi che altro per piacere o per essere ammirato.
Forse  un po' pi complicato di cos. Ma se andiamo a stringere il succo  quello: piacere, essere
amati. Ammirati, approvati, applauditi, fa' un po' tu. Ci siamo capiti. A scuola andavo bene, ma alla
base di tutto il motivo non era imparare o migliorarmi ma solo far bene, ottenere buoni voti, entrare
nelle squadre sportive e fare la mia bella figura. Avere una buona pagella o le iniziali dell'universit da
sfoggiare. Senza grande soddisfazione, perch avevo sempre il timore di non aver fatto abbastanza
bene. La paura mi faceva sgobbare come un mulo, per fare sempre bene e riuscire a ottenere quello che
volevo. Ma poi, una volta che avevo preso i voti migliori o ottenuto un posto nella squadra cittadina o
strappato ad Angela Mead il permesso di metterle una mano sul seno, non provavo quasi niente tranne
forse la paura di non riuscirci di nuovo. Alla prossima volta o alla prossima cosa che avrei voluto.
Ricordo di essermi trovato sul sof della sala svaghi nello scantinato di Angela Mead e di averla
convinta a lasciarmi infilare una mano sotto la camicetta e di non aver neppure sentito per davvero la
morbida vivacit o quello che era del suo seno perch non facevo altro che pensare:  a me che
Angela Mead ha permesso di andare in seconda base. Una cosa cos triste, a ripensarci. Questo alle
medie. Era una ragazza generosa, pacata, riservata, premurosa - adesso fa la veterinaria, ha uno studio
suo - e io non l'ho mai neppure vista per davvero, non riuscivo a vedere niente se non come sarei
apparso ai suoi occhi, agli occhi di quella ragazza pompon, probabilmente la numero due o tre fra le
ragazze pi desiderabili quell'anno alle medie. Lei era molto pi di questo, era superiore a tutte quelle
stronzate adolescenziali in fatto di graduatorie e di popolarit, ma io non le ho mai permesso di
mostrarsi com'era realmente n ci ho visto qualcosa di pi, anche se mi sono spacciato per uno capace
di fare conversazioni profonde, uno davvero intenzionato a sapere e a capire com'era dentro.
Poi sono andato in analisi, ho provato l'analisi come quasi tutti quelli che allora si avvicinavano
ai trent'anni, avevano fatto un po' di grana o messo su famiglia o cos'altro pensavano di volere eppure
sentivano di non essere felici. Un sacco di gente che conoscevo l'aveva sperimentata. Non funzionava
mica, per ci faceva sembrare pi coscienti dei nostri problemi personali e aggiungeva una manciata di
termini e di concetti utili se volevamo parlare fra di noi nel modo e con il tono che ci eravamo imposti.
Non so se ci capiamo. All'epoca avevo fatto il grande salto nella pubblicit regionale di Chicago, dopo
aver lavorato come media buyer per una grande ditta di consulenza, e a soli ventinove anni ero
diventato socio creativo, insomma ero quello che si dice baciato dalla fortuna, viaggiavo sulla corsia
preferenziale, ma tutto ero meno che felice, checch significhi la parola felice, ma non andavo certo a
raccontarlo in giro perch era un vero clich - le lacrime del clown, Richard Cory ecc. - e la
cerchia di persone che secondo me erano importanti sembrava molto pi fredda, subdola e sprezzante
dei clich, cosi naturalmente passavo tutto il tempo a cercare di indurli a credere che ero freddo e
scoglionato quanto loro, facendo cose tipo sbadigliare o rimirarmi le unghie e dicendo cose tipo: Sono
felice?  una di quelle domande che, se proprio devi fartele, hanno gi la risposta incorporata ecc.
Adoperando tutto questo tempo e quest'energia per creare una certa immagine di me e ricevere quell'
approvazione o quell'accoglienza che poi per non mi dava niente perch non aveva niente a che fare
con chi ero realmente dentro, e mi facevo schifo per essere sempre un tale impostore, ma sembrava che
non potessi farne a meno. Ecco alcune delle tante cose che ho sperimentato: l'elettroshock-terapia, un
viaggio di andata e ritorno in Nuova Scozia con una bici a dieci marce, l'ipnosi, la cocaina, la
chiropratica sacrocervicale, l'adesione a una religione carismatica, il jogging, un lavoro pro bono per
l'Ad Council, i corsi di meditazione, la massoneria, l'analisi, il Landmark Forum, il Corso in Miracoli,
un laboratorio di disegno per sviluppare l'emisfero cerebrale destro, il celibato, la collezione e il
restauro di Corvette d'annata, e cercare di andare a letto con una ragazza diversa ogni notte per due
mesi di fila (realizzando un totale di trentasei giorni su sessantuno e beccandomi anche il
clamidobatterio, di cui ho raccontato poi agli amici, fingendomi imbarazzato ma aspettandomi sotto
sotto che la maggior parte di loro rimanesse colpita - il che, pur mascherato dalle tante battute fatte a
mie spese, puntualmente si verific - ma quei due mesi mi avevano fatto sentire nella maggior parte dei
casi vuoto e predatorio, per non dire che la mancanza di sonno si faceva sentire e al lavoro ero uno
straccio - era anche il periodo in cui sperimentavo la cocaina). A proposito, lo so che questa parte 
noiosa e probabilmente ti annoia, ma si fa assai pi interessante quando arrivo alla parte in cui mi
uccido e scopro quello che succede subito dopo che una persona muore. In base all'elenco, la
psicoanalisi  stata pi o meno l'ultima cosa che ho sperimentato.
L'analista che vedevo era ok, un omaccione bonario pi grande di me con due baffoni rossicci e
un modo di fare garbato, un po' informale. Da vivo non credo di ricordarlo molto bene. Era un discreto
ascoltatore, e sembrava interessato e comprensivo pur conservando un certo distacco. All'inizio avevo
il sospetto di non piacergli o di creargli qualche imbarazzo. Non doveva essere abituato a pazienti gi
consapevoli del loro vero problema. E poi era un mezzo spacciatore di pasticche. Prendere gli
antidepressivi non mi convinceva, non mi ci vedevo proprio a prendere pasticche per cercare di essere
meno impostore. Mettiamo che funzionino, dissi, come faccio poi a sapere se sono io o le pillole? A
quel punto sapevo gi di essere un impostore. Sapevo qual era il mio problema. Ma sembrava che non
riuscissi a smettere. Ricordo che la prima ventina di sedute o gi di l le ho passate a mostrarmi aperto e
franco mentre in realt non facevo che schermirmi o prenderlo per i fondelli, facendogli in sostanza
capire che non ero l'ennesimo paziente che piombava l dentro ignaro del suo vero problema o
completamente cieco di fronte alla verit sulla propria persona. Se andiamo a stringere, cercavo di
dimostrargli che ero furbo almeno quanto lui e che tutto quello che avrebbe scoperto eventualmente sul
mio conto il sottoscritto lo sapeva gi e lo aveva capito benissimo. Con tutto ci avevo davvero bisogno
di aiuto e se ero l era per cercare di ottenerlo. Arrivai a dirgli quanto fossi infelice soltanto dopo cinque
o sei mesi di analisi, pi che altro per non sembrare l'ennesimo yuppie piagnone e ombelicale, anche se
ritengo che anche allora fossi in qualche misura cosciente che, alla fin fine, ero quello e nient' altro.
Fin dall'inizio, la cosa che pi mi piaceva dell'analista era che il suo studio fosse un bordello.
C'erano libri e incartamenti dappertutto e, di solito, per farmi sedere doveva liberare la sedia da un
mucchio di cianfrusaglie. Niente divano, mi sedevo su una poltrona e lui si piazzava davanti a me sulla
vecchia sedia scassata della scrivania che sulla spalliera aveva uno di quei grossi rettangoli o foderine
di grani per massaggiare la schiena come quelli che spesso i tassisti mettono al posto di guida della
propria vettura. Ecco un'altra cosa che mi piaceva, la sedia della scrivania e il fatto che fosse un po'
troppo piccola per lui (che non era un piccoletto) tanto che doveva stare tutto curvo in avanti con i piedi
schiacciati in terra, oppure a volte metteva le mani dietro la testa e si appoggiava all'indietro in un
modo che faceva scricchiolare spaventosamente lo schienale quando s'inclinava sotto il peso. Uno che
accavalla le gambe mentre parla con te sembra sempre avere un'aria di degnazione o di
condiscendenza, e la sedia della scrivania non gliela consentiva ... se avesse accavallato le gambe si
sarebbe ritrovato col ginocchio sotto il mento. Eppure non si era mai preso la briga di uscire a
procurarsi una sedia pi grande e pi bella, tantomeno si era sognato di oliare le molle mediane per
eliminare quello scricchiolio, un rumore che so gi mi avrebbe messo con le spalle al muro se fosse
stata la mia sedia e avessi dovuto passarci sopra la giornata. Tutto questo lo notai quasi subito. Per
giunta lo studiolo puzzava di tabacco da pipa, un odore gradevole, e poi il dottor Gustafson non
prendeva mai un appunto n rispondeva mai con una domanda o con uno di quei clich da analista che
avrebbero reso tutta la faccenda troppo orripilante per continuare a scavare quand'anche fosse servito a
qualcosa. L'effetto era quello di una persona amabile, disorganizzata, disinvolta, e le cose cominciarono
ad andare veramente meglio quando mi resi conto che probabilmente non avrebbe fatto nulla per farmi
smettere di schermirmi ai suoi occhi e di cercare di anticipare ogni sua domanda per dimostrargli che
sapevo gi la risposta - i suoi 65 dollari li avrebbe presi comunque - e alla fine mi decisi a confessargli
che ero un impostore e che mi sentivo alienato (dovetti ricorrere al termine sofisticato, ma era pur
sempre la verit) e cominciavo a credere che avrei finito col vivere in quel modo per il resto dei miei
giorni e sarei stato del tutto infelice. Gli dissi che non incolpavo nessuno per il fatto di essere un
impostore. Ero stato adottato, ma ancora in fasce, e i miei genitori adottivi erano migliori e pi cari
della maggior parte dei genitori biologici a me noti, non mi avevano mai sgridato n maltrattato n
sottoposto a pressioni perch facessi un bel punteggio nella squadra di baseball dell'American Legion o
cose del genere, e avevano acceso una seconda ipoteca per mandarmi in un'universit d'lite quando
con una borsa di studio sarei potuto andare a Eau Claire ecc. Nessuno mi aveva fatto mai niente di
brutto, all'origine di ogni mio problema c'ero sempre e soltanto io. Ero un impostore, e il fatto che fossi
solo era colpa mia (naturalmente a sentire una paro la gravida di significato come colpa drizz subito le
orecchie) perch sembravo essere cos egocentrico e disonesto che le cose per me contavano soltanto
nella misura in cui incidevano sull'opinione che gli altri si sarebbero fatti di me e richiedevano il mio
intervento per creare l'immagine che volevo avessero di me. Gli dissi che sapevo qual era il mio
problema, solo che non riuscivo a risolverlo. Dovetti anche ammettere con il dottor Gustafson che
qualche volta all'inizio avevo un po' cazzeggiato con lui per essere sicuro che mi trovasse furbo e
consapevole almeno quanto lui, e dissi che sapevo fin dall'inizio che in analisi trastullarsi e
pavoneggiarsi erano una perdita di tempo e di denaro ma non potevo farne a meno, a quanto pare,
succedeva cos, automaticamente. A quel punto sorrise, era la prima volta, ricordo, che lo vedevo
sorridere. Non dico che fosse acido o privo di senso dell'umorismo, aveva un faccione rubicondo e
cordiale e un modo di fare abbastanza gradevole, ma quella era la prima volta che sorrideva come un
essere umano durante una normale conversazione. Eppure al tempo stesso avevo gi capito a che cosa
mi esponevo ... e infatti lui si butt a pesce. - Se ho capito bene, - fa, - lei mi sta dicendo che
fondamentalmente  una persona calcolatrice e imbrogliona che dice solo quello che secondo lei otterr
l'approvazione altrui o dar di lei l'immagine che  convinto di voler dare -. Gli dissi che forse era un
po' semplicistico ma fondamentalmente esatto, e lui aggiunse che a quanto capiva gli stavo dicendo che
mi sentivo come intrappolato in quel modo d'essere falso e incapace di essere completamente franco e
di dire la verit senza badare al fatto che mi mettesse o meno in buona luce agli occhi degli altri. E io
con una certa qual rassegnazione dissi di s, e sembrava che avessi sempre avuto questa parte
calcolatrice, fraudolenta del cervello ininterrottamente in azione, come se stessi continuamente
giocando a scacchi con chiunque e valutando che se volevo fargli fare una certa mossa dovevo muovere
in modo tale da indurlo a muovere in quel modo. Mi chiese se avevo mai giocato a scacchi, e io gli
dissi che ci giocavo alle medie ma avevo smesso perch non riuscivo a essere bravo come avrei voluto
e quanto fosse frustrante diventare bravi quel tanto da sapere come sarebbe stato diventare davvero
bravi senza per essere capaci di diventarlo ecc. Caricavo un po' le tinte nella speranza di distoglierlo
dalla grande intuizione e dalla domanda che, mi resi conto, avevo sollecitato. Ma non funzion. Si
appoggi allo schienale rumoroso e tacque come se fosse concentrato nei pensieri, per fare impressione
... stava pensando che avrebbe avuto la sensazione di esserseli guadagnati i suoi 65 dollari quel giorno.
Lisciarsi inconsciamente i baffi rientrava come sempre nella pausa. Ero ragionevolmente sicuro che
avrebbe detto qualcosa tipo: - E allora come ha fatto a fare quello che ha fatto un attimo fa? - come per
dire che per essere un impostore ero bravissimo a essere onesto riguardo all'impostura, come per dire
che era convinto di avermi beccato in una specie di contraddizione logica o paradosso. E io proseguii
facendo il finto tonto, probabilmente, per farlo proseguire e farglielo dire, in parte perch nutrivo
ancora qualche speranza che ci che avrebbe detto potesse risultare pi acuto e incisivo delle mie
previsioni. Ma in parte anche perch lui mi piaceva, e mi piaceva il modo in cui sembrava sinceramente
contento ed eccitato all'idea di essermi d'aiuto pur cercando di esercitare un controllo professionale
sull'espressione del viso per far sembrare l'eccitazione pi simile a un semplice piacere e a un interesse
clinico per il mio caso o roba del genere. Era difficile non trovarlo simpatico, era quello che si dice il
tipo che incontra. Quanto all'arredamento, alla parete dello studio dietro la scrivania erano appese due
stampe incorniciate, una il Wyeth con la bambina nel campo di grano che si inerpica su per il pendio
verso la fattoria, 1'altra una natura morta di Czanne con due mele in una ciotola su un tavolo. (A
essere sinceri, sapevo che era Czanne solo perch era il manifesto di una scuola d'arte e aveva uno
striscione che segnalava una mostra di Czanne sotto il quadro, che era una natura morta, ed era
misteriosamente inquietante perch qualcosa di lievemente impreciso nella prospettiva o nello stile
faceva sembrare storto il tavolo e le mele quasi quadrate). Le stampe chiaramente erano l per offrire
qualcosa da guardare ai pazienti dell'analista, dato che molti amano guardarsi intorno o guardare le
cose alle pareti mentre parlano. Io, per, non avevo alcun problema a guardarlo dritto in faccia per la
maggior parte del tempo. Aveva il dono di metterti a tuo agio, su questo non ci piove. Ma io non mi
facevo illusioni, non era lo stesso che avere abbastanza intuito o potenza di fuoco da trovare il modo di aiutarmi veramente.
.
C'era un paradosso logico di fondo che io chiamavo il paradosso dell'impostura e che avevo
scoperto praticamente da solo mentre seguivo un corso di logica matematica a scuola. Lo ricordo come
una serie immensa di lezioni universitarie che si tenevano due volte alla settimana in un auditorium con
il professore sul palcoscenico e il venerd prevedevano sezioni di discussioni pi ridotte curate da un
assistente che sembrava vivere unicamente per la logica matematica. (Per ricevere il massimo dei voti
non dovevi far altro che sederti con il libro di testo curato dal professore e imparare a memoria le
diverse modalit di argomentazione e le normali formule e gli assiomi di quantificazione di
prim'ordine, insomma il corso era limpido e meccanico come la stessa logica nel senso che se tu ci
mettevi il tempo e l'impegno necessari, dall'altra parte fioccava puntuale un voto alto. I paradossi come
i Paradossi di Berry e di Russell e il teorema dell'incompletezza li abbiamo affrontati solo alla fine del
trimestre, e non rientravano nell'esame finale). Il paradosso dell'impostura era che pi tempo e pi
impegno mettevi nel cercare di far colpo sugli altri o di affascinarli, meno sorprendente o affascinante
ti sentivi dentro: eri un impostore. E pi ti sentivi un impostore, pi ti sforzavi di offrire un'immagine
sorprendente o piacevole di te stesso per evitare che gli altri scoprissero che razza di persona vuota e
disonesta eri per davvero. Verrebbe logico pensare che non appena un diciannovenne all'apparenza
intelligente si fosse reso conto del paradosso, avrebbe smesso di essere un impostore per limitarsi a
essere se stesso (qualunque cosa fosse) perch aveva capito che essere un impostore significava
regredire perversamente all'infinito col risultato di ritrovarsi spaventati, soli, alienati ecc. Ma ecco
spuntare un altro paradosso di ordine superiore, che non aveva n una forma n un nome: io non l'ho
fatto, non potevo farlo. Scoprire quel primo paradosso a diciannove anni mi aveva messo sotto il naso
che persona vuota e disonesta fossi sostanzialmente stata a dir poco da quando ne avevo quattro e
avevo mentito al mio patrigno perch avevo in qualche modo intuito mentre mi chiedeva se avessi rotto
io la coppa che se dicevo di s ma lo confessavo in modo imbarazzato, poco plausibile, allora non mi
avrebbe creduto e avrebbe invece creduto che fosse stata mia sorella Fern, la figlia biologica dei miei
genitori adottivi, a rompere l'antica coppa di cristallo di Moser che la mia matrigna aveva ereditato
dalla nonna biologica e che adorava, per non dire che questo lo avrebbe spinto o indotto a vedermi
come un fratellastro bravo e buono, cos preoccupato di tenere Fern (che mi piaceva veramente) fuori
dai guai da essere disposto a mentire e farsi punire al suo posto. Non riesco a spiegarlo molto bene.
Avevo solo quattro anni, tanto per cominciare, e a quella conclusione non ero arrivato a parole come ho
fatto adesso, era pi una questione di sensazioni e di nessi e di certi lampi mentali collegati alle facce
che facevano i miei genitori adottivi. Ma  comunque successo allora, a quattro anni, che ho capito
come dare una certa impressione sapendo quale effetto avrei provocato nel mio patrigno confessando
in modo poco plausibile che avevo dato un pugno sul braccio a Fern rubandole l'hula-hoop ed ero poi
corso di sotto e mi ero messo a fare l'hula-hoop in sala da pranzo proprio accanto alla credenza con
tutta la cristalleria e le statuette della nonna adottiva, mentre Fern, senza pi pensare al braccio o
all'hula-hoop in quanto preoccupata per la coppa e gli altri cristalli, mi era corsa dietro urlando e
rammentandomi una regola importantissima come quella di non giocare in sala da pranzo ... Nel senso
che mentendo in modo cos volutamente poco convincente avrei in realt ottenuto tutto quello mi
avrebbe probabilmente procurato una bugia diretta, oltre ad apparire nobile e altruista, dando per giunta
una soddisfazione ai miei genitori adottivi che provavano sempre soddisfazione quando uno dei loro
figlioli mostrava carattere in qualche circostanza, perch di fronte a una cosa del genere non potevano
fare a meno di pensare che si riflettesse favorevolmente su di loro che avevano plasmato il carattere dei
figli. Se lo dico in questo modo goffo, precipitoso, strabocchevole  perch vorrei dare l'idea di come
ricordo di averlo capito d'un tratto, lo sguardo levato sul faccione bonario del mio patrigno che teneva
in mano due dei frammenti pi grossi della coppa di Moser e cercava di sembrare pi arrabbiato di
quanto in realt non fosse. (Secondo lui i pezzi di maggior valore per sicurezza andavano tenuti in
deposito da qualche parte, mentre la nonna adottiva non capiva che senso avesse possedere delle cose
belle se poi non le tenevi in bella mostra permettendo agli altri di apprezzarle). Come mostrarmi sotto
una certa luce e fargli credere una certa cosa per me fu tutt'uno. Non dimenticare che avevo soltanto
quattro anni. E non posso fingere che fosse spiacevole, capirlo - la verit  che fu magnifico. Mi
sentivo potente, geniale. Sembrava un po' come quando guardi una parte di un puzzle che stai facendo e
ti ritrovi in mano una tessera che non sai dove dovrebbe andare n come farcela entrare, guardi tutti
quegli spazi vuoti, e poi tutto a un tratto in un lampo ti accorgi, senza una ragione che sapresti indicare
o spiegare a nessuno, che se giri quella tessera in un determinato modo si incastrer, e casi  infatti, e
forse il modo migliore per descriverlo  che in quell'istante infinitesimale ti senti improvvisamente
collegato a qualcosa di pi grande e proprio come quella tessera meglio inserito nella visione d'insieme.
L'unica cosa che avevo trascurato di prevedere era la reazione di Fern nel vedersi incolpata per la
rottura della coppa, e punita, e poi punita anche pi duramente quando aveva continuato a negare di
aver giocato in sala da pranzo, e dal loro punto di vista i miei genitori adottivi erano ancora pi turbati
e delusi dalle sue bugie che dalla coppa, che a loro giudizio era soltanto un oggetto materiale e in fin
dei conti privo d'importanza in una prospettiva pi ampia. (I miei genitori adottivi parlavano proprio
cos, avevano ideali e valori assai elevati, erano degli umanisti. Il loro ideale supremo era l'onest pi
assoluta in tutti i rapporti famigliari, e mentire era la peggiore, la pi spregevole infrazione che uno
potesse commettere, ai loro occhi di genitori. Tendevano a educare Fern con maggiore fermezza di
quanto non facessero con me, a proposito, ma anche questo rientrava in un'applicazione pi vasta dei
loro valori. Li preoccupava mostrarsi imparziali e volevano che mi sentissi per davvero figlio loro n
pi n meno di Fern, questo per farmi sentire oltremodo sicuro e amato, e a volte questa
preoccupazione d'imparzialit li spingeva a fare tutto il possibile, e anche qualcosina di pi, in materia
di disciplina). Fatto sta che Fern aveva finito col passare per bugiarda mentre non lo era, e questo deve
averla ferita molto pi della punizione vera e propria. All'epoca aveva solo cinque anni.  spaventoso
essere ritenuto un impostore o credere che gli altri pensino che sei un impostore o un bugiardo. Forse 
una delle peggiori sensazioni al mondo. E anche se io non ne ho fatto l'esperienza diretta, sono certo
che dev'essere doppiamente spaventoso se in effetti stai dicendo la verit e gli altri non ti credono. Non
penso che Fern abbia mai superato sul serio quell'episodio, anche se fra noi non ne abbiamo mai parlato
in seguito tranne per una specie di osservazione criptica fatta da lei una volta a mezza bocca quando
eravamo alle superiori e discutevamo di qualcosa e Fern stava uscendo di casa come una furia. Era un
po' la classica adolescente irrequieta - fumo, trucco, voti mediocri, appuntamenti con ragazzi pi grandi
ecc. - mentre io ero il beniamino di casa, mi ero diplomato col massimo dei voti e giocavo nella
squadra dell'universit ecc. Si potrebbe anche dire che superficialmente mi presentavo e mi comportavo
molto meglio di Fern, anche se lei ha finito per mettere la testa a posto e poi  andata all'universit e
adesso se la passa bene.  anche una delle persone pi divertenti del mondo, con un senso acuto,
caustico dell'umorismo ... mi piace un sacco. Il punto  che ho cominciato allora a essere un impostore,
anche se non  che l'episodio della coppa rotta sia in qualche modo l'origine o la causa della mia
impostura n una specie di trauma infantile che non ho mai superato e che mi ha indotto a entrare in
analisi per risolverlo. La parte disonesta di me c' sempre stata, proprio come la tessera del puzzle,
obiettivamente parlando,  un'autentica tessera del puzzle anche prima che uno scopra come si incastra.
Per un po' ho pensato che magari l'uno o l'altro dei miei genitori biologici fosse un impostore o avesse
un qualche gene dell'impostura O qualcosa del genere che io avevo ereditato, ma quello era un vicolo
cieco, non c'era modo di appurarlo. E anche se ci fossi riuscito, che differenza avrebbe fatto? Restavo
sempre un impostore, dovevo sempre fare i conti con la mia infelicit.
Una volta di pi mi rendo conto che  grossolano metterla cos, ma il punto  che tutto questo e
altro ancora mi passava per la testa nell'intervallo della breve pausa a effetto che il dottor Gustafson si
concedeva prima di formulare la sua grandiosa reductio ad absurdum per cui non potevo essere un
impostore assoluto se avevo appena dichiarato la mia impostura ammettendola davanti a lui un istante
prima. So che tu sai bene quanto me come i pensieri e le associazioni mentali attraversino fulminei la
testa. Magari ti trovi nel mezzo di una riunione creativa al lavoro o roba del genere e per la testa ti
passa tanto di quel materiale in quei brevi istanti di silenzio in cui i partecipanti scorrono i propri
appunti in attesa della presentazione successiva che ci vorrebbe un tempo esponenzialmente pi lungo
dell'intera riunione soltanto per tradurre in parole il flusso di pensieri sorto nel silenzio di quei pochi
secondi. Ecco un altro paradosso: nella vita di una persona la maggior parte dei pensieri e delle
impressioni pi importanti attraversano la mente cos rapidi che rapidi non  nemmeno la parola giusta,
sembrano totalmente diversi o estranei al cronometro che scandisce regolarmente la nostra vita, e
hanno cos pochi legami con quella lingua lineare, fatta di tante parole messe in fila, necessaria a
comunicare fra di noi, che dire per esteso pensieri e collegamenti contenuti nel lampo di una frazione di
secondo richiederebbe come minimo una vita intera ecc. - eppure sembra che andiamo tutti in giro
cercando di usare la lingua (quale che sia, a seconda del paese d'origine) per cercare di comunicare agli
altri quello che pensiamo e per scoprire quello che pensano loro, quando in fondo lo sanno tutti che in
realt si tratta di una messinscena e che si limitano a far finta. Quello che avviene dentro  troppo
veloce, immenso e interconnesso e alle parole non rimane che limitarsi a tratteggiarne ogni istante a
grandi linee al massimo una piccolissima parte. La velocit mentale interna o quello che  di queste
idee o ricordi, percezioni o emozioni e via dicendo  perfino pi veloce - esponenzialmente,
inimmaginabilmente pi veloce - in punto di morte, cio durante quel nanosecondo cos minuscolo e
sul punto di sparire che separa il momento in cui si muore tecnicamente da ci che avviene subito
dopo, perci in realt il clich sull'intera esistenza che scorre come un lampo davanti agli occhi di chi 
in punto di morte non  poi cosi peregrina - anche se in questo caso intera esistenza non vuol dire una
sequela ininterrotta dove prima nasci e poi sei nella culla e poi sei al piatto nella squadra dell'American
Legion ecc., che in fondo  quello che pensano un po' tutti quando dicono la mia intera esistenza,
riferendosi a una serie cronologica, discontinua, di momenti che mettono in fila e chiamano vita. Non 
affatto cosi. Non mi viene in mente un modo migliore per dirlo se non che succede tutt'a un tratto, ma
questo a un tratto non significa certo un momento finito di tempo all'interno di una sequela ininterrotta
nei termini in cui consideriamo il tempo quando siamo vivi, e poi quello che risulta essere il significato
dell'espressione la mia vita non si avvicina neanche lontanamente a quello che crediamo di dire quando
diciamo la mia vita. Le parole e il tempo cronologico creano tutti questi equivoci assoluti su quello
che succede per davvero a livello elementare. Eppure al tempo stesso la lingua  tutto ci che abbiamo
per cercare di capirlo e per cercare di instaurare qualcosa di pi vasto o pi significativo e vero con gli
altri, il che  un altro paradosso. Il dottor Gustafson - che avrei rincontrato in seguito scoprendo che
non aveva quasi nulla a che vedere con il mollaccione represso appoggiato ai grani dello schienale nel
suo studio di River Forest gi malato di cancro al colon all'epoca senza che lui ne sapesse ancora niente
a parte il fatto che ultimamente non si sentiva affatto bene quando andava al gabinetto e che se la cosa
fosse andata avanti avrebbe preso un appuntamento per farsi visitare dal suo internista - il dott. G.
avrebbe detto in seguito che tutto il fenomeno mi  balenata davanti la mia intera esistenza alla fin
fine somigliava pi alla cresta di un'onda sulla superficie dell'oceano, nel senso che soltanto nel
momento in cui ti lasci andare e cominci a essere risucchiato ti rendi per davvero conto che c' un
oceano. Quando sei l che ti lasci portare come un'onda parli e agisci come se sapessi di essere un'onda
nell'oceano, ma in fondo non credi affatto che ci sia un oceano.  quasi impossibile crederlo. O come
una foglia che non crede nell'albero di cui fa parte ecc. Ci sono mille modi per esprimerlo.
E naturalmente a questo punto avrai notato quello che ha tutta l'aria di essere il paradosso
centrale, che abbraccia tutto, e cio che questa cosa dove io dico che le parole non bastano e il tempo in
realt non procede in linea retta  una cosa che tu senti a parole e per capirla devi cominciare ad
ascoltare la prima parola e poi tutte le altre in fila in ordine cronologico, perci se dico che le parole e il
tempo cronologico non hanno nulla a che farei tu ti chiederai perch siamo seduti in questa macchina
usando le parole e consumando il tuo tempo sempre pi prezioso, nel senso che non  che mi star
contraddicendo sul piano logico fin dall'inizio. E poi come farei a sapere quello che succede, magari
dico un mucchio di stronzate - se mi fossi ammazzato per davvero, come faresti a sentire certe cose?
Nel senso che sono un impostore. Ma non c' problema, tanto non importa quello che pensi. Cio,
importer magari a te, o cos credi - non volevo dire questo con non importa. Volevo dire che ci che
pensi di me in fondo non importa, perch malgrado le apparenze in fondo non si tratta neanche di me.
Io sto solo cercando di riassumere una piccola parte di com'era prima della mia morte e del perch io
almeno ho pensato di averlo fatto, cos se non altro ti farai un'idea del perch  successo quello che poi
 successo e del perch ha avuto le ripercussioni che ha avuto sulla persona direttamente interessata.
Nel senso che  un'introduzione pi o meno generica, volutamente molto breve e lacunosa - eppure
guarda un po' quanto tempo e quante parole sembra richiedere anche solo per dirla. Se ci pensi bene 
interessante quanto sembri goffo e improbo comunicare anche la cosa pi insignificante. Secondo te
finora quanto tempo  passato?
.
Una delle ragioni per cui il dottor Gustafson sarebbe stato una frana come giocatore di poker o
come impostore  che ogni volta che gli sembrava di individuare un momento cruciale nel corso
dell'analisi si appoggiava allo schienale della sedia producendo quel rumore sonoro quando lo schienale
s'inclinava e i piedi si sollevavano sui calcagni mostrando le suole, anche se era bravissimo a far
sembrare quella posizione comodissima e familiare per il corpo, come se gli facesse bene fare cos
quando doveva riflettere. Il tutto risultava appena appena sopra le righe eppure in qualche modo era
sempre gradevole. Fern, a proposito, ha i capelli rossicci e gli occhi verdi leggermente asimmetrici - di
quel verde che si ottiene solo comprando le lenti a contatto colorate - e ti ammalia con quella sua aria
un po' da strega. O almeno, io la trovo ammaliante. Con gli anni  diventata una persona molto posata,
spiritosa e autosufficiente, forse con quel vaghissimo sentore di solitudine che aleggia intorno alle
donne ancora nubili alla soglia dei trent'anni. Il fatto  che siamo tutti soli, naturalmente. Lo sanno tutti,
 quasi un clich. Ecco dunque che con un altro strato della mia fondamentale impostura mi davo a
intendere che la mia solitudine fosse speciale, che fosse unicamente colpa mia perch ero in qualche
modo particolarmente disonesto e vuoto. Mentre non ha niente di speciale, ce l'abbiamo tutti. Poco, ma
sicuro. Morto o no, il dottor Gustafson ne sapeva assai pi del sottoscritto sull'argomento, per cui parl
con un tono di autorevolezza e di piacere che suonavano sinceri quando disse (forse con una punta di
albagia, vista l'ovviet della cosa): - Ma se lei  costituzionalmente falso e manipolatore e incapace di
essere onesto su chi lei  per davvero, Neal- (Neal  il mio nome di battesimo, era scritto sul certificato
di nascita quando mi hanno adottato), - come mai  riuscito a mollare ogni schermaglia e
manipolazione e a essere onesto con me un attimo fa - (e cos era andata infatti, a dispetto di tutto il
linguaggio profuso sui contenuti parziali della mia testa nel brevissimo intervallo fra allora e adesso) -
su chi lei  per davvero? - Cosicch venne fuori che avevo ragione nel prevedere quale sarebbe stata la
sua grande intuizione logica. E anche se ho continuato a fare il suo gioco per un po' tanto per non far
scoppiare la sua bolla di sapone, dentro mi sentivo molto amareggiato, perch ormai sapevo che
sarebbe stato arrendevole e credulone come chiunque altro, tutto sembrava avere meno che quella
potenza di fuoco di cui avevo bisogno per darmi qualche speranza di essere aiutato a uscire dalla
trappola di impostura e infelicit che mi ero costruito. Perch la pura verit era che aver confessato di
essere un impostore e aver perso tempo in schermaglie con lui nelle settimane precedenti per
abbindolarlo e far gli credere che ero eccezionale e oltremodo intuitivo era a sua volta una forma di
raggiro. Era chiarissimo che il dottor Gustafson, se voleva sopravvivere nell'esercizio della professione
privata, non poteva essere completamente stupido o ottuso nei riguardi delle persone, per cui sembrava
logico ritenere che avesse notato le infinite scaramucce e la millanteria da me in generale ostentata
durante le prime settimane di analisi, e quindi fosse giunto a qualche conclusione sul bisogno
chiaramente disperato che avevo di fare una certa impressione su di lui, e anche se non era sicuro al
cento per cento c'era comunque una discreta possibilit che mi giudicasse un tipo insicuro e
fondamentalmente vuoto, che aveva incentrato tutta la sua esistenza sul tentativo di fare colpo sugli
altri e manipolare l'opinione che avevano di lui per compensare il vuoto interiore. In fin dei conti, non
si tratta poi di un tipo di personalit cos oscuro o incredibilmente raro. Per cui il fatto che avessi deciso
di essere apparentemente onesto e di formulare una diagnosi sulla mia persona era in verit soltanto
un'ulteriore mossa nella mia campagna per assicurarmi che il dottor Gustafson capisse che come
paziente ero eccezionalmente acuto e consapevole, e che perci non gli sarebbe stato facile scoprire o
diagnosticare qualcosa sul mio conto di cui non fossi gi consapevole nonch capace di volgere
tatticamente a mio vantaggio personale per giungere a creare l'eventuale immagine o impressione di me
che volevo lui vedesse in quel frangente. La sua presunta grande intuizione, dunque - che aveva come
base prima e dichiarata che la mia impostura non potesse in alcun modo essere cos assoluta e senza
speranze come pretendevo io, dato che la capacit da me mostrata di essere onesto con lui al riguardo
contraddiceva logicamente la mia pretesa di essere incapace di onest - aveva poi di fatto una base non
dichiarata pi vasta nella sua pretesa di riuscire a scorgere cose del mio carattere di fondo che io non
ero in grado di vedere o interpretare correttamente, e quindi di potermi aiutare a uscire dalla trappola
segnalando le incongruenze nell'idea che mi ero fatto di me stesso come assolutamente disonesto. Il
fatto poi che questa intuizione che sembrava elettrizzarlo e di cui andava cos timidamente fiero fosse
non solo scontata e superficiale ma anche sbagliata - be', era una cosa deprimente, un po' come 
sempre deprimente scoprire che qualcuno  facilmente manipolabile. Un corollario del paradosso
dell'impostura  che vuoi raggirare chiunque incontri eppure al tempo stesso in qualche modo speri
sempre di imbatterti in un tuo pari che ti tenga testa e non si lasci raggirare. Ma questa era per cos dire
la classica goccia, ho gi detto che ne avevo provate di cotte e di crude e che non avevano funzionato.
Tanto  sconfortante, al dunque, vedersi sminuire cos marchianamente. Oltre beninteso al fatto
evidente che pagavo questo tizio per aiutarmi a uscire dalla trappola e che lui ora aveva dimostrato di
non avere la potenza di fuoco mentale per farlo. Cos mi ritrovai a valutare l'ipotesi di sprecare tempo e
denaro per andare due volte alla settimana a River Forest solo per strapazzare l'analista in modo occulto
e per fargli credere che in realt ero meno impostore di quanto non pensassi e che l'analisi con lui mi
stava aiutando piano piano a rendermene conto. Dal che lui ci avrebbe probabilmente guadagnato pi
del sottoscritto, tanto per me sempre di impostura si sarebbe trattato.
.
Tutto questo sar anche tedioso e lacunoso, ma almeno ti starai facendo un'idea, suppongo, di
come stessero le cose dentro la mia testa. Se non altro ti aiuta a capire quanto sia logorante e
solipsistico essere cos. E io ero stato cos tutta la vita, almeno dai quattro anni in poi, per quanto
riuscissi a ricordare. Certo,  anche un modo di essere veramente stupido ed egocentrico, te ne renderai
sicuramente conto. Ecco perch l'argomento decisivo e pi profondamente sottaciuto dell'intuizione
dell'analista - e cio che quello che credevo di essere in realt non era affatto quello che ero - che io
consideravo falso, era in effetti vero, anche se non per le ragioni che il dottor Gustafson, poggiato allo
schienale a lisciarsi i baffi con il pollice e l'indice mentre io facevo il finto tonto e gli davo a intendere
che mi stava spiegando una contraddizione che senza il suo aiuto non avrei capito, credeva.
Un altro modo di fare il finto tonto nelle tante sedute successive fu di contestare la sua diagnosi
ottimistica (ma la cosa era fine a se stessa, dato che a quel punto sul dottor Gustafson ci avevo pi o
meno fatto una croce e mi ero messo a pensare ai pi svariati modi di ammazzarmi senza causare
dolore n fare pasticci che avrebbero disgustato chi mi avesse trovato) elencando i vari modi in cui ero
stato disonesto anche nel tentativo di raggiungere un'onest sincera ed esente da calcoli. Ti risparmio
un altro elenco. Per farla breve risalii all'infanzia (cosa che piace sempre agli analisti) e le sparai
veramente grosse. In parte ero curioso di vedere quanto si sarebbe sciroppato. Ad esempio, gli
raccontai di com'ero passato da un amore sincero per il baseball, per l'odore dell'erba e per gli irrigatori
lontani, o della sensazione di battere il pugno nel guanto all'infinito urlando Ehi, battibattitore, e del
grosso, basso, rosso, tumido sole all'inizio della partita di contro all'arco di luci che si accendevano con
un suono metallico nel crepuscolo incandescente degli ultimi inning, e del vapore e dell'odore di pulito
e di bruciato quando stiravo la mia divisa da giocatore, o la sensazione di tuffarmi e osservare tutto il
polverone che avevo sollevato riadagiarsi intorno a me, o di tutti i genitori in calzoncini e infradito di
gomma che montavano le sedie a sdraio con le borse freezer di polistirolo, i ragazzini che artigliavano
la rete di protezione o correvano via quando la palla usciva dalla linea del fouI. Dell'odore di
dopobarba misto a sudore dell'arbitro, della piccola spazzola per vestiti che usava per pulire il piatto.
Soprattutto della sensazione di salire sul piatto sapendo che tutto era possibile, un po' come se un sole
si accendesse in qualche punto su nel petto. E di come intorno ai quattordici anni tutto ci fosse svanito
trasformandosi nella preoccupazione di mantenere una certa media e di avere di nuovo un posto nella
squadra cittadina, o di come avessi una tale paura di combinare casini che anche stirare la divisa prima
degli incontri non mi piaceva pi perch mi lasciava troppo tempo per pensare, tanto ero teso all'idea di
dover fare bene quella sera che non mi accorgevo pi degli sbuffetti che faceva il ferro n del
particolare odore del vapore quando premevo il pulsante del vapore. Di come avessi praticamente
rovinato i lati migliori di ogni cosa a quel modo. Di come a volte mi sembrasse di dormire e niente era
pi reale e un bel giorno di punto in bianco mi sarei forse svegliato di colpo nel mezzo del cammino.
Che c'era un'idea del genere dietro cose come entrare nella chiesa carismatica di Naperville, per cercare
il risveglio spirituale anzich vivere in quella nebbia di impostura. La verit vi render liberi ... la
Bibbia. Quella  stata la mia fase da tarantolato, come si divertiva a chiamarla Beverly-Elizabeth Slane.
E in effetti la chiesa carismatica sembrava davvero aiutare un sacco di parrocchiani e congregati. Erano
umili, devoti e caritatevoli, e davano instancabilmente senza pensare a un tornaconto nel servizio attivo
della chiesa e nel donare tempo e risorse alla campagna organizzata dalla chiesa per costruire un nuovo
altare con una enorme croce di vetro spesso la cui trave incrociata si accendeva ed era piena di acqua
gassata con vari tipi di bellissimi pesci che nuotavano all'interno. (Il pesce  un importante simbolo di
Cristo per i carismatici. Tant'  che la maggior parte di quelli tra noi che erano pi devoti e attivi nella
chiesa avevano degli adesivi sul paraurti dell'auto senza scritte o altro se non la semplice sagoma
tratteggiata di un pesce - una mancanza di ostentazione che mi sembr sincera e raffinata.) Ma la verit
nuda e cruda era la rapidit con cui passai dall' essere uno che era l perch voleva svegliarsi e smettere
di essere un impostore all'essere uno cos ansioso di far colpo sulla congregazione con la mia
devozione e il mio attivismo che mi offrii spontaneamente di partecipare alla colletta, senza saltare mai
neanche una riunione dei gruppi di studio, e facevo parte di due diversi comitati per coordinare la
raccolta di fondi per il nuovo altare acquoreo e decidere con esattezza quale tipo di materiali e di pesci
usare per la trave incrociata. Oltre ad essere spesso e volentieri quello in prima fila che rispondeva a
voce pi alta e agitava le mani in aria con pi entusiasmo per far vedere che lo Spirito mi aveva
penetrato, e parlavo strane lingue - suoni composti per lo pi di d e di g - solo che non era vero,
naturalmente, perch in realt facevo solo finta di parlare strane lingue perch tutti i parrocchiani
intorno a me parlavano strane lingue e avevano lo Spirito, e cos in preda a una specie di febbrile
esaltazione ero capace di infinocchiare perfino me stesso dandomi a bere che lo Spirito si muoveva per
davvero attraverso me e parlava strane lingue quando in realt non facevo che gridare Dugga mugga
erghe derghe all'infinito. (Cos ansioso, in altre parole, di vedermi come rinato per davvero che avevo
finito per convincermi che quel balbettio fosse una vera lingua in qualche modo meno falsa dell'inglese
puro e semplice per esprimere la sensazione dello Spirito Santo che mi attraversava come un rullo
compressore). La cosa and avanti per quattro mesi circa. Per non parlare delle cadute all'indietro ogni
volta che il pastore Steve veniva lungo la fila colpendo le persone e mi colpiva sulla fronte con il palmo
della mano, ma si trattava di cadute intenzionali, non perch fossi stato abbattuto per davvero dallo
Spirito come quelli che avevo a fianco (uno dei quali svenne sul serio e per farlo riprendere ci vollero i
sali). Fu solo quando mi avviavo verso il parcheggio una sera dopo la Lode del mercoled che di punto
in bianco ebbi come un lampo di consapevolezza o lucidit o qualcosa del genere e di botto smisi di
turlupinarmi e mi resi conto di essere stato un impostore tutti quei mesi anche nella chiesa e che in
realt facevo e dicevo quelle cose solo perch le facevano tutti i veri parrocchiani e io volevo che tutti
credessero che ero sincero. Ci rimasi di stucco, tanta era la chiarezza con cui mi accorgevo di essermi
ingannato. La verit rivelata era che ero un impostore ancora pi sfrontato nella chiesa, dove mi
spacciavo per una persona autenticamente rigenerata, di quanto non lo fossi prima che il diacono e la
signora Halberstadt spuntassero dal nulla suonando il mio campanello nel corso della loro opera
missionaria per invitarmi a fare un tentativo. Perch se non altro prima della faccenda della chiesa non
mi infinocchiavo da solo ... sapevo di essere un impostore almeno da quando avevo diciannove anni,
ma se non altro ero stato capace di ammettere e di affrontare l'impostura direttamente anzich
prendermi per il culo spacciandomi per quello che non ero.
.
Tutto questo venne fuori nel contesto di una lunghissima pseudodiscussione sull'impostura col
dottor Gustafson che richiederebbe troppo tempo se te la raccontassi per filo e per segno, perci mi
limiter a riferirti solo alcuni degli esempi pi vistosi. Con il dottor Gustafson prese pi la forma di un
botta e risposta protratto per varie sedute sul fatto che io fossi o meno un assoluto impostore, durante il
quale mi facevo sempre pi schifo per il solo fatto di continuare con quel gioco. A quel punto
dell'analisi avevo deciso che era un vero idiota, o quantomeno molto limitato nella capacit di percepire
quello che succedeva per davvero alle persone. (E poi c'era il problema di quei baffi: non faceva che
giocarci tutto il tempo). In pratica vedeva quello che voleva vedere, insomma il tipo che mi mangiavo
in un boccone quando si trattava di creare una particolare idea o immagine di me. Gli raccontai ad
esempio del periodo in cui avevo provato con il jogging, durante il quale non potevo fare a meno di
aumentare il passo e di pompare pi vigorosamente i muscoli delle braccia ogni volta che passava una
macchina o che qualcuno mi guardava dal cortile, finendo cos con un'infiammazione ossea che mi
costrinse a smettere definitivamente. O passavo due o tre sedute a riportargli l'esempio del corso
introduttivo di meditazione al Downers Grove Community Center che Melissa Betts di Settleman,
Dorn, mi fece fare, nel quale grazie alla pura e semplice forza di volont mi ero costretto a rimanere
completamente immobile a gambe incrociate e con la schiena perfettamente dritta molto tempo dopo
che gli altri studenti avevano ceduto ed erano ricaduti tremanti e con la testa fra le mani sui tappetini.
Fin dal primissimo incontro, anche se l'istruttore, un tipo piccolo e scuro, ci aveva detto di puntare
soltanto a una decina di minuti d'immobilit all'inizio perch la mente della maggior parte degli
occidentali non riesce a mantenere pi di qualche minuto d'immobilit e di concentrazione vigile senza
provare un'inquietudine e un disagio insostenibili, io restavo sempre perfettamente immobile e mi
concentravo sul respirare il mio prana con la parte bassa del diaframma pi a lungo degli altri, a volte
addirittura per mezz'ora, anche se avevo le ginocchia e il fondo schiena in fiamme e mi sembrava di
sentire sciami d'insetti che mi strisciavano lungo le braccia e mi fuoriuscivano dalla cima della testa - e
il maestro Gurpreet, pur mantenendo un'espressione del viso imperscrutabile, mi faceva un inchino
profondo e apparentemente rispettoso asserendo che ero seduto quasi come una statua viva di vigile
riposo, e che ne era colpito. Il problema era che fra una lezione e l'altra eravamo anche tenuti a
continuare la pratica della meditazione a casa da soli, e quando cercai di farlo sembrava che non
riuscissi a stare seduto immobile e a seguire il respiro per pi di pochissimi minuti prima di sentirmi
quasi sgusciare fuori dalla pelle ritrovandomi costretto a smettere. Riuscivo a restare seduto e a
mostrarmi sereno e vigile e ad affrontare l'inquietudine e l'orrore incredibili che davano quelle
sensazioni solo quando eravamo riuniti tutti assieme per la lezione - insomma solo in presenza di altri
sui quali fare colpo. E anche durante la lezione, la verit era che spesso non mi concentravo tanto sul
seguire il mio prana quanto sul restare completamente immobile e nella posizione corretta e
sull'assumere un'espressione profondamente serena e contemplativa nel caso che qualcuno imbrogliasse
e tenesse gli occhi aperti guardandosi in giro, oltre al fatto di assicurarmi che il maestro Gurpreet
continuasse a considerarmi eccezionale seguitando a rivolgersi a me con quello che divenne un po' il
soprannome da lui affibbiatomi durante le lezioni, vale a dire la statua.
Alla fine, nelle ultime lezioni, quando il maestro Gurpreet diceva di sedere immobili e di
concentrarci solo per il tempo che ci risultava comodo e poi aspettava quasi un'ora prima di scuotere la
campanella col cosetto d'argento per dichiarare finita la fase di meditazione, soltanto io e una ragazza
pallida, magrissima, con un suo scanno da meditazione che si portava da casa eravamo in grado di
sedere immobili e di concentrarci per tutta l'ora, anche se in vari momenti mi ero sentito cos contratto
e inquieto, con quello che sembrava una specie di fuoco azzurro chiaro che mi risaliva lungo la spina
dorsale e sgorgava invisibile dalla cima della testa mentre macchie di colore esplodevano a ripetizione
dietro le palpebre, che pensavo che sarei balzato in piedi urlando per buttarmi a capofitto dalla finestra.
E al termine del corso, quando si era presentata l'opportunit di firmare per il ciclo successivo,
chiamato Approfondimento della Pratica, il maestro Gurpreet aveva dato a vari di noi diversi attestati
onorifici, e sul mio c'era il mio nome e la data con una dedica a mano in inchiostro nero: CAMPIONE
DI MEDITAZIONE, STUDENTE OCCIDENTALE ECCEZIONALE, LA STATUA. Fu solo dopo
essermi addormentato quella sera (alla fine ero sceso a un compromesso dicendomi che praticavo la
disciplina meditativa a casa di notte sdraiato concentrandomi molto attentamente sul respiro al
momento di addormentarmi, e si rivel un aiuto fenomenale per prendere sonno) che mentre dormivo
avevo sognato la statua nel parco e mi ero reso conto che il maestro Gurpreet con ogni probabilit non
si era lasciato ingannare neanche per un attimo da me, e che l'attestato era in realt un sottile
rimprovero o uno scherzo alle mie spalle. Un modo cio per farmi sapere che sapeva che ero un
impostore lontanissimo dall'aver messo a tacere l'armeggio incessante della mia mente tutta presa a far
colpo sugli altri per raggiungere la vigilanza e onorare il mio vero io interiore. (Naturalmente, quello
che non sembrava aver indovinato era che in realt sembravo proprio non avere un vero io interiore, e
che pi cercavo di essere autentico pi finivo per sentirmi vuoto e disonesto dentro, cosa di cui non feci
parola con nessuno fino al tentativo di analisi con il dottor Gustafson). Nel sogno mi trovavo nel parco
cittadino di Aurora, nei pressi del monumento al carrarmato Pershing accanto alla torre dell'orologio, e
nel sogno sto scolpendo una gigantesca statua di marmo o granito di me stesso, servendomi di un
enorme scalpello di ferro e di un martello grande come quelli che ti dnno al luna park per cercare di
colpire la campanella in cima a quei cosi che sembrano grossi termometri, e una volta portata a termine
la statua la sistemo su una grossa pedana o piattaforma e passo tutto il tempo a lustrarla e a impedire
agli uccelli di appollaiarcisi o di farci i bisogni, a togliere i rifiuti e a curare l'erba tutt'intorno alla
pedana. E nel sogno la mia intera esistenza trascorre cos in un lampo, il sole e la luna vanno avanti e
indietro all'infinito attraverso il cielo come tergicristalli, e io non sembro mai aver bisogno di dormire o
di mangiare o di farmi una doccia (il sogno si svolge in un tempo onirico contrapposto al tempo
cronologico della veglia), insomma sono condannato a vita a non essere altro che una specie di custode
della statua. Non dico che fosse particolarmente acuto o difficile da decifrare. Tutti quanti da Fern, al
maestro Gurpreet, alla ragazza anoressica col suo scanno personale, fino a Ginger Manley, a quelli
della ditta e a qualche agente pubblicitario da cui compravamo gli spazi (all'epoca ero ancora un media
buyer) passavano di l, alcuni a pi riprese - a un certo punto Melissa Betts e il suo nuovo fidanzato
stendono addirittura una coperta e fanno una specie di picnic all'ombra della statua - ma nessuno di loro
la degna di uno sguardo o dice qualcosa. Ovviamente  un altro sogno sull'impostura, come il sogno
dove dovrei essere una grande pop-star sul palco ma tutto quello che faccio  sincronizzare le labbra su
uno dei vecchi dischi dei Mamas and Papas dei miei genitori adottivi che  su un giradischi dietro le
quinte, mentre qualcuno che non riesco mai a guardare in faccia abbastanza a lungo da capire chi sia
continua a mettere la mano sopra il disco come se volesse spostare la puntina o graffiarlo, e l'intero
sogno mi fa accapponare la pelle. Quei sogni erano ovvii, era l'inconscio che mi avvertiva che ero
vuoto e un impostore e che era solo questione di tempo prima che tutta quella messinscena crollasse.
Un altro dei pezzi d'antiquariato cari alla mia matrigna era un orologio d'argento del nonno materno
con la scritta latina RESPICE FINEM incisa all'interno della cassa. Soltanto dopo la dipartita della mia
matrigna quando il mio patrigno mi disse che lei voleva che lo avessi io mi decisi a controllare cosa
significava, dopodich ebbi la stessa sensazione raggelante come nel caso dell'attestato del maestro
Gurpreet. La natura angosciosa del sogno sulla statua era dovuta in buona parte al modo in cui il sole
trascorreva avanti e indietro attraverso il cielo e alla velocit impressa cos alla mia intera esistenza, nel
parco. Era ovviamente anche il mio subconscio che mi lasciava intendere come l'istruttore di
meditazione non si fosse mai lasciato ingannare neanche per un attimo da me, dopodich ero troppo
imbarazzato anche solo per cercare di farmi rimborsare l'anticipo per il corso di Approfondimento della
Pratica, che ormai non mi sentivo pi in nessun modo di affrontare, anche se continuavo al tempo
stesso a nutrire fantasie sul maestro Gurpreet che diventava il mio mentore o guru e usava ogni sorta di
imperscrutabili tecniche orientali per mostrarmi come arrivare ad avere un vero io tramite la
meditazione ... ... Ecc. ecc.
.
Ti risparmio altri esempi, ad esempio ti risparmio gli esempi letteralmente infiniti
della mia disonest con le ragazze - con le signore come si dice - in quasi tutte le storie che ho avuto, o
la dose quasi incredibile di disonest e calcolo presenti nella mia professione - non solo per il fatto di
manipolare il consumatore e manipolare il cliente facendogli credere che le idee della tua agenzia siano
il modo migliore per manipolare il consumatore, ma nella politica interna dell'agenzia stessa, per
esempio valutando attentamente cosa vogliono credere i tuoi superiori (compresa la convinzione che
sono pi in gamba di te, non per niente sono i tuoi superiori) e poi dandogli quello che vogliono ma in
un modo cos astuto da non offrirgli mai la possibilit di giudicarti un tirapiedi o un lacch (cosa che si
convincono di non volere nel modo pi assoluto) ma facendo invece in modo che ti trovino un cervello
indipendente e realistico che di tanto in tanto si inchina di fronte al peso della loro intelligenza
superiore e della loro potenza di fuoco creativa ecc. L'agenzia era un unico, gigantesco balletto basato
sull'impostura e sulla manipolazione dell'immagine che gli altri si facevano della tua capacit di
manipolare le immagini, una vera e propria sala degli specchi. E io me la cavavo bene, ti ricordi,
andavo a gonfie vele.
.
Bastava vedere quanto tempo passava il dottor Gustafson a toccarsi e lisciarsi i baffi per capire
che non si rendeva conto di farlo e che in realt serviva a rassicurarsi inconsciamente che ci fossero
ancora. Un vezzo non particolarmente sottile, in termini di insicurezza, visto che in fin dei conti il pelo
facciale dovrebbe essere una caratteristica sessuale secondaria, nel senso che in realt si rassicurava
inconsciamente che ci fosse ancora qualcos'altro, non so se ci capiamo. Ecco perch non fu una vera
sorpresa scoprire che nell'impostazione che voleva dare all'analisi intendeva affrontare la problematica
della mascolinit in generale e l'idea che mi ero fatto della mia mascolinit (della mia virilit in altre
parole). Questo contribuiva anche a spiegare tutto, dalle stampe della donna perduta e strisciante e di
oggetti-a-forma-di-testicoli-che-sembravano-deformi sulla parete, a quelle specie di piccoli tamburi
africani o indiani con le statuine dalle caratteristiche sessuali (a volte) esagerate sullo scaffale sopra la
scrivania, oltre alla pipa, alla spropositata grandezza della fede, e a un po' tutto l'esagerato disordine da
maschietto che regnava nello studio. Saltava agli occhi che c'erano delle forti insicurezze sessuali e
forse anche delle ambiguit di tipo omosessuale che il dottor Gustafson cercava inconsciamente di
nascondere ai suoi stessi occhi per rassicurarsi, e uno dei modi pi scontati per farlo era di proiettare le
proprie insicurezze sui pazienti inducendoli a credere che la cultura americana avesse un sistema
alienante e di una brutalit unica di fare il lavaggio del cervello ai maschi fin dalla pi tenera et
facendoli cadere nelle credenze e nelle superstizioni pi nocive su che cosa significhi essere quello che
si dice un vero uomo, come la competitivit invece della conciliazione, vincere a ogni costo,
dominare gli altri con l'intelligenza o la volont, essere forti, non manifestare le proprie emozioni,
dipendere dal fatto che gli altri ti vedono come un vero uomo per rassicurarti sulla tua virilit, vedere il
proprio valore solo in termini di risultati, essere ossessionati dalla carriera o dal reddito, sentirsi
continuamente giudicati o in mostra ecc. Questo in una fase successiva dell'analisi, dopo il periodo
apparentemente interminabile in cui dopo ogni esempio di impostura che gli sottoponevo lui si
profondeva in complimenti perch ero riuscito a rivelare quelli che ai miei occhi erano ignobili esempi
d'impostura, e sosteneva che era la dimostrazione che ero capacissimo di essere sincero molto pi di
quanto (evidentemente a causa delle mie insicurezze o paure maschili) non volessi ammettere con me
stesso. N sembrava esattamente una coincidenza il fatto che il cancro che gi allora covava fosse al
colon - quel posticino segreto, immondo, ignobile, proprio accanto al retto - rispetto all'idea che usare il
retto o il colon per covare una crescita estranea in segreto fosse un simbolo palese sia di omosessualit
sia della convinzione repressiva che ammetterlo apertamente portava alla malattia e alla morte. Io e il
dottor Gustafson ci siamo fatti su una bella risata dopo essere morti tutti e due, quando eravamo fuori
dal tempo lineare e nel corso di un cambiamento drastico, puoi scommetterci. (A proposito, fuori dal
tempo non  soltanto un'espressione o un modo di dire). A questo punto dell'analisi giocavo con lui
come il gatto con un uccello ferito. Se avessi avuto un briciolo di vero amor proprio avrei smesso e
sarei tornato al Downers Grave Community Center rimettendomi alla merc del maestro Gurpreet, dato
che tranne forse un paio di ragazze con cui ero uscito lui era parso l'unico a essere penetrato
direttamente fino al nocciolo della mia impostura, per non dire che quel suo modo indiretto e molto
distaccato di mostrarmelo tradiva una specie di serena indifferenza al fatto che capissi o meno che non
si lasciava affatto ingannare da me che io trovavo incredibilmente schietta ed efficace - il maestro
Gurpreet era uno che, come si suol dire, non doveva dimostrare niente a nessuno. Ma non lo feci, e
invece mi convinsi pi o meno a non mollare seguitando a vedere il dottor Gustafson due volte alla
settimana per quasi nove mesi (verso la fine riducemmo a una volta alla settimana perch a quel punto
gli avevano diagnosticato il cancro e il marted e il gioved faceva la radioterapia), dicendomi che se
non altro cercavo di trovare una posizione in cui farmi aiutare a trovare il modo di essere sincero e
smettere di manipolare tutti quelli che mi circondavano per indurli a vedere la statua eretta e imponente ecc.
.
N peraltro  strettamente vero che l'analista non avesse niente di interessante da dire o che a
volte non offrisse modelli o punti di vista utili per affrontare il problema di fondo. Ad esempio venne
fuori che una delle premesse operative basilari era l'assunto che in realt c'erano due soli orientamenti
che una persona potesse avere verso il mondo, (1) l'amore e (2) la paura, e che questi non potevano
coesistere (o, in termini logici, che i loro ambiti erano completi e si escludevano a vicenda, o che i loro
due insiemi non avevano intersezioni ma la loro unione comprendeva ogni possibile elemento, o che:
cio in altre parole ogni giorno della tua esistenza lo passi al servizio dell'uno o dell'altro
padrone, e Non si possono servire due padroni - di nuovo la Bibbia - e una delle peggiori cose della
concezione di una mascolinit competitiva, interessata ai risultati, che a quanto pare l'America
programmava nei suoi maschi era che provocava una condizione pi o meno continua di paura che
rendeva pressoch impossibile amare sinceramente. Cio, quello che passava per amore nel maschio
americano era di solito solo il bisogno di essere preso in un certo modo, nel senso che i maschi moderni
avevano cos costantemente paura di non essere all'altezza (un'espressione del dott. G., senza
nessuna allusione intenzionale) che dovevano passare tutto il tempo a convincere gli altri della loro
validit maschile (anche questo guardacaso un termine della logica formale) per attenuare la propria
insicurezza, rendendo quasi impossibile amare sinceramente. Anche se sembrava un po' semplicistico
vedere questa paura come un problema soltanto maschile (una volta prova a osservare una ragazza su
una bilancia), viene fuori che il dottor Gustafson quasi quasi aveva ragione con quest'idea dei due
padroni - anche se non nel modo in cui, quando era ancora vivo e confuso sulla sua vera identit,
credeva - e perfino quando stavo al gioco fingendo di discutere o di non capire bene dove volesse
andare a parare, mi veniva fatto di pensare che forse la vera radice del mio problema non era la
disonest bens l'incapacit congenita di amare per davvero, perfino di amare sinceramente i miei
genitori adottivi, o Fern, o Melissa Betts, o Ginger Manley di Aurora West High nel 1979, che avevo
sempre visto come l'unica ragazza che avessi veramente amato, anche se il clich del dott. G. sul
lavaggio del cervello perch gli uomini equiparassero l'amore al risultato o alla conquista valeva anche
in questo caso. La verit pura e semplice era che Ginger Manley era la prima ragazza con cui fossi
andato a letto, e il sentimento di tenerezza che provavo per lei era pi che altro nostalgia per la
sensazione di immenso avallo cosmico da me provato quando finalmente mi aveva permesso di
toglierle i jeans e mettere la mia cosiddetta virilit dentro di lei ecc. Non c' in realt clich pi
grandioso che perdere la verginit e poi provare ogni sorta di tenerezza retrospettiva per la ragazza
coinvolta. O quello che Beverly-Elizabeth Slane, una ricercatrice con cui mi vedevo fuori dal lavoro
quando facevo l'acquirente di pubblicit e con cui verso la fine ero in rotta, disse, e che non credo di
aver mai riferito al dott. G., in materia d'impostura, probabilmente perch colpiva nel segno. Verso la
fine mi aveva paragonato a un nuovo, costosissimo strumento medico o diagnostico in grado di capire
con un rapido esame pi di quanto riusciresti mai a sapere di te stesso - senonch lo strumento se ne
frega di te, per lui sei soltanto una serie di codici e processi. Quello che la macchina capisce di te per
lei non significa un bel niente. Anche se quello che fa lo fa benissimo. Beverly aveva un caratteraccio
unito a una notevole potenza di fuoco, non conveniva farla incazzare. Disse di non aver mai sentito uno
sguardo altrettanto penetrante, perspicace, eppure totalmente privo di partecipazione, come se lei per
me fosse un enigma o un problema da risolvere. Disse che grazie al sottoscritto aveva scoperto la
differenza fra essere penetrata e conosciuta per davvero di contro a penetrata e soltanto violentata - un
ringraziamento sarcastico, non c' che dire. In parte era solo per schermirsi emotivamente - trovava
impossibile chiudere per davvero un rapporto senza aver prima tagliato tutti i ponti e detto cose cos
atroci da non lasciare possibilit di riconciliazione a ossessionarla o a impedirle di andare avanti per la
sua strada. Nondimeno era andata a fondo, non ho mai dimenticato cosa scrisse in quella lettera.
Anche se essere disonesti ed essere incapaci di amare di fatto erano in ultima analisi la stessa
cosa (un'eventualit che il dottor Gustafson non sembrava prendere mai in considerazione per quanto io
insistessi a mettergliela sotto gli occhi), essere incapace di amare era comunque un modello diverso o
una lente attraverso la quale vedere il problema, per non dire che all'inizio sembrava un modo
promettente di attaccare il paradosso dell'impostura riducendo la parte di odio verso di s che
rafforzava la paura e il conseguente impulso a cercare di indurre gli altri con l'inganno a concedere
quell'approvazione che negavo a me stesso. (Il termine usato dal dott. G. per approvazione era
convalida). Questo periodo fu senz'altro l'apice del mio percorso analitico, e per alcune settimane
(durante un paio delle quali in realt non vidi affatto il dottor Gustafson, perch qualche complicazione
nella sua malattia lo aveva costretto a ricoverarsi in ospedale, e al suo ritorno sembrava aver perso non
soltanto peso ma una qualche parte essenziale della sua massa totale, e non sembrava pi troppo grosso
per la sedia della scrivania, che scricchiolava sempre ma non pi cos forte, per non dire che gran parte
dell'ammasso di carte era stato riordinato e raccolto in varie cartelle marroni disposte lungo la parete
sotto le due squallide stampe, e quando mi ripresentai agli incontri la mancanza di confusione era per
qualche motivo particolarmente inquietante e triste) era vero che provai la prima sensazione di speranza
vera dalla parte iniziale, illusoria dell'esperimento con la Chiesa della Spada Fiammeggiante del
Redentore di Naperville. Eppure al tempo stesso quelle settimane mi portarono anche pi o meno
direttamente alla decisione di ammazzarmi, anche se mi toccher semplificare e riferire in modo lineare
gran parte delle cose dell'interiorit per darti un'idea di quello che  successo davvero. Altrimenti per
raccontarlo ci vorrebbe quasi alla lettera un'eternit, ne abbiamo gi convenuto. Non  che le parole e il
linguaggio umano smettano di avere significato o importanza dopo la morte, peraltro.  pi la
disposizione temporale specifica, fatta di una cosa dopo l'altra, a risentirne. O forse no.  difficile da
spiegare. In termini logici, una cosa espressa a parole manterr la stessa cardinalit ma non la stessa
ordinalit. Tutte le diverse parole ci sono sempre, in altre parole, ma non  pi un problema di quale
venga prima. O si potrebbe dire che non  pi la serie di parole bens un limite adesso verso il quale la
serie converge.  difficile non volerla mettere in termini logici, dato che sono i pi astratti e universali.
Privi come sono di connotazione, non provi nulla nei loro confronti. Oppure immagina tutto quello che
 stato detto o anche pensato al mondo da chiunque che crolla ed esplode in un unico suono vasto,
congiunto, istantaneo - anche se istantaneo  un po' fuorviante, dato che implica altri istanti prima e
dopo, e non  affatto cos.  pi come l'improvviso lampo interno quando vedi o capisci qualcosa - un
lampo improvviso o qualcosa del genere di epifania o di intuizione. Non soltanto succede troppo
rapidamente per poter scomporre il processo e ridisporlo in parole, ma succede a un livello dove non
c' neanche il tempo per rendersi conto di una qualche misura temporale in ci che sta succedendo, il
lampo - tutto quello che sai  che c' un prima e un dopo, dopodich sei diverso. Non so se la cosa ha
senso. Cerco solo di presentartela da varie angolazioni,  sempre la stessa cosa. O potresti pensarla pi
come una certa configurazione luminosa anzich come una somma di parole o anche una serie di suoni,
dopo. Il che in effetti  vero. O come la dimostrazione di un teorema - perch se una dimostrazione 
valida lo  sempre e comunque, non solo quando ti capita di formularla. Il fatto  che in realt il
simbolismo logico sarebbe senz'altro il modo migliore per esprimerla, poich la logica 
completamente astratta ed estranea a quello che pensiamo come tempo.  la cosa pi vicina a com'
realmente. Ecco perch i paradossi logici mandano la gente ai matti. Un sacco di grandi logici nel corso
della storia hanno finito per uccidersi, questo  un fatto.
.
E tieni presente che questo lampo pu manifestarsi ovunque, in qualsiasi momento.
Ecco il paradosso fondamentale di Berry, a proposito, nel caso volessi un esempio del perch i
logici con un'incredibile potenza di fuoco possono dedicare una vita intera a risolvere certe cose eppure
finiscono con lo sbattere la testa contro il muro. Nella fattispecie questo ha a che fare con i grandi
numeri - intendo grandi per davvero, oltre un bilione, oltre dieci alla bilionesima alla bilionesima,
sempre pi su. Quando arrivi lass, ci vuole un po' anche solo per descrivere numeri cos grandi a
parole. La quantit un bilione, quattrocentotre miliardi alla bilionesima potenza richiede venti sei
sillabe per descriverla, ad esempio. Tanto per darti un'idea. Ora, anche pi in alto fra questi numeri
immensi, su scala cosmica, immagina ora il numero pi piccolo che non puoi descrivere con meno di
ventisette sillabe. Il paradosso  questo: il numero pi piccolo che non puoi descrivere con meno di
ventisette sillabe, che naturalmente  una descrizione di questo numero, solo che ne ha ventisei, che
naturalmente  meno di ventisette sillabe. E adesso come la mettiamo?
.
Al tempo stesso, la causa che in realt ha portato al gesto, tuttavia, si present forse durante la
terza o la quarta settimana dopo che il dott. G. aveva ripreso a ricevere i pazienti a seguito del ricovero
in ospedale. Anche se devo ammettere che, come causa, l'episodio in s non potr non colpire i pi
come assurdo, per non dire insignificante. La verit  che in tarda serata una sera d'agosto dopo il
ritorno del dott. G., quando non riuscivo a dormire (come capitava spesso dopo la fase della cocaina) e
me ne stavo seduto a bere un bicchiere di latte o qualcos'altro e a guardare la televisione, premendo i
tasti del telecomando quasi a casaccio fra le diverse reti via cavo come si fa di notte, sono capitato su
una delle ultime puntate della vecchia serie Cincin dove il personaggio dell'analista, Frasier (che poi
avrebbe avuto uno show tutto suo), e Lilith, la fidanzata, anche lei analista, hanno appena fatto il loro
ingresso in scena nella bettola, e Frasier le sta chiedendo com' andata la giornata allo studio, e Lilith
dice: - Se vedo entrare un altro yuppie che si mette a frignare con me perch non riesce ad amare,
finisce che do di stomaco -. La battuta fu accolta con una grassa risata dal pubblico presente in studio, a
indicare come costoro - e per estensione demografica anche tutto il pubblico a casa - riconoscessero
nell'idea dell'incapacit di amare un clich e un tipo di lagnanza melodrammatico. E, seduto l, quando
improvvisamente mi resi conto che ancora una volta ero riuscito a farmi fesso, stavolta convincendomi
che quello fosse un modo pi vero e pi promettente di affrontare il problema dell'impostura - e che,
per estensione, mi ero anche illuso in qualche modo arrivando quasi a credere che il povero dottor
Gustafson avesse nel suo arsenale mentale qualcosa in grado di aiutarmi per davvero, e che la verit era
pi probabilmente che continuavo ad andare da lui in parte per compassione e in parte perch cos
potevo fingere con me stesso che facevo progressi per diventare pi autentico quando in realt non
facevo altro che sfottere una larva d'uomo gravemente malato sentendomi superiore a lui perch ero
capace di analizzare la sua condizione psicologica con tanta maggior precisione di quanto non facesse
lui con la mia - il lampo di comprensione proprio quando la risata dello sterminato pubblico era la
dimostrazione che quasi tutti negli Stati Uniti avevano probabilmente gi capito la falsit della
lagnanza fin da quando era passato alla tiv l'episodio in questione - tutto questo mi balen nella mente
nel breve intervallo che ci volle per capire cosa stessi guardando e ricordare chi fossero i personaggi di
Frasier e Lilith, diciamo forse mezzo secondo al massimo, e ne uscii pi o meno distrutto, non saprei
descriverlo in altro modo, come se qualsiasi speranza di venir fuori in qualche modo dalla trappola che
mi ero creato da solo fosse stata fulminata a mezz'aria o cacciata di scena a forza di risate, come se
fossi stato uno di quei personaggi comici di rincalzo che  sempre lo zimbello degli altri e l'ultimo ad
accorgersene - e insomma andai a letto sentendomi disonesto, ottenebrato, disperato e pieno di
disprezzo per me stesso come non mai, e il mattino dopo mi svegliai deciso a uccidermi e a porre fine a
tutta quella farsa. (Come probabilmente ricorderai, Cincin era una serie incredibilmente popolare, e
anche nella gestione degli spazi pubblicitari le quote erano cos alte che se un inserzionista locale
voleva acquistarne una fetta le spese erano tali che poi doveva costruire tutta la sua strategia di vendita
intorno a quegli spazi). Sto condensando una grande quantit di quello che avvenne nella mia psiche
quella penultima notte, tutte le diverse rivelazioni e conclusioni a cui giunsi mentre ero steso sul letto
senza riuscire a dormire o anche solo a muovermi (non c' battuta di una serie televisiva n risata del
pubblico che in s e per s possa costituire un buon motivo per suicidarsi, naturalmente) - anche se
immagino che a te probabilmente non sembri poi cos condensato, tu penserai questo tizio non fa che
tirarla per le lunghe, perch non arriva alla parte in cui si ammazza e spiega o giustifica perch  seduto
qui accanto a me in questo bolide a raccontarmi tutto questo se  morto nel 1991. Cosa che sapevo
avrei fatto non appena mi sono svegliato. Era finita, avevo deciso di porre fine alla messinscena.
Dopo colazione chiamai l'ufficio per darmi malato e rimasi a casa da solo tutto il giorno.
Sapevo che se avessi incontrato qualcuno sarei caduto automaticamente nell'impostura. Avevo deciso
di prendere un flacone intero di Benadryl e poi quando mi fossi sentito davvero rilassato e sonnolento
sarei andato a tutto gas con la macchina su una strada di campagna all'estrema periferia occidentale
puntando dritto contro la spalla di cemento di un ponte. Il Benadryl mi rende estremamente confuso e
sonnolento, lo ha sempre fatto. Ho passato quasi tutta la mattinata a scrivere lettere all'avvocato e al
ragioniere collegiato, e brevi notarelle al capo creativo e socio amministrativo che a suo tempo mi
aveva fatto entrare nella Samieti & Cheyne. Il nostro gruppo creativo era nel mezzo dei preparativi per
una campagna alquanto rognosa, e volevo comunque scusarmi per il fatto di piantarli in asso.
.
Naturalmente non  che mi sentissi poi cos dispiaciuto -la Samieti & Cheyne era un balletto
d'impostura, e io ne ero fuori. In ultima analisi il biglietto serviva probabilmente a far s che quelli che
realmente contavano alla S. & C. mi ricordassero pi facilmente come una persona rispettabile,
coscienziosa, che si era rivelata forse solo un po' troppo sensibile e tormentata dai suoi demoni
personali - Troppo buono per questo mondo - era quello che a quanto pare non riuscivo a evitare di
immaginare che avrebbero detto molti di loro dopo aver avuto notizia del gesto. Non scrissi un biglietto
al dottor Gustafson. Aveva gi i suoi problemi, e sapevo che nel biglietto avrei perso un sacco di tempo
nel tentativo di sembrare onesto ma limitandomi in realt a girare intorno alla verit, cio che lui era un
androgino o un omosessuale profondamente represso e non aveva nessun diritto di imputare ai pazienti
la propria incapacit di adattamento proiettandola su di loro, e la verit era che avrebbe fatto un favore
a se stesso e agli altri se fosse andato a Garfield Park a fare un bocchino a qualcuno fra i cespugli e poi
cercato di stabilire onestamente se gli piaceva o meno, e che io ero un perfetto impostore a continuare
ad andare fino a River Forest per incontrarlo e giocare con lui come un gatto col gomitolo mentre mi
dicevo che ci doveva pur essere un che di non disonesto da qualche parte. (Ovvio che non puoi
presentarti davanti a qualcuno, anche se non ti sta morendo di cancro al colon sotto gli occhi, e fargli
certi discorsi, perch sono verit che potrebbero benissimo annientarlo ... e chi ne ha il diritto?)
Prima di prendere il primo Benadryl passai quasi due ore a scrivere a mano un biglietto per mia
sorella Fern. Nel biglietto mi scusavo per l'eventuale dolore che il mio suicidio e la mia disonest e/o
incapacit di amare che lo avevano affrettato avrebbero potuto causare a lei e al mio patrigno (che era
ancora vivo e vegeto e adesso viveva in California, a Marin County, dove insegnava part-time e
svolgeva attivit sociali per i senzatetto del posto). Sulla spinta della lettera e delle sollecitazioni
testamentarie che ne derivavano ne approfittai per chiedere scusa a Fern per aver convinto con
l'inganno i miei genitori adottivi che nel 1967 aveva mentito riguardo alla coppa di cristallo, come per
una mezza dozzina di altri episodi e di comportamenti spregevoli e disonesti che sapevo le avevano
causato dispiacere e per i quali poi mi ero sempre sentito in colpa, senza mai trovare per il modo di
affrontarli assieme a lei n di esprimere il mio sincero rincrescimento. (Si scopre cos che un biglietto
di suicidio ti d modo di discutere cose che in altri frangenti sembrerebbero troppo stonate). Per fare un
solo esempio di un episodio del genere baster rifarsi a un periodo intorno alla met degli anni Settanta
quando Fern, allora nella fase puberale, sub una trasformazione fisica che per un paio d'anni la fece
sembrare un po' robusta - non grassa, ma larga di fianchi e pettoruta e insomma un po' pi tarchiata di
quanto non fosse in fase preadolescenziale - e naturalmente lei era molto, molto suscettibile al riguardo
(fra l'altro la pubert, si sa,  un periodo di tremendo disagio e suscettibilit per quanto riguarda la
propria immagine fisica), tanto pi che i miei genitori adottivi si guardavano bene dall'accennare anche
solo di sfuggita alle nuove dimensioni di Fern o dal tirare in ballo argomenti come le abitudini
alimentari, le diete o l'esercizio fisico ecc. Neanch'io del resto mi pronunciavo mai sull'argomento, non
direttamente almeno, ma avevo elaborato tutta una serie di sistemi alquanto subdoli e indiretti per
tormentare Fern sulla sua stazza in modo tale che i miei genitori adottivi non si accorgessero mai di
nulla e che, ogni volta che lei mi accusava di qualcosa, mi permettevano di guardarmi intorno con aria
incredula e scioccata come se cadessi dalle nuvole, che so come inarcare un istante le sopracciglia
quando i nostri sguardi si incrociavano mentre lei si serviva una seconda porzione a pranzo, o un
rapido, discreto: - Sei sicura che ti sta? - quando rientrava dopo aver comprato una gonna nuova.
L'episodio che ricordo ancora con la massima chiarezza  collegato al corridoio del secondo piano della
nostra abitazione di Aurora, una casa su tre piani (compreso il seminterrato) ma non particolarmente
spaziosa o ampia, insomma una striminzita nave a tre ponti di quelle che si possono vedere ammassate
alla rinfusa nelle vie residenziali di Naperville e Aurora. Il corridoio del secondo piano, che collegava
la camera di Fern e la cima delle scale alla mia camera e al bagno del secondo piano, era stretto e in
qualche modo angusto, mai per quanto lo facevo sembrare io quando io e Fern c'incrociavamo, e
premevo la schiena contro la parete del corridoio e allargavo le braccia e mi facevo piccolo piccolo
come se fosse l'unico modo per permettere a una della sua incredibile stazza di passare, e quando
facevo cos lei non diceva niente, non mi guardava nemmeno ma si limitava a sfilarmi accanto
rifugiandosi in bagno e chiudendosi dietro la porta. Ma ero sicuro che ci restava male. Qualche tempo
dopo entr in una fase adolescenziale in cui praticamente non mangiava quasi pi, e fumava e
masticava gomme a non finire, e si truccava esageratamente, e per un certo periodo divent cos magra
da sembrare pelle e ossa con qualcosa dell'insetto (anche se naturalmente non gliel'ho mai detto), e una
volta, dal buco della serratura della camera dei miei, ho origliato una breve conversazione in cui la mia
matrigna si diceva preoccupata perch secondo lei Fern non aveva pi il ciclo perch era troppo sotto
peso, e lei e il mio patrigno avevano considerato l'eventualit di portarla da uno specialista. Quella fase
pass da sola, ma nella mia lettera dicevo a Fern che non avrei mai dimenticato n quello n altri
momenti in cui ero stato crudele o avevo cercato di farla star male, e che me ne pentivo amaramente,
anche se non volevo sembrare cos egocentrico da credere che bastasse chiedere scusa per cancellare i
dispiaceri che le avevo causato mentre crescevamo. D'altro canto ci tenevo anche a dirle che non mi ero
portato dietro nel corso degli anni un carico eccessivo di colpa n avevo ingigantito a dismisura quegli
episodi. Non erano avvenimenti traumatizzanti n niente del genere, e sotto molti aspetti dovevano
rientrare fra le atrocit che i ragazzini tendono a infliggersi a vicenda durante la crescita. Ci tenevo
inoltre a dirle che n quegli episodi n il rimorso che provavo avevano niente a che vedere con la
decisione di ammazzarmi. Mi limitai a dire, senza minimamente scendere nei particolari come ho fatto
con te (perch lo scopo di quella lettera era naturalmente tutt'altro), che mi uccidevo perch ero una
persona fondamentalmente disonesta che sembrava priva della forza di carattere o della potenza di
fuoco necessarie per riuscire a smettere di esserlo anche dopo aver riconosciuto la propria disonest e il
tremendo tributo che esigeva (non le dissi nulla delle tante intuizioni o dei tanti paradossi, a che
sarebbe servito?). Aggiunsi che c'era anche una buona possibilit che, alla fin fine, non fossi altro che
l'ennesimo yuppie privilegiato incapace di amare, e che trovavo la banalit della cosa intollerabile, in
gran parte perch evidentemente ero cos vuoto e insicuro che avevo il bisogno patologico di vedermi
in un modo o nell'altro sempre eccezionale o straordinario. Senza addentrarmi in spiegazioni e
ragionamenti, dissi inoltre a Fern che se la sua reazione iniziale ai motivi da me addotti per uccidermi
era di credere che fossi troppo, troppo duro con me stesso, allora doveva sapere che ero gi
consapevole che il mio biglietto avrebbe suscitato in lei proprio quella reazione, e probabilmente avevo
elaborato il testo di proposito in modo da provocare almeno in parte proprio quella reazione, cos come
per tutta la vita avevo spesso e volentieri detto e fatto cose con l'intento di indurre certe persone a
credere che fossi un tipo davvero straordinario dai principi personali cos alti che lo costringevano a
essere troppo duro con se stesso, il che a sua volta mi faceva sembrare piacevolmente modesto e
tutt'altro che compiaciuto, e giustificavano ampiamente la popolarit di cui godevo fra tanta gente nelle
sfere pi disparate - quello che Beverly-Elizabeth Slane aveva definito il mio dono di entrare nelle
grazie altrui - ma era pur sempre calcolato e disonesto di fondo. Le dissi anche che le volevo molto
bene, e le chiesi di trasmettere quegli stessi sentimenti a Marin County da parte mia.
E siamo arrivati alla parte dove mi uccido per davvero.  successo il 19 agosto del 1991, alle
9.17 di sera, se vuoi sapere l'ora esatta. Ti risparmio gran parte dei preparativi delle ultime due ore, fra
contrasti ed esitazioni a non finire. Il suicidio  cos contrario a tanti nostri istinti e impulsi
programmati che nessuno sano di mente va fino in fondo senza passare attraverso una marea di
oscillazioni interne, con fasi in cui per poco non cambia idea ecc. Da questo punto di vista Kant,
illogico tedesco, aveva ragione: gli esseri umani sono pressoch identici in termini di programmazione.
Pur essendone solo di rado coscienti, fondamentalmente siamo solo strumento o espressione dei nostri
impulsi evolutivi, a loro volta espressione di forze infinitamente pi vaste e pi importanti di noi.
(Anche se esserne davvero coscienti  tutta un'altra cosa). Perci non cercher neppure di descrivere i
vari momenti nel corso di quella giornata in cui mi sono seduto in soggiorno in preda a una furiosa crisi
mentale sulla decisione di andare veramente sino in fondo. Tanto per cominciare, era intensamente
mentale e richiederebbe un mucchio di tempo per esprimerla a parole, e poi risulterebbe ovvia o banale
nel senso che molti dei pensieri e dei collegamenti erano in sostanza quel tipo di cose generiche che
quasi tutti quelli sul punto di affrontare la morte finiscono per pensare. Come: Questa  l'ultima volta
che mi allaccio le scarpe, Questa  l'ultima volta che guardo il ficus sopra lo stereo, Come sembra
deliziosa questa boccata d'aria, Questo  l'ultimo bicchiere di latte che berr, Che dono
assolutamente inestimabile  la vista assolutamente consueta del vento che solleva i rami delle piante e
li fa oscillare. Oppure: Non sentir mai pi il rumore lamentoso del frigorifero in cucina (la cucina
e l'angolo della colazione sono accanto al soggiorno) ecc. O ancora: Domattina non vedr sorgere il
sole n osserver la stanza che esce dal vago e si viene precisando ecc. , cercando al tempo stesso di
evocare il ricordo del modo esatto in cui al mattino il sole ascende sopra i campi umidi e la rampa
all'apparenza bagnata dell'interstatale 55 posta a oriente rispetto alla porta a vetri scorrevole della
camera da letto. Era stato un agosto caldo e umido, e se mi fossi ammazzato non avrei dovuto
sopportare l'avanzata del freddo e dell'aridit che da queste parti comincia verso met settembre, n
vedere le foglie che cambiano colore n sentirle frusciare ai bordi del cortile sulla spianata davanti
all'edificio della S. & C. che si affacciava su South Dearbon, n vedere la neve n mettere un badile e
un sacco di sabbia nel bagagliaio, n addentare una pera non granulosa, perfettamente matura, n
mettere un pezzo di carta igienica su un taglietto fatto col rasoio. Ecc. Se rientravo e andavo in bagno e
mi lavavo i denti sarebbe stata l'ultima volta. Me ne stavo l seduto a pensarci e guardavo il ficus. Tutto
sembrava tremare un po', come tremano le cose riflesse nell'acqua. Osservavo il sole che cominciava a
scendere sulle casette a schiera al confine meridionale del municipio di Darien su Lily Cache Road e
mi resi conto che non avrei mai visto portare a termine la costruzione e l'architettura delle abitazioni
pi recenti, n il materiale bianco isolante delle case con il marchio di fabbrica TYVEK che sbatacchia
al vento coprirsi un giorno di rivestimenti in vinile o mattoni piatti e imposte dai colori armoniosi, non
avrei visto succedere tutto questo n avrei potuto passarci davanti in macchina e vedere che cosa c'era
scritto per davvero sotto quegli esterni cos curati. O la vista che si godeva dalla finestra nell'angolo
della colazione che dava sui campi delle grandi fattorie vicino al centro abitato, con i solchi degli aratri
che correvano paralleli tanto che se mi chino e allineo per bene le linee sembrano precipitare tutti
assieme verso l'orizzonte come scagliati da qualcosa di enorme. Non so se ci capiamo. Insomma ero
nello stato in cui uno si rende conto che tutto ci che vede gli sopravviver. Lo so che come costrutto
verbale  un clich. Come stato in cui trovarsi per davvero, per,  ben diverso, credimi. A quel punto
ogni movimento assume una specie di aria cerimoniale. La stessa sacralit del mondo come appare
(quello stesso stato che il dott. G. cercher di descrivere ricorrendo ad analogie con gli oceani, le creste
delle onde e gli alberi, te ne ho gi parlato se ricordi). Questo  alla lettera un trilionesimo dei pensieri e
delle esperienze interiori che ho avuto in quelle ultime ore, e risparmio a tutti e due di continuare con
l'elenco, che in ultima analisi risulter sempre carente in qualche misura, me ne rendo conto. Mentre di
fatto non lo era, anche se con questo non voglio dire che fosse del tutto autentico o sincero. Una parte
di me seguitava a calcolare, a recitare - e questo rientrava nella natura cerimoniale di quell'ultimo
pomeriggio. Anche quando scrivevo il biglietto a Fern, per esempio, esprimendo sentimenti e rimorsi
reali, una parte di me notava come fosse bello e sincero quel biglietto, pregustando l'effetto su Fern di
questa o quella frase accorata, mentre un'altra parte ancora osservava la scena di un uomo in camicia
elegante e senza cravatta seduto nell'angolo della colazione a scrivere una nota accorata nell'ultimo
pomeriggio che gli restava da vivere, la superficie del tavolo di legno chiaro tremolante sotto i riflessi
del sole e la mano dell'uomo ferma e il viso segnato dal rimorso e nobilitato dalla decisione, questa
parte che per cos dire aleggiava su di me un po' a sinistra, che valutava la scena, e pensava che a teatro
ne sarebbe risultato uno spettacolo bello e sincero se tutti quanti non ci fossimo gi sciroppati
un'infinit di scene teatrali analoghe sin dalla prima volta che abbiamo visto un film o letto un libro, il
che implicava in qualche modo che scene reali come quella del biglietto da me scritto prima del
suicidio ormai erano avvincenti e sincere solo per i diretti interessati, mentre per chiunque altro
risultavano banali per non dire squallide o stucchevoli, il che  in un certo senso paradossale se
consideri - come ho fatto io, seduto nell'angolo della colazione - che la ragione per cui certe scene
sembrano viete o ricattatorie allo spettatore  che ne abbiamo viste troppe a teatro, eppure la ragione
per cui ne abbiamo viste troppe a teatro  che le scene in questione sono davvero teatrali e avvincenti e
permettono di comunicare realt emotive complesse e molto profonde che  quasi impossibile
esprimere in altri modi, e al tempo stesso ancora un'altra sfaccettatura o parte di me si rendeva conto
che da questa prospettiva il mio problema di fondo era che fin da piccolo avevo in qualche misura
deciso di legare la mia sorte ai presunti spettatori dello spettacolo della mia vita anzich allo spettacolo
stesso, e che perfino in quel momento osservavo e misuravo la qualit e i probabili effetti della mia
presunta esibizione, e che quindi in ultima analisi scrivendo quel biglietto a Fern ero sempre lo stesso
impostore manipolatore che ero stato per tutta una vita che mi aveva portato alla scena madre di
scrivere e firmare e mettere l'indirizzo e attaccare il francobollo e riporre la busta nella tasca della
camicia (perfettamente consapevole della risonanza, nella scena, di averla riposta l, vicino al cuore),
riproponendomi di imbucarla mentre andavo verso Lily Chance Road e la spalla del ponte contro il
quale mi ero riproposto di guidare l'auto a una velocit tale da rincagnare il muso e impalarrni sullo
sterzo uccidendomi sul colpo. Un conto  detestarsi, un conto  il dolore o una lenta agonia. Visto che
dovevo farlo, tanto valeva che fosse istantaneo.
.
In Lily Cache Road, le spalle del ponte e le ripide scarpate laterali sostengono la State Route 4
(nota anche come Braidwood Highway) che la sormonta con un cavalcavia di cemento talmente
imbrattato di graffiti che non si riesce neanche a leggerli. (Il che annulla lo scopo dei graffiti, a mio
parere). Le spalle in questione costeggiano la strada e sono larghe pi o meno come questa macchina.
Inoltre l'incrocio  isolato in mezzo alla campagna nei dintorni di Romeoville, a una decina di miglia a
sud dei confini della periferia sudoccidentale. Un posto veramente sperduto. Le uniche abitazioni sono
certe fattorie lontane dalla strada con tanto di silos e rimesse ecc. Nelle notti d'estate la rugiada
raggiunge punte altissime e c' sempre nebbia.  zona rurale. Non sono mai passato sotto la 4 senza
sentirmi l'unica creatura sulla strada. Il frumento alto e i campi come un oceano verde tutt'intorno,
l'unico vero rumore gli insetti. Guidare da solo sotto le stelle lattescenti e una piccola falce di luna
sghemba ecc. L'idea era di fare in modo che l'incidente seguito probabilmente da un'esplosione e da un
incendio avvenisse in un punto abbastanza isolato da non essere visto da nessuno, in modo da evitare
per quanto possibile di dare alla cosa l'aria di una esibizione, scongiurando la tentazione di passare gli
ultimi istanti di vita cercando di immaginare che impressione avrebbero prodotto la vista e il rumore
dell'impatto su un osservatore. Mi preoccupava in qualche misura che potesse risultare spettacolare e
teatrale, come se l'uomo al volante cercasse di andarsene nel modo pi teatrale possibile. Passiamo la
vita a pensare certe stronzate.
.
La nebbia al suolo tende a raddensarsi a ogni istante finch sembra che il mondo intero si riduca
alla portata dei tuoi fari. Gli abbaglianti non funzionano nella nebbia, anzi peggiorano le cose. Puoi
cercare di usarli lo stesso per vedere cosa succede, ma quelli illuminano la nebbia facendola sembrare
ancora pi fitta.  una specie di paradosso secondario, ma alle volte si riesce a vedere pi lontano con
gli anabbaglianti. Bene - e c' la costruzione e l'involucro TYVEK che sbatacchia contro le case dove
se lo farai per davvero non vedrai nessuno andarci ad abitare. Anche se non far male, sar una cosa
istantanea, questo posso assicurartelo. Nei campi gli insetti fanno un rumore quasi assordante. Con il
grano a quest'altezza, se guardi il sole che tramonta puoi vederli levarsi dai campi come l'ombra di una
figura gigantesca. Zanzare pi che altro, non so che cosa siano gli altri. L c' tutto un universo di
insetti che nessuno di noi vedr mai, di cui non sapremo mai niente. Nota inoltre che il Benadryl non
serve poi granch una volta che hai preso il via. Probabilmente tutta la cosa  stata ideata male.
Bene, e siamo arrivati a quanto ti avevo promesso facendoti un riassunto noiosissimo di quello
che c' voluto per arrivarci senza perdere la fiducia. Cio com' morire, che cosa succede. Giusto? 
quello che vogliono sapere tutti. Anche tu, dammi retta. Che ti decida ad andare sino in fondo o meno,
che io ti dissuada in qualche modo come pensi che cercher di fare o meno. Intanto, non  come si
pensa. La verit  che sai gi com'. Conosci gi la differenza fra l'ammontare e la velocit di tutto
quello che ti balena dentro e quella parte infinitesimale e inadeguata che riusciresti a comunicare.
Come se dentro di te ci fosse questa enorme stanza piena si direbbe di tutto quello che prima o poi 
presente nell'universo e invece le uniche parti che ne emergono devono in qualche modo essere
spremute attraverso uno di quei piccolissimi buchi della serratura che si vedono sotto il pomello delle
vecchie porte. Come se cercassimo di vederci fra di noi attraverso quei minuscoli buchi.
.
Ma un pomello ce l'ha, la porta si pu aprire. Ma non nel modo che pensi tu. E anche se ci
riuscissi? Pensaci un attimo: e se tutti i mondi infinitamente densi e mutevoli dentro di te ogni istante
della tua vita a questo punto si rivelassero in qualche modo completamente aperti ed esprimibili dopo,
dopo la morte di quello che ritieni essere te, e se dopo questo momento ciascun istante fosse in s un
mare o uno spazio o un tratto di tempo infinito in cui esprimerlo o comunicarlo, senza neanche il
bisogno di una lingua organizzata, e ti bastasse come si suol dire aprire la porta e trovarti nella stanza di
chiunque altro in tutte le tue multiformi forme e idee e sfaccettature ? Perch stammi a sentire - non
abbiamo molto tempo, qui  dove Lily Cache Road declina dolcemente e le scarpate si fanno scoscese,
e s'intravede la sagoma dell'insegna spenta del punto vendita di prodotti naturali ormai chiuso, l'ultima
insegna prima del ponte - perci stammi a sentire: tu con precisione che cosa pensi di essere? I milioni
e i bilioni di pensieri, ricordi, giustapposizioni - anche i pi folli, come questo, penserai - che ti
balenano nella mente e scompaiono? Una loro somma o rimanenza? La tua storia? Lo sai da quanto ti
vado dicendo che sono un impostore? Ricordi che stavi guardando l'orologio RESPICE FINEM appeso
allo specchietto retrovisore che segnava le 9.17? E cosa stai guardando adesso? Coincidenza? E se il
tempo non fosse passato?1 La verit  che questo tu l'hai gi sentito. Che le cose stanno cos. Che 
questo a fare spazio per l'universo dentro di te, tutti gli infiniti frattali di collegamento ripiegati su se
stessi e le armonie di voci diverse, le infinit che non puoi mai mostrare a un'altra anima. E tu pensi che
faccia di te un impostore, quella minima frazione che agli altri  dato scorgere? Certo, sei un impostore,
certo, quello che gli altri vedono non sei mai tu. E tu certo lo sai, e tu certo cercherai di manovrare
quella parte che vedono se sai che  solo una parte. Chi non lo farebbe? Si chiama libero arbitrio, caro
il mio Sherlock. Ma ecco al tempo stesso perch fa cos bene crollare e mettersi a piangere davanti agli
altri, o a ridere, o a parlare strane lingue, o a salmodiare in bengali - non si tratta pi di una lingua, n
di spremersi per passare attraverso un buco.
.
Perci piangi pure quanto ti pare, non lo dir a nessuno. Ma cambiare idea non avrebbe fatto di te un impostore. Sarebbe triste farlo perch sei convinto di doverlo fare. Per non soffrirai. Sar rumoroso, e proverai delle cose, ma ti attraverseranno cos velocemente che non ti renderai nemmeno conto di averle provate (un po' come il paradosso che sbattevo in faccia a Gustafson: si pu essere un impostore senza esseme consapevoli?) E il brevissimo momento di fuoco che sentirai sar quasi bello, come quando hai le mani fredde e c' un fuoco e tu le protendi verso la fiamma.
.
La realt  che morire non  brutto, ma dura per sempre. E per sempre non rientra nel tempo. Lo
so che sembra una contraddizione, O magari un gioco di parole. In realt si tratta, a ben vedere, di una
questione di prospettiva. Dal quadro d'insieme, come si suol dire, risulta che tutto questo
apparentemente interminabile andirivieni fra noi due ha fatto avanti e indietro nello stesso istante in cui
Fern mescola una pentola che bolle sul fuoco per il pranzo, e il tuo patrigno schiaccia il tabacco della
pipa con il pollice, e Angela Mead usa un ingegnoso strumento trovato su un catalogo per togliere i peli
del gatto dalla camicetta, e Melissa Betts prende fiato prima di replicare a qualcosa che le sembra il
marito abbia appena detto, e David Wallace sbatte le palpebre mentre sfoglia oziosamente le foto dei
corsi sull'annuario scolastico della scuola superiore Aurora West del 1980 e vede la mia foto e cerca,
attraverso il piccolissimo buco della serratura di se stesso, di immaginare cosa possa essere successo
per portarmi a morire tra le fiamme nell'incidente d'auto di cui aveva letto nel 1991, tipo che razza di
pene o di problemi avessero indotto quel tale a salire sulla sua Corvette blu elettrico cercando di
guidare con tutti quei farmaci da banco nel sangue - con David Wallace che si ritrovava ad avere una
serie immensa e impossibile da organizzare di pensieri, sensazioni, impressioni e ricordi legati al tizio
sulla piccola foto che a scuola era un anno avanti rispetto a lui, sempre circondato da un'aureola che
sembrava quasi al neon di superiorit scolastica e atletica e di popolarit e successo con le donne, e
legati anche a ogni osservazione tagliente o anche minimo gesto o espressione disgustata da parte di
quel tipo ogni volta che David Wallace si faceva eliminare al terzo strike nelle partite di baseball
dell'American Legion o aveva un'uscita infelice a una festa, e a come gli fosse sempre sembrato il tipo
che fa colpo e che  sempre a suo agio nel mondo, una persona vera  vitale e non quell'ombra o
parvenza di persona titubante, pateticamente impacciata che David Wallace sapeva di essere all'epoca.
Il tipo baciato dalla fortuna che viaggia sulla corsia preferenziale e che, nella migliore tradizione
umana, David Wallace aveva all'epoca immaginato come felice e irriflessivo e per nulla ossessionato
da voci che gli insinuavano che in lui c'era qualcosa di profondamente sbagliato che non c'era in nessun
altro e che doveva sprecare tutte le sue energie e tutto il suo tempo nel tentativo di capire cosa fare e
cosa dire per passare per un maschio americano anche solo marginalmente normale o accettabile, tutto
questo rintronava nella testa di David Wallace dell"81 ogni secondo e a una velocit tale da non dargli
modo di afferrarlo e cercare di opporsi o di metterlo in discussione o anche solo di sentirlo per davvero
se non come un nodo allo stomaco mentre stava nella cucina dei suoi veri genitori a stirare l'uniforme
pensando a tutti i modi di lanciare ed eliminare e fare rimesse e rivelare la sua vera essenza patetica
agli occhi di quel battitore da .418 e della sorella cos ammaliante e di tutti gli altri sulle sdraio nell'erba
ai bordi del campo da gioco (che comunque dovevano aver capito tutta la manfrina dall'inizio, ne era
pi che sicuro) - in altre parole David Wallace che cercava, anche solo per l'istante che ha le palpebre
abbassate, in qualche modo di riconciliare quello che quel tipo radiante era parso dall'esterno con la
cosa che all'interno lo aveva indotto a suicidarsi in modo cos teatrale e indubbiamente doloroso - con
David Wallace peraltro pienamente cosciente che il clich secondo il quale non si pu mai sapere
veramente cosa avviene dentro qualcuno  vecchio e insulso ma al tempo stesso cercava molto
coscientemente di impedire a quella consapevolezza di sbeffeggiare il tentativo o di spingere tutta
quella linea di pensiero in quella specie di spirale ripiegata su se stessa che non ti permette di arrivare a
niente (essendo ormai passato parecchio tempo dal 1981, naturalmente, e David Wallace  uscito da
anni di conflitti letteralmente indescrivibili con se stesso con una potenza di fuoco alquanto superiore
rispetto ai tempi della scuola ad Aurora West), la parte pi reale, pi tollerante e sentimentale di lui a
imporre all'altra parte di tacere come se la guardasse occhi negli occhi dicendo, quasi a voce alta: Non una parola di pi.
...
.
...
4. La filosofia e lo specchio della natura.
...
.
...
Poi proprio quando venivo rimesso in libert alla fine del 1996 mia madre vinse una piccola
causa per un prodotto difettoso e si affrett a usare il denaro del risarcimento per un intervento di
chirurgia plastica alle zampe di gallina che aveva intorno agli occhi. Solo che il chirurgo plastico
combin un pasticcio e la muscolatura del viso assunse un'espressione che la faceva sembrare sempre
follemente spaventata. Saprete senz'altro che aria pu avere il viso di un individuo nella frazione di
secondo che precede l'urlo. Adesso mia madre era cosi. Il fatto che in certe operazioni basta uno
slittamento minimo del bisturi in un senso o nell'altro e ti ritrovi come quel personaggio di Hitchcock
nella scena della doccia. Allora lei nel tentativo di rimediare si sottopose a un altro intervento di
chirurgia plastica. Ma il secondo chirurgo combin un altro pasticcio e l'espressione terrorizzata
divenne se possibile peggiore. Specie intorno alla bocca stavolta. Mi chiese un giudizio spassionato e
mi resi conto che, dato il nostro rapport, era il minimo che potessi fare. Le zampe di gallina ormai
erano acqua passata perch adesso il viso era una maschera indelebile di folle terrore. Adesso
somigliava pi a Elsa Lanchester la prima volta che Elsa Lanchester posa gli occhi sul futuro consorte
nella Moglie di Frankenstein, il classico hollywoodiano del 1935. Adesso dopo la seconda operazione
fallita anche gli occhiali scuri non servivano pi a molto perch restava il problema della bocca
spalancata, della dilatazione mandibolare, dei tendini sporgenti e via dicendo. Eccola dunque alle prese
con l'ennesima causa e ogni volta che prendeva l'autobus per recarsi all'ufficio dell'avvocato da lei
scelto io la scortavo. Ci sedevamo in cima all'autobus in una delle due file di posti disposti di fianco
anzich frontalmente. Il metodo sperimentale ci aveva insegnato a non sederci pi indietro nelle file di
posti disposti frontalmente per come certi passeggeri avrebbero reagito vistosamente al momento di
salire e avviarsi lungo il passaggio verso un posto, compiendo il gesto quasi automatico di passare in
rassegna i visi che si trovano davanti sulle strette file di posti disposti lungo l'autobus, alla vista
inopinata del viso tirato e silenziosamente urlante di mia madre che dava l'impressione di fissarli con
terrore idiota. E c'era voluto un certo numero di episodi e di interazioni del genere per farmi
concentrare sul problema elaborando un habitat perpendicolare pi funzionale. La documentazione
disponibile non arriva a spiegare perch la gente passi in rassegna i visi al momento di salire in vettura
anche se l'aneddotica lo d come un riflesso difensivo tipico della specie. N il sottoscritto si pu dire
un buon esemplare accanto al quale sedersi se lei intendeva passare inosservata visto che in mezzo alla
folla la mia testa spicca di netto su tutte le altre. Fisicamente sono un esemplare massiccio dal colorito
singolare, a guardarmi non verrebbe mai fatto di pensare che sono il tipo dello studioso. E c' da
aggiungere che porto gli occhialoni e i guanti fatti apposta per l'osservazione diretta della natura,
essendo tutt' altro che impossibile trovare esemplari su un mezzo pubblico anche se le ricerche finora
non hanno dato frutto. No tutto si pu dire meno che mi diverta a viaggiare con lei mentre fa ogni
sforzo per impedire all'imbarazzo provocato da quell'espressione fissa di renderla ancora pi
spaventosa. N che a essere sinceri muoia dalla voglia di starmene seduto in una presunta sala d'attesa
a sfogliare i notiziari del Rotary Club due volte alla settimana. Non  che non abbia altre cose o
ricerche per occupare il tempo. Ma c' poco da fare, essendo in libert condizionata dipendo da mia
madre che si  fatta garante sotto giuramento della mia custodia. Ma a osservare la realt della nostra
vita in comune dopo la seconda operazione chiunque ammetterebbe che la realt  tutt' altra cosa
perch lo sconforto e il timore delle reazioni altrui le impediscono nel modo pi assoluto di uscire di
casa e di presentarsi alle convocazioni nell'ufficio dell'avvocato senza il sottoscritto ad accompagnarla
e a proteggerla per tutto il lungo tragitto. Inoltre a me non  mai piaciuta la luce diretta del sole e mi
scotto con estrema facilit. Stavolta l'avvocato ha fiutato una pioggia di quattrini se e quando riuscir a
portare mia madre in tribunale mettendo sotto gli occhi della giuria il risultato della negligenza dei
chirurghi plastici. Io inoltre dopo la mia disavventura mi porto sempre appresso una ventiquattrore.
Oggi come oggi definiremmo una ventiquattrore un accessorio a scopo deterrente, per tenere alla larga
eventuali predatori. Dopo la negligenza iniziale ho provveduto in primis a immunizzarmi
dall'espressione fissa di orrore di mia madre ma anche cos non resto indifferente alla reazione che
suscita in alcuni la nostra vista, prima bisogna farci l'abitudine. Il volante di un autobus non solo  pi
grande ma ha un angolo d'incidenza pi orizzontale rispetto al volante di qualsiasi taxi, auto privata o
macchina della polizia che io abbia mai visto e l'autista gira lo sterzo con un ampio movimento di tutto
il corpo simile al gesto di qualcuno che in preda a un improvviso turbamento spazza via col braccio
tutto il materiale da un tavolo o da un ripiano. E gli speciali sedili perpendicolari nella parte anteriore
dell'autobus offrono una buona posizione da cui seguire la lotta ingaggiata dall'autista con il mezzo.
Non che avessi niente contro il ragazzo, anzi. N esiste un'ordinanza dello stato, della contea o locale a
limitare le variet che  permesso studiare o a stabilire che coltivarne pi di un certo numero costituisce
un pericolo sconsiderato o un rischio per la comunit in generale. Se ha il turno di mattina allora
l'autista a volte tiene un giornale ripiegato in un cestino accanto alla macchinetta degli spiccioli o al
distributore di biglietti che cerca di leggere mentre indugia ai semafori anche se cos la sua dose di
lettura quotidiana non sar gran cosa. Aveva solo nove anni ribadirono a pi riprese come se l'et
aggravasse in qualche modo 1'accusa di negligenza da parte mia. Una specie asiatica comune non solo
ha le decorazioni ventrali sematiche ma anche una striscia rossa lungo il dorso, che rimanda al suo
nome indigeno: Striscia rossa sul dorso. Tutta una serie di esami ha dimostrato che oltre a essere il tipo
dello studioso ho una capacit di assimilazione prodigiosa che lei non si sognerebbe mai di negare. Ho
elaborato fa teoria che l'autista legge il giornale e lo ripiega riluttante per riporlo nel cestino con il
verde per segnalare l'avversione trattenuta che nutre per il suo lavoro salariato e uno psicologo
nominato dal tribunale riconoscerebbe nel giornale un grido d'aiuto. Il nostro habitat abituale  adesso
il sedile laterale posto sullo stesso lato delle porte dell'autobus riducendo cos al minimo l'eventualit
che qualcuno nel salire in vettura abbia una visione frontale improvvisa della sua espressione. Un'altra
lezione imparata anche questa alla vecchia maniera. L'unica parentesi allegra  stata quando le hanno
portato lo specchio e sono venute via le prime bende dell'operazione e allora non  stato possibile
stabilire sulle prime se l'espressione del viso fosse una reazione a quello che vedeva nello specchio o se
ci che vedeva fosse l'espressione stessa e quello lo stimolo che aveva causato tutti quegli strepiti. Mia
madre che pur essendo un esemplare femmina vanitoso, amaro e timido ha un animo generoso ma non
 un'aquila in fatto di intelligenza umana, a essere schietti, sulle prime non era riuscita nemmeno lei a
stabilire se l'espressione di folle terrore fosse la reazione o lo stimolo e se era una reazione allora una
reazione a cosa nello specchio se la reazione stessa era l'espressione. Generando confusione a non
finire prima che riuscissero a sedarla. Il chirurgo era poggiato al muro, il volto rivolto contro il muro
una reazione comportamentale che indicava: S c' un problema oggettivo dovuto all'esito
dell'intervento. L'autobus  perch non abbiamo la macchina, una situazione alla quale ora questo
nuovo avvocato, dice, pu rimediare senz'altro. Tutta la questione  stata debitamente inquadrata e
vagliata e perfino lo stato ha dovuto riconoscere che se non si fosse messo a ronzare sul tetto del garage
di qualcun altro mai e poi mai sarebbe entrato in alcun modo in contatto con quella persona. Un fattore
che ha inciso sulla concessione della libert condizionata. All'inizio sull'autobus era anche interessante
vedere come i passeggeri non appena si accorgevano della sua espressione si girassero istintivamente a
cercare il finestrino dell'autobus che doveva aver provocato quella reazione atterrita sul viso di mia
madre. La paura che lei nutre per il filo arthropodae  di vecchia data ragion per cui non si  mai
avventurata nel garage e ha potuto sostenere ignorantia facti excusat, argomento valido ai termini di
legge. Assurdo perci anche quel suo continuo spruzzare R--d nonostante non facessi che ripeterle
che certe specie hanno sviluppato resistenza alla resmetrina e alla alletrina trans-d. I principi attivi del
R--d. Certo le punture di vedova sono tremende per via della loro potente neurotossina tanto da
indurre un medico a fare sin dal 1935 questa considerazione: Non ricordo di aver visto dolore pi
atroce espresso in nessun'altra condizione medica o chirurgica mentre il lossocele indolore o la tossina
reclusa provocano soltanto necrosi e una grave desquamazione della zona. Le recluse comunque
mostrano un'innata aggressivit non condivisa dalla specie vedova se non attivamente disturbata.
Come ha fatto lui. L'interno dell'autobus  in plastica colar carne con le pubblicit dei servizi medici e
legali schierate sopra i finestrini. Molte para Espaol. L'aerazione varia anche a seconda
dell'affollamento. La fobia diventa cos estrema che lei mette una bomboletta nella borsa a rete finch
io non la scopro come sempre prima di uscire e le dico con fermezza: No. In un paio di momenti
incresciosi di insensibilit ho anche detto per scherzo che avrei portato l'autobus dritto fino a Studio
City e dintorni per farle fare un provino come comparsa in uno dei tanti film contemporanei dove
masse di comparse sono pagate per guardare con terrore a un qualche effetto speciale che verr inserito
solo in seguito nel film grazie a un sistema di grafica computerizzata. Il che mi dispiace sinceramente,
dopo tutto non ha che me. Ai miei occhi comunque  un'esagerazione dire che non c' nessuna
differenza fra un punto debole sul tetto di un garage che ha vent'anni e il fatto di averne trascurato la
manutenzione. Mentre Hitchcock e gli altri classici si servivano solo di effetti speciali primitivi ma con
risultati pi terrificanti. Per non dire che era entrato abusivamente nella mia propriet e senza uno
straccio di scusa. Nella deposizione. Per non dire che non aver previsto che un trasgressore caduto
attraverso una parte del tetto del garage sfasciando in blocco un complesso e dispendioso contenitore in
vetro temprato e schiacciando o comunque disturbando un'infinit di esemplari e inevitabilmente, a
causa dell'incidente, provocando una parziale fuoriuscita e penetrazione dell'ambiente circostante
dovrebbe equivalere al fatto che ne ho trascurato la manutenzione. Questa era allora la mia motivazione
per preferire i classici del terrore di una volta. Rifiutando di posare la ventiquattrore sotto il sedile la
tengo sulle ginocchia per tutto il tragitto dei nostri frequenti spostamenti. Per tutta la durata del
processo ho mantenuto una posizione di profondo e naturale rammarico per il ragazzo e la sua famiglia
ma la disgrazia che ne era derivata non giustificava accuse false o isteriche di nessun tipo. Un avvocato
degno di questo nome avrebbe saputo trasporre questo ragionamento in linguaggio legale efficace per
perorazioni e argomenti legali in camera di consiglio. Ma la realt  che l'avvocato si dimostra prolifico
se tu sei l'aggressore ma non se sei semplicemente la vittima, sono dei parassiti, di giorno la tv 
infestata dalle loro pubblicit che esortano lo spettatore ad aspettare pazientemente l'occasione buona
per attaccare, si paga a provvigione, niente onorario se sei l'aggressore! Una causa come la prima
intentata da mia madre li attirerebbe come mosche. Obiettivamente nessuno ha la minima idea di come
la neurotossina della vedova agisca per provocare una pena e un dolore cos atroci nei grandi
mammiferi, la scienza si chiede sconcertata quale sia il vantaggio sul piano evolutivo per questo
esemplare unico ma comune di usare una dose di veleno di gran lunga superiore al fabbisogno per
sottomettere la preda. La scienza si trova spesso disorientata sia di fronte alla vedova luminosa sia alla
reclusa, di aspetto pi normale. Per giunta quelli che dicono che si batteranno all'ultimo sangue per te
sono dei marpioni come il presunto specialista in casi di negligenza di Van Nuys ingaggiato da mia
madre. In un altro contesto l'isteria sarebbe parsa quasi divertente dato che un ambiente trascurato
come il nostro quartiere ne  logicamente infestato con tutto quel caos di case fatiscenti. L'abbondanza
di rifugi che offre il caos  il loro elemento naturale. Esemplari di grandezza e aggressivit assai
diverse si possono trovare negli -angoli degli scantinati, sotto le scaffalature delle rimesse, nei garage e
negli armadi della biancheria, dietro i grossi elettrodomestici e nelle tante crepe piene di rifiuti e di
erbacce incolte. Le vedove in particolare prediligono gli angoli retti mal illuminati per costruire le
ragnatele. Nei mesi estivi ad esempio negli angoli retti delle parti in ombra di gran parte degli edifici.
Se sai che cosa cercare. Ecco perch gli occhialoni e i guanti di poliuretano sono indispensabili perfino
nella cabina della doccia dove bastano poche ore di assenza e gli angoli retti finiscono per essere
infestati. Che le vedove siano delle laboriose tessitrici  risaputo. O fuori dall'autobus in movimento
sulle palme dove se ne stanno cos ingenuamente all'ombra in attesa dell'autobus: Prima o poi
noleggiate una scala ed esaminate attentamente quelle fronde! verrebbe da urlare dal finestrino. Una
volta condizionati a sapere che cosa cercare sono spesso osservabili dovunque nascoste in piena vista.
La pazienza  un'altra caratteristica. Questo habitat e anche le zone pi interne contengono la variet
pi esotica di vedova rossa dalla clessidra ventrale marrone scuro o chiaro come pure una delle due
specie pi piccole marroni o grigie dell'emisfero nelle regioni desertiche pi interne che preferiscono
climi aridi. Il rosso della vedova rossa comunque non ha la lucentezza ammaliante della variet nera
domestica,  pi un rosso opaco o semiopaco, e sono rare come specie e sono scappate entrambe a
seguito dell'incidente e non sono state riacquisite. Anche qui come capita spesso nel regno degli
artropodi dominano le femmine. A essere sinceri la pena e il dolore di mia madre sembravano un po'
gonfiati nella domanda d'indennizzo per quella prima causa e in realt lei tossisce meno che durante la
sua deposizione. Non sar certo io a smentirla comunque a causa della densit sanguigna. Sempre
seduta a casa a sferruzzare con gli occhiali scuri e mentre controlla le mie attivit la bocca si apre
muovendosi a vuoto. Scientificamente comunque un grande mammifero dovrebbe inalare una massiccia
dose di alletrina trans-d per subire danni permanenti il che come previsto ha inciso sulla modestia del
risarcimento. I fatti veri si riducono a meno di un centimetro in un senso o nell'altro  questa la
differenza fra i limpidi occhi giovanili e l'espressione fissa di Janet Leigh sotto la doccia nel classico
degli anni Sessanta che va sotto quel titolo. La ventiquattrore  aerata agli angoli in alcuni punti scelti e
una dozzina di tasselli di polistirene da 2,5 distribuiti all'interno servono a proteggere il contenuto da
urti o scossoni. La complessit della nuova causa sta per l'esattezza in come distribuire la richiesta
d'indennizzo fra il primo chirurgo la cui negligenza le ha conferito quegli occhi e quella fronte
spaventati e il secondo la cui operazione di restauro di bassa macelleria l'ha lasciata con una maschera
indelebile di folle terrore e sofferenza che adesso per fortuna pu causare incidenti solo nell'eventualit
che qualcuno si sieda nel posto laterale di fronte. Proprio dietro l'autista. Perch l'unico rischio che
corre mia madre sedendosi qui  che l'individuo eventualmente seduto nel posto opposto abbia
l'opportunit di osservarci frontalmente per tutto il tragitto. E in determinate circostanze un simile
esemplare, qualora predisposto dalle condizioni ambientali o per indole innata, finir per ritenere che lo
stimolo all'origine di quell'espressione sia io. Che con la mia stazza e la mia figura singolare abbia
rapito questa donna inorridita di mezz'et o mi sia comportato in modo minaccioso con lei dicendole:
Signora c' qualche problema o: Perch non lascia in pace questa donna mentre lei sprofonda sempre
pi nella sciarpa fatta a mano in preda al disagio davanti a quella reazione ma la risposta da me
elaborata  di sorridere calmo e di sollevare i guanti con stupore perplesso come per dire: Va' un po' a
sapere perch uno si ritrova con una certa faccia caro mio non saltiamo a conclusioni affrettate sulla
base di dati incompleti! La prima causa era scaturita dal fatto che un operaio in fase di assemblaggio
aveva attaccato il beccuccio di una bomboletta alla rovescia, e qui s che abbiamo un caso
inequivocabile di negligenza nella manutenzione. La quinta clausola dell'accordo prevedeva di non
nominare mai in nessun caso la marca di quello spray in relazione al processo per responsabilit che
nell'interesse di mia madre sono deciso a rispettare, la legge  legge. Quanto all'accoppiamento mi sono
presentato a qualche incontro ma non si  creata la giusta alchimia, mia madre  di un cinismo bieco
nelle faccende di cuore e taccia la gamma completa dei riti amorosi di disastro sempre in agguato. Di
recente mentre l'autobus attraversava il Victory Boulevard e io controllavo le condizioni della
ventiquattrore ho visto per caso spuntare da uno dei fori di ventilazione in un angolo l'estremit sottile
di una zampa anteriore articolata che si muoveva appena e possedeva la stessa colorazione luminosa
del resto degli esemplari, si muoveva titubante come tastando il terreno. Invisibile contro il nero pi
inorganico della ventiquattrore. Invisibile agli occhi di mia madre che devo allegramente ammettere
anche reagendo non avrebbe cambiato affatto espressione, una volta che ci fai 1'abitudine  come la
faccia di un giocatore di poker. Anche se aprissi la ventiquattrore qui sulle ginocchia e ne rovesciassi il
contenuto nel passaggio centrale permettendo la rapida diffusione e la penetrazione dell'ambiente
all'interno. Peggio di cos potrebbe solo andare se incappassimo in un paio di giovinastri punk o di
organismi ostili nei sedili di fronte la cui reazione a mia madre potrebbe essere uno sguardo aggressivo
di sfida o un aggressivo: Che c--o hai da guardare.  per un'eventualit del genere che le faccio da
accessorio a scopo deterrente o da scorta, la mia sagoma imponente e gli occhialoni lasciano intendere
che sotto quel rictus beante lei crede che io sia in grado di proteggerla il che  un bene.
...
.
...
5. Oblio.
...
.
...
Fortuna che io e il patrigno di Hope avevamo appena completato le nove frontali e stavamo
lavando le palle nel marchingegno del decimo tee quando scoppi il temporale, cos riuscii a portarlo
dentro il circolo prima che il vento e la pioggia cominciassero a infuriare, e a riconsegnare il cart in
deposito mentre mio suocero si asciugava, si cambiava d'abito e telefonava alla moglie per comunicarle
un'altra variazione nel suo programma mattutino visto che avevamo fatto solo nove buche. Nelle
intenzioni del vecchio avremmo dovuto raggiungere il campo da golf quasi all'alba e io mi ero ritrovato
nell'impossibilit di spiegargli perch la cosa avrebbe potuto rivelarsi un castigo di dio a meno di non
dar fuoco alle polveri del conflitto davanti a Hope, che era l seduta al tavolo del ristorante la sera
prima mentre prendevamo gli ultimi accordi; e ora, nell'atrio del circolo, la postura del medico in
pensione mostrava per cos dire un'aria di risentimento trionfante lungo la schiera di telefoni dove lo
trovai, cambiato di fresco a parte la visiera e le scarpe chiodate che indossava gi guidando in direzione
del Raritan Club quella mattina alle 7.40, dopo aver insistito perch prendessimo la sua Saab coup
rossa nonostante fosse la mia auto ad avere l'adesivo di Socio per il parcheggio, causando ritardi
amministrativi nel parcheggiare che ci avevano fatto saltare il turno nell'Orario del tee, contribuendo
a rendere incompleto il nostro giro.
.
Dopodich ci ritrovammo seduti insieme, io e il patrigno di Hope, a un tavolo vicino alla
finestra nella Sala della 19ma Buca del circolo, a piluccare salatini dalla ciotola poggiata sul tavolo
nell'attesa che la figlia minore di Jack Bogen ci portasse le birre alla spina che pap (cos Hope, tutti
i suoi fratelli e sorelle veri e adottivi e i rispettivi consorti lo chiamavano, anche se io avevo gi un
padre a Wilkes Barre e, di fatto, mi facevo un dovere di evitare ogni volta che potevo di rivolgermi
direttamente al dottor Sipe) aveva ordinato. Il vecchio settuagenario si era di nuovo fatto un dovere di
definire la birra alla spina Feigenspan [una] V.D.N. e a me era toccato spiegare l'etimologia del
termine gergale a Audrey Bogen mentre pap esaminava il suo orologio da polso tedesco e lo
portava all'orecchio, esprimendo preoccupazione per i danni provocati dall'umidit del temporale e
ribadendo per l'ennesima volta il prezzo di listino dell'orologio. Una pioggia fitta, torrenziale si
abbatteva sul grande bovindo della Sala della 19ma Buca e scorreva lungo i vetri piombati in lucide
lamelle che si sovrapponevano nei modi pi assurdi, e il rumore sui ripari di vetro e tela ricordava
molto quello di un autolavaggio meccanizzato o automatizzato; e, fra tutto quel buon legno
d'importazione e la luce soffusa e l'aroma di bevande, dopobarba, brillantina e buon tabacco
d'importazione e gli abiti sportivi umidi degli uomini, la 19ma Buca sembrava calda e accogliente e
intima ma anche un po' troppo angusta, in modo non dissimile dal grembo di un adulto dominante.
Fu pi o meno a quel punto che venni investito da una nuova ondata di smarrimento e, per cos dire, di
percezione sensoriale distorta o alterata dovuta a quasi sette mesi di gravi disturbi del sonno, com'era
gi successo sul campo durante il quarto percorso con risultati estremamente imbarazzanti, i cui
sintomi e sensazioni non si possono quasi descrivere se non dicendo che l'avvio di queste fasi non era
molto dissimile da un terremoto o onda sismica cerebrale, una, per cos dire, protesta o rivolta
neurale contro le condizioni di stress emotivo e la privazione cronica di sonno che li avevano
forzatamente innescati. In quel momento, l'impressione era che ogni colore della 19ma Buca d'un tratto
si fosse illuminato in modo incontrollabile saturando eccessivamente tutto, mentre l'ambiente visivo
sembrava pulsare o palpitare debolmente e ogni singolo oggetto sembrava, paradossalmente,
allontanarsi e farsi distante e allo stesso tempo inserirsi in un fuoco visivo innaturale delineandosi e
configurandosi con la massima precisione, in modo non dissimile dalle scene sui dipinti a olio
vittoriani. (Hope e la sorellastra minore, Meredith, una volta avevano gestito una galleria d'arte a Colts
Neck in societ). Il motto e lo stemma distintivi del Raritan Club, per esempio, sembravano al tempo
stesso allontanarsi e inserirsi in una messa a fuoco quasi tormentosa sulla parete opposta della Buca,
sotto un tarpone atlantico imbalsamato percettivamente minuscolo del quale ogni squama embricata
sembrava tratteggiata o dipinta nei minimi particolari quasi come in una foto realistica. Erano
presenti anche le vertigini e la nausea di carattere pi quotidiano. Afferrai saldamente i lati smussati o
impiallacciati del tavolino di legno d'acero in uno sfoggio di sofferenza mentre pap studiava il
contenuto della ciotola di stuzzichini, toccando il contenuto della ciotola con le dita mentre lo
rimescolava. Fu allora che cercai di introdurre nel discorso con il dottor Sipe (Sipe  il cognome vero o
da ragazza di mia moglie), a mo' di confidenza fra maschi o famigliari, lo strano e
irragionevolmente frustrante conflitto coniugale fra me e Hope scaturito dal problema del mio cosiddetto russare.
.
Al che: - Non provarci nemmeno a farmi perdere tempo con certi argomenti, ogni uomo sa che
questo  un problema assurdo e insignificante rispetto a tanti altri conflitti e guai coniugali -. In altre
parole: de minimis non curat o:  una questione che non mi degno nemmeno di prendere in
considerazione - perch era questo il nocciolo o la stoccata dietro il gesto liquidatorio della mano
che il patrigno di Hope fece in risposta al mio accenno a quell'argomento delicato, facendo il gesto di
derisione che tutti i fratelli e le sorelle di mia moglie associano a lui fin da quando erano piccoli, e che
il fratellastro maggiore, Paul, un affermato procacciatore di finanziamenti per la pubblicit medica e
dentistica, ha ancora oggi la capacit prodigiosa di imitare quando tutte le nostre famiglie si riuniscono
durante la stagione vacanziera nella straordinaria casa di villeggiatura di Paul e della moglie Theresa a
Sea Girt, dove i marosi invernali si frangono contro le rocce della torre del faro che la guardia costiera
ha chiuso quando la navigazione G.P.S. o satellitare ha reso ridondanti le sue funzioni, e dove tutti i
fratelli e sorelle veri e acquisiti e rispettivi consorti e famiglie si riuniscono indossando maglioni
norvegesi con i termos a tenuta stagna di sidro bollente sugli affioramenti di roccia di basalto fra i
richiami pulsanti dei gabbiani a guardare i marosi che si frangono e le luci distanti del traghetto di Point
Pleasant che si dirige a nord lungo il canale navigabile intercostale verso Staten Island, un panorama
che sfoggia unicamente grigi ferrosi e marroni cupi e che, secondo un'ottica personalissima,  di una
desolazione estrema. Consapevolmente o meno,  un gesto della mano che nelle intenzioni vorrebbe far
sentire il destinatario un perdigiorno deficiente o un rompiscatole, e non si pu dire che pap abbia
mai fatto minimamente mistero di come la pensa sul sottoscritto e sulla sua posizione all'interno della
dinamica globale della famiglia. Audrey Bogen, con la quale la nostra Audrey giocava assiduamente
da piccola prima che gli affari di Jack Bogen avessero un capovolgimento di fronte e le loro vite
prendessero due strade completamente diverse, e che era gi una ragazza madre il cui mestiere
consisteva nel servire le bibite ai tavoli della 19ma Buca del Raritan Club (lla sua storia, per molte
adolescenti nubili appartenenti alla cerchia della nostra Audrey, rappresentava una sorta di
ammonimento, essendo uno dei suoi figli inequivocabilmente interrazziale), comparve con le nostre
birre Feigenspan poggiate su un piccolo vassoio di legno di quercia chiaro, e il patrigno di Hope si
avvalse di una prerogativa riservata agli uomini in et avanzata al cospetto delle donne giovani, vale a
dire quella di guardare in modo diretto e meditabondo il viso giovane e voluttuoso della cameriera, il
corpo prestante e uniforme mentre lei deponeva i boccali ghiacciati dichiarando la sua intenzione di
portare altri salatini. L'et avanzata e la senescenza fisica di pap, in altre parole, facevano s che
quel suo sguardo diretto - che, a Wilkes Barre, durante la mia giovent, veniva definito Mangiar[sela]
con gli occhi - apparisse ingenuo, infantile e a quanto pare pressoch innocente o innocuo alle
donne giovani anzich lascivo o osceno. Una qualit questa (o, per cos dire, una mancanza di qualit)
della quale io per primo ero, com' ovvio, fin troppo avvertito o consapevole, visto che la nostra
Audrey era entrata nell'adolescenza il cui inizio, nelle giovani d'oggi, sembra sempre pi anticipato, ed
era maturata fisicamente o (nelle parole di mia moglie) si era appesantita, al pari, com' ovvio,
delle altre esponenti del gruppo di sue pari con le quali andava in giro o che portava a casa o al mare
durante le vacanze e/o nelle escursioni in canoa nell'entroterra a giugno, luglio o all'inizio di agosto; e,
nel caso di alcune fra le pi prematuramente mature o voluttuose di queste sue pari, il dissidio tra il
bisogno naturale o impulso istintivo di guardarle come le avrebbe guardate qualunque maschio adulto
virile e, per contro, le ovvie barriere sociali innalzate dal mio ruolo di padre adottivo della loro
amica, diventava, in certi casi, cos scomodo o doloroso che quasi non riuscivo a guardarle o quasi le
ignoravo del tutto, un fenomeno del quale la nostra Audrey, c' poco da sorprendersi, spesso nemmeno
si accorgeva, ma che a volte infastidiva Hope al punto che in un paio d'occasioni, nel corso di liti
coniugali, si era presa gioco del mio addolorato turbamento, sostenendo che sarebbe stata pi contenta -
o forse lei avrebbe opportunamente detto che mi avrebbe rispettato di pi - se mi fossi limitato a fare
apertamente gli occhi da pesce bollito o gli occhi dolci anzich distogliere con simulata noncuranza lo
sguardo con quell'aria da cane bastonato che assumevo convinto di darla a bere a chi invece aveva gli
occhi per vedere e guardava la mia misera pantomima con un misto di piet e disgusto. A causa dei
gravi disturbi del sonno, il disaccordo con Hope e i problemi nel settore della compagnia dove lavoravo
come assistente alla supervisione dei sistemi (che forniva dati e attrezzature per l'immagazzinamento
dei documenti e sistemi di provenienza esterna a un certo numero di agenti assicurativi delle regioni del
medio Atlantico), il mio esaurimento cronico era arrivato a un livello tale che certe volte mi sentivo
sull'orlo delle lacrime, cosa che, com' ovvio, alla 19ma Buca con il patrigno di Hope, avrebbe
costituito un'eventualit inconcepibile. Certe volte, spesso guidando, temevo che stesse per venirmi un
infarto. Poi, in una fase prevedibile bench di gran lunga pi inquietante dell'ondata di smarrimento,
c'era l'apparizione di una strana, statica, allucinatoria immagine o inquadratura mentale, scena,
fata morgana o visione di un telefono pubblico in un aeroporto o della fila ordinata o schiera di
telefoni pubblici in una stazione ferroviaria di pendolari, che squillava. I viaggiatori procedono spediti
lateralmente oltrepassando la fila di telefoni, alcuni portano o trascinano il bagaglio a mano e altri
effetti personali, camminando o procedendo oltre spediti mentre il telefono, che rimane al centro della
visuale nella scena o immagine, continua a squillare, ininterrottamente, ma nessuno risponde, mentre
nessuno degli altri telefoni nella schiera di telefoni viene utilizzato e nessuno dei passeggeri aerei o
dei pendolari se ne accorge n lancia anche solo un'occhiata al telefono che squilla, e la cosa a un tratto
ha un che di incredibilmente commovente o toccante, sconsolato, malinconico e perfino premonitore,
un telefono pubblico che squilla all'infinito senza che nessuno risponda, e tutto questo sembra avvenire
all'infinito e, per cos dire, in assenza del tempo, ed  accompagnato da un odore di zafferano che non c'entra niente.
.
Il patrigno di Hope, un dirigente medico di successo alla Prudential Insurance, Inc. - o La
Roccia, come spesso viene chiamato da tutti - incarico che a quanto pare rivestiva anche il padre
prima di lui, oltre a essere nato e cresciuto nello storico quartiere Fourth Ward, conosceva la birra
Feigenspan con il marchio di fabbrica originario, il Vanto di Newark (o V.D.N.), e si faceva quasi
un dovere di non nominarla mai in altro modo, ostentando anche il vezzo di passarsi una nocca sul
labbro superiore dopo aver bevuto, alla maniera dei proletari della citt, salvo poi infilare la mano
nella tasca del gil estraendone portasigari e tagliasigari, nonch il sottile accendino modernista, un
regalo della moglie (con relativa dedica), e cominciare il rituale di predisporsi a fumare un costoso
sigaro Cohiba insieme alla birra alla spina, gesticolando perentoriamente in direzione del bar per un
portacenere, e in quel frangente mi accorsi una volta di pi di quanto apparisse estremamente sottile,
giallastra e, per cos dire, escarotica o friabile la pelle del polso e della mano sinistra sollevati in aria.
Le orecchie, che erano sempre state decisamente grosse e sporgenti, erano infiammate dal recente
sforzo. Sentendosi chiedere se, a pensarci bene, ritenesse che un sigaro a quell'ora del giorno fosse una
buona idea, il dottor Sipe, che il prossimo 6 luglio avrebbe compiuto 76 anni (la sua pietra zodiacale 
notoriamente il rubino), rispose che l'unico indice del suo desiderio di una mia intromissione nelle
sue abitudini personali sarebbe stato di venire da me e chiedermelo espressamente, al che io mi schiarii
leggermente la gola e mi strinsi nelle spalle o sorrisi, evitando gli occhi scuri di Audrey Bogen (quelli
della nostra Audrey erano grigioverdi o, con certe luci, nocciola) che nel frattempo deponeva sul
tavolo una piccola ciotola di noccioline lucidissime e un portacenere di vetro trasparente sul cui fondo
era riprodotto lo stemma del Raritan Club, che il dottor Sipe avvicin a s e ruot leggermente per
soddisfare qualche oscura logica del suo rituale per godersi un sigaro. Gi due volte avevo sbadigliato
con tale violenza che si erano manifestati uno schiocco e un improvviso dolore, per cos dire,
lancinante proprio sotto l'orecchio sinistro. A quanto pare pap, le minuzie della cui salute fisica
erano argomento di colloqui infiniti tra i vari figli, nel corso degli anni precedenti aveva avuto un certo
numero di colpi estremamente leggeri e localizzati - o, nel linguaggio dell'assicurazione medica,
Episodi ischemici transitori - che, come aveva confermato il fratello minore di Hope, Chip (il cui
vero nome  Chester) in quel modo pacato, quasi distaccato o sommesso che evidentemente accomuna
tutti i neurologi, rappresentavano pressoch la norma per un maschio settuagenario nelle condizioni e
con i trascorsi del dottor Sipe, e che, evidentemente, avevano poche ripercussioni sulla persona,
causando quanto a sintomatologia poco pi di qualche capogiro o di una distorsione percettiva
transitoria. Dal punto di vista empirico, il risultato evidente di tutto questo era che pap ora rientrava
in quel particolare filone di anziani (o, come preferiscono dire alcuni, uomini di una certa et)
danarosi che sembrano giovanili e anche raffinati se visti da una certa distanza, ma i cui occhi, visti pi
da vicino, rivelano un'impercettibile mancanza di messa a fuoco, e la cui espressione facciale o le cui
emozioni sembrano essere, in modo impercettibile ma inequivocabile, spente, risolvendosi in un
perenne aspetto o atteggiamento strano che a volte spaventava i nipoti pi piccoli. (Questo
nonostante il fatto che la nostra Audrey, che ora ha 19 anni, e la seconda nipote maggiore del dottor
Sipe, non abbiano mai, dal canto loro, riferito di aver avuto paura o di essere state spaventate dal
nonnone  [un nomignolo infantile che gli era rimasto], il quale, a sua volta, si rivolgeva a Audrey
chiamandola - senza mostrare la minima traccia di ironia o consapevolezza - la mia principessina, e
che, insieme alla moglie, aveva viziato Audrey con un'indulgenza cos abnorme ed esagerata da
sollevare a volte tensioni fra Hope e la suddetta signora Sipe, le quali non erano esattamente [per dirla
con Hope] grandi amiche. [Per mutuo e tacito consenso, la nostra Audrey di norma chiamava Hope
mamma o mamy e me Randall, Randy, o, quand'era arrabbiata o cercava di fare dell'ironia
sulla perenne lotta fra il controllo sui giovani contrapposto all'indipendenza, signor Napier, signor
Napier e signora o (decisamente con sarcasmo) il duo dinamico]). Oltre alle quattro fastidiose
macchie, o lesioni o cheratosi precancerose sulla fronte, solo negli ultimi anni il padre di Hope aveva
preso l'abitudine di continuare a muovere leggermente la bocca una volta smesso di parlare, come se
assaporasse il gusto delle parole o le ripetesse in silenzio, e quei movimenti certe volte facevano
pensare a un animaletto di qualche tipo che dopo essere stato colpito o investito continua a dimenarsi
madido lungo la strada, il che era, a dir poco, imbarazzante. C' anche il problema o la questione dello
curva nel tratto superiore della schiena di pap con conseguente sporgenza della testa, cos che
sembra spingere la faccia e la bocca in avanti in un atteggiamento aggressivo e quasi predatorio, che  a
sua volta imbarazzante, e che  forse un problema di postura geriatrica o di compressione del disco
oppure un inizio di gobba o di cifosi, che evidentemente per lui  motivo di grande spocchia e
ipersensibilit e a nessuno della famiglia  dato menzionarla in nessuna circostanza se non alla
moglie, che di punto in bianco tocca o spinge con impazienza la testa sporgente dicendogli: - Per l'amor
di Dio, Edmund, sta' dritto, - in un tono che mette a disagio tutti i commensali. Poi un'immagine
correlata brevissima e quasi stroboscopica in cui Hope e il patrigno, in un periodo passato o lontano,
sono seduti insieme in un coup o auto sportiva sconosciuta che fila a tutta velocit lungo una strada
provinciale interna rurale o decisamente malridotta sotto la luce torrida di agosto o fine luglio, e una
scena interna di un pap un po' pi giovane e non escarotico, con i capelli grigio ferro, il baffetto
crudele e i sottili guanti di vitello o da guida, che guida il veicolo, e anche alcuni scorci delle vedute
esterne e della linea centrale o mediana tratteggiata che si distende e sfreccia a una velocit innaturale,
come se il veicolo andasse troppo forte per una strada in quelle condizioni, e di una Hope pi giovane e
decisamente pi flessuosa e voluttuosa che si applica dei prodotti per il viso nello specchietto inserito
nel parasole o visiera mentre pap, la postura eretta e raffinata, scruta imperturbabile la strada che ha
davanti assicurandole che non  tanto il ragazzo in s e per s che non gli piace o che disapprova,
mentre il potente veicolo procede allontanandosi nella radiosa foschia dell'estate inoltrata, la breve
scena o visione interiore o inquadratura talmente rapida e fuori luogo da essere veramente, per cos
dire, visibile solo a uno sguardo retrospettivo.
.
Stando al mio orologio da tasca, non erano passati pi di cinque o sei minuti dal nostro ingresso
alla 19ma Buca. La pioggia contro la finestra convessa di vetro munita di montanti arrivava in quelle
che ora sembravano ondate o pulsazioni vascolari o peristaltiche, e durante le brevi stasi o
saccature ritmiche, era possibile scorgere la macchia d'alberi della curva ad angolo acuto del
Diciottesimo percorso piegati e straziati dalle violente raffiche di vento del temporale, come pure
minuscoli gruppetti di quattro golfisti rimpiccioliti dalla prospettiva che correvano a perdifiato in
direzione dei cart o dei ripari dove i professionisti tenevano i corsi di golf, i chiodi delle scarpe causa
delle alte falcate di uomini che corrono quasi sul posto. Quelli che avevano il cappello usavano una
mano per tenerlo gi. Il lungo bancone di mogano del bar e i tavolini della 19ma Buca cominciavano a
riempirsi man mano che sempre pi uomini cacciati dal temporale dalle varie parti della pista entravano
per riscaldarsi e aspettare che smettesse di piovere prima di tornare a casa da quanto restava delle loro
famiglie. A pap tremava la mano mentre armeggiava con il tagliasigari, che dovrebbe richiedere
grande precisione. Quelli appena entrati parlavano per lo pi di lampi chiedendo se qualcuno aveva
visto o sentito dei lampi sulla pista, e se qualcuno dei soci che frequentavano regolarmente il Raritan
Club potesse essere ancora l fuori. La faccia di molti sembrava insolitamente liscia e rosa, il
colorito acceso dall'adrenalina dell'improvvisa fuga. In termini attuariali, nei paesi occidentali
industrializzati i lampi uccidono in media pi di 300 abitanti l'anno, pi del numero medio di morti
accidentali imputabili alla combinazione di canottaggio dilettantistico e punture d'insetti, e un numero
considerevole di queste elettroesecuzioni si verifica sui campi da golf di tali paesi.
Da quando Audrey si era diplomata tenendo il discorso di commiato a nome della classe e
aveva lasciato il nido di casa per diventare una matricola alla Bryn Mawr che ha sede in un altro
Stato (nonostante sia ligia nel telefonare a casa una o due volte la settimana) l'autunno precedente,
l'unico grande conflitto nel matrimonio tra me e mia moglie si incentrava ormai sul fatto che lei ora di
punto in bianco andava dicendo che io russavo, e che questo presunto russare le impediva di
dormire o la privava di un sonno di cui aveva grande bisogno. Mettiamo che io mi stenda
tranquillamente supino sulla schiena con gli avambracci e le mani poggiati sul petto (che  il modo in
cui di solito mi predispongo a rilassarmi e a sprofondare gradualmente nel sonno), e che la nostra
camera da letto al piano di sopra sia piacevolmente buia e tranquilla, con le luci di quel po' di traffico in
transito all'incrocio residenziale sottostante silenzioso o attutito dagli alberi che scorrono lentamente
sulle pareti della camera da letto e si allungano, si distendono o precipitano in modo non privo
d'interesse agli angoli settentrionali e orientali delle pareti, mentre io mi rilasso gradualmente e calo per
pacifici gradi verso una buona notte di sonno, quando a un tratto Hope lancia le sue grida rabbiose nel
buio, sostenendo che il mio russare le rende impossibile addormentarsi, e dice con insistenza che o
mi giro su un fianco o vado a dormire nella stanza degli ospiti (che  il modo in cui, per tacito
accordo, ormai chiamiamo la stanzetta dove Audrey dormiva da piccola) reclamando per l'amor di
Dio un po' di pace. La cosa si ripete ormai quasi tutte le notti - alcune notti pi d'una volta - ed 
frustrante e sconvolgente oltremisura. Nel mio stato di rilassamento, l'improvvisa veemenza di quelle
grida mi inonda il sistema nervoso di adrenalina, cortisone o altri ormoni legati allo stress, e la violenza
con cui scatta a sedere sul letto - unita a una nota di fastidio se non di ostilit nella voce, neanche fosse
un problema che la tortura da anni e che ora avesse raggiunto il limite o l'ultima goccia - produce
in me una serie di reazioni naturali da stress psicologico che, di conseguenza, mi rendono
praticamente impossibile addormentarmi, a volte per ore se non di pi.
In passato, soprattutto durante un raffreddore, o in certi mesi estivi degli anni civili in cui la
percentuale di polline  alta e la mia febbre da fieno si attiva o si aggrava (io soffro di febbre da
fieno e, quand'ero piccolo, a Wilkes Barre, due volte alla settimana mia madre ha dovuto portare me e
mia sorella [che  affetta da allergie anche pi gravi delle mie, oltre a soffrire di asma congenita] dal
pediatra a fare il vaccino per diversi anni), alcune volte, devo ammetterlo, ho russato disturbando o
svegliando Hope nel corso del nostro matrimonio. Ma a questi episodi del passato si  sempre trovata
facile soluzione grazie a lei che mi proponeva dolcemente di girarmi su un fianco, cosa che io ho
sempre fatto all'istante e senza obiezioni, spesso risolvendo il problema senza che nessuno dei due si
svegliasse nemmeno completamente - lo scambio era in tutto e per tutto cordiale, e cos irreprensibile
che spesso Hope mi costringeva a girarmi senza svegliarmi n esasperare o far imbestialire nessuno dei due.
.
Perci non , come sulle prime avevo in mente di dichiarare o durante la nona o alla 19esima Buca,
che io sostenessi, come fanno certi mariti, di non russare mai, n che non sia disposto a girarmi su un
fianco o sull'altro o ad adottare le ragionevoli misure per andare incontro a Hope se una volta ogni
tanto capita che qualcosa mi fa gracchiare, tossire, gorgogliare, ansimare o comunque mi crea
un'ostruzione respiratoria nel sonno. Semmai, la causa vera e pi irritante o paradossale dell'attuale
conflitto coniugale  che io, in realt, non sono ancora davvero nemmeno addormentato quando mia
moglie salta su gridando che russo e la disturbo quasi ogni notte da quando Audrey  andata via di
casa. Quasi sempre  entro non pi di un'oretta da quando ci siamo ritirati (dopo aver letto a letto
all'incirca per una mezz'ora, cosa che rientra nel rito o consuetudine coniugale), quando sono ancora
steso a letto sulla schiena con le braccia piegate e gli occhi chiusi o che osservano con tutta rilassatezza
gli angoli delle pareti e del soffitto e il distendersi delle luci esterne attraverso le tapparelle, e sono
ancora consapevole di ogni rumore ma intanto lentamente mi rilasso e mi decontraggo e scivolo
gradualmente nel sonno ma non sono veramente addormentato. A quel punto lei si mette a urlare.
Il problema vero, in altre parole,  che  Hope (che,  risaputo, si addormenta nel momento
stesso in cui chiude il livre de chevet del momento, lo ripone sul comodino e spegne la luce incastonata
nell'involucro di acciaio opaco sopra il letto - al contrario del sottoscritto, che fin da piccolo ha
manifestato qualche difficolt e in un certo senso, per cos dire, fragilit o delicatezza quando si
trattava di addormentarsi) a essere quella davvero addormentata in questi frangenti, e a sognare, e i
suddetti sogni consistono, almeno in parte, nella convinzione e nella percezione in un certo senso
paradossali che sia io quello che dorme e russa tanto forte - a sentire lei - da resuscitare i morti.
Anch'io ho i miei difetti, ci mancherebbe, come tutti i mariti o quasi; ma non quello di russare
durante i mesi freddi dell'anno (come nella maggior parte dei casi, la mia febbre da fieno  stagionale o,
pi tecnicamente,  una risposta del sistema autoimmunitario a certe classi di pollini canicolari). Non
che debba necessariamente costituire un vero difetto in quanto tale, naturalmente, non essendo un
gesto che compirei consapevolmente o sul quale avrei una qualsivoglia forma di controllo volontario.
Solo che non lo faccio. N sono solito sbagliarmi o fare confusione quando si tratta di stabilire se
dormo o meno - e se c' una cosa certa nel nostro matrimonio  che ad addormentarmi davvero io ci
metto molto pi tempo di Hope o della mia prima moglie (ci avevamo scherzato su tante volte), come
ci metto molto di pi a svegliarmi completamente. Hope, in particolare, passa rapidamente e senza
difficolt da uno stato all'altro in un modo che, per me,  - a causa, forse, dello stress professionale -
una specie di battaglia. Si potrebbe portare a mo' d'esempio il fatto che sono quasi sempre io a guidare
quando dobbiamo affrontare lunghi spostamenti in macchina in coppia, o che spesso sono io quello che
la deve svegliare o scuotere dolcemente sulla spiaggia, o davanti al televisore, o non di rado alla fine di
un lungo spettacolo musicale o teatrale.
A partire dallo scorso autunno, per, non c' stato verso di ragionare con lei a questo riguardo.
Lei, in altre parole, asserisce senza mezze misure che il mio presunto russare  la realt oggettiva e
non un suo sogno. E al buio della nostra camera da letto, quando di punto in bianco si sveglia urlando
in modo da far scattare a sedere anche me, con l'adrenalina che mi va in circolo (proprio come quando
squilla il telefono di notte, e il suono o squillo ha un che di lacerante che  del tutto assente durante
le ore del giorno), le sue lamentele sul fatto che russo hanno quasi una nota isterica che dimostra
chiaramente che dormiva, o che comunque era in quello stato onirico di semiveglia nel quale certe
persone "parlano" nel sonno, confondendo passato e presente, verit e sogno, e ci credono al punto
che non c' verso di ragionare con qualcuno in quello stato.
Eppure io ho rifiutato categoricamente di trattarla con condiscendenza o di calmarla per una
cosa che non ha nessun fondamento di verit. Ci sono, anche nel matrimonio, dei limiti. Dopo un primo
momento lo scorso autunno in cui avevo fatto un tentativo di discutere o di ragionare con Hope in situ
nella camera da letto buia, informandola che in realt non mi ero ancora addormentato e dicendole di
rimettersi a dormire e di non pensarci pi, che stava semplicemente sognando (una reazione, per, che
le urtava i nervi e la provocava al punto che la voce cominciava a salire bruscamente assumendo un
tono che mi scombussolava al punto da vanificare qualsiasi speranza di dormire davvero per le varie
ore successive), ho fatto un tentativo o ho cercato in seguito di rifiutare di rispondere in situ o di
accogliere in alcun modo le sue lamentele riguardo al fatto che non la facevo dormire, aspettando
invece la mattina del giorno dopo per protestare che non dormivo ancora, e per farle notare gentilmente
che i suoi sogni agitati sul fatto che russavo diventavano sempre peggiori e pi frequenti e
sollecitandola a prendere appuntamento con qualcuno e magari a farsi prescrivere qualcosa. Eppure
Hope si  dimostrata cocciuta e inflessibile su questo punto, insistendo nel dire che ero io quello che
dorme, e che se non potevo o non volevo ammetterlo, il mio rifiuto a fidarmi di lei era indice del
fatto che dovevo essere arrabbiato con [lei] per qualcosa, o forse desideravo inconsciamente farle del
male, e che se c'era uno che aveva bisogno di prendere un appuntamento quello ero io, cosa che
stando a Hope avrei fatto senza esitare se il mio rispetto e il mio interesse per lei avessero superato
anche solo di una virgola la mia convinzione egoistica di avere ragione. La cosa peggiore  che, certe
mattine, ripeteva, per cos dire, a pappagallo il linguaggio della sorella biologica o vera, Vivian
(una bionda alogena con due divorzi alle spalle nonch frequentatrice devota di numerosi gruppi o
movimenti cosiddetti di sostegno o di autoaiuto, alla quale Hope era estremamente legata prima
che rompessero) accusandomi di assumere un atteggiamento di diniego, un'accusa a sostegno della
quale veniva ovviamente preso come ulteriore prova ogni mio eventuale diniego, una cosa da
impazzire. In un paio di occasioni, per, nei primi mesi invernali, devo ammettere che cedetti ed
effettivamente, con un grugnito o un sospiro di frustrazione, portai lenzuola e coperte nella stanza degli
ospiti in fondo al corridoio e cercai di sprofondare nel sonno o dormire fra le gale pastello, la ressa
zafferano e i detriti inscatolati della recente adolescenza della nostra Audrey, stendendomi nella pi
assoluta immobilit senza quasi respirare, e sforzandomi di sentire, in fondo al corridoio, qualunque
rumore provenisse da Hope che magari scattava di nuovo a sedere accusando un letto ora vuoto e non
occupato di russare e di tener[la] sveglia - che sarebbe stata una prova inconfutabile di chi
dormiva e di chi era invece semplicemente il soggetto innocente del sogno di qualcun altro di essere
tenuto sveglio. Steso l da solo, ebbi come la visione di me stesso che sentiva le urla e le lamentele
esasperate e si alzava all'istante per attraversare il corridoio in tutta fretta ed entrare come una furia in
camera da letto con una cosa che somigliava a un Aha! trionfante - ero cos carico di ormoni frustrati e
afflitti, per, e dedicai tanti di quegli sforzi e di quella concentrazione intensa all'ascolto vigile di un
qualunque suono o movimento provenisse dalla nostra camera da letto, che per tutta la notte non chiusi
praticamente occhio nell'ex letto di Audrey, eppure, nonostante questo, il giorno dopo dovetti
comunque alzarmi e cercare di affrontare alla meno peggio le mie responsabilit professionali al lavoro
nonch il lungo viaggio di andata e ritorno da pendolare con tutto il corpo, la mente e la psiche sull'orlo
di quello che dava la sensazione di essere un tracollo pressoch totale. Era, ne ero, ovviamente,
consapevole, forse meschino incaponirsi tanto con le dimostrazioni pratiche o prove, ma, a quel
punto del conflitto, spesso mi ritrovavo a non essere me stesso o a essere fuori di me tali erano la
frustrazione, la collera o rabbia e la stanchezza. Bisogna capire (e in origine era mia intenzione cercare
di spiegarlo al suo patrigno) che anche se, come capita in ogni matrimonio, io e Hope avevamo avuto la
nostra buona dose di conflitti e periodi coniugali difficili, la veemenza, la rabbia e la persecuzione
malcelate con le quali ora lei liquidava le mie proteste di essere sveglio nei frangenti cruciali del
presunto russare erano senza precedenti, e, nelle prime varie settimane di sogni e accuse, ero
preoccupato innanzitutto per Hope, e temevo che per lei si stesse rivelando pi difficile accettare che la
nostra Audrey aveva lasciato il nido di quanto non fosse sembrato in un primo momento (a
prescindere dal fatto che era stata Hope, pi che Audrey stessa, a insistere o a fare pressioni perch
frequentasse un'universit extrastatale , e quella della Bryn Mawr e della Sarah Lawrence che erano
relativamente vicine era stata una scelta di compromesso o [nel linguaggio delle norme assicurative]
un'intesa tecnica fatta sulla base di un tacito accordo fra me e Audrey che teneva conto di questa
priorit), e che tale difficolt o dolore si manifestasse con disordini del sonno e con una rabbia o una
riprovazione inconsapevoli e rivolte erroneamente verso di me. (Audrey  nata dal primo matrimonio
di breve durata di Hope, ma accennava appena i primi passi quando il divorzio fra me e Naomi venne
dichiarato Definitivo, a mensa et thoro, e io e Hope fummo liberi di sposarci, sedici anni esatti fa il 9
agosto prossimo. Sotto ogni aspetto pratico, , di fatto, anche mia figlia, e la sua assenza fisica e il
silenzio e gli orari strani e totalmente nuovi che regnano nella casa e l'intera gamma prevista dal nuovo
assetto sono difficili da accettare anche per me, come ho cercato ripetutamente di dire a Hope per
tranquillizzarla). Trascorso un altro po' di tempo, e vedendo che tutti i tentativi di discutere il conflitto
razionalmente o di indurre Hope a considerare anche solo l'eventualit che fosse lei, e non io, quella
che in realt dormiva quando si manifestava il presunto problema del russare portavano solo a un
ulteriore trinceramento o rafforzamento della sua posizione - il succo della sua posizione era che io
da parte mia mostravo una cocciutaggine o una sfiducia irrazionali nei confronti di quello che lei
sentiva benissimo con le sue orecchie - in buona sostanza smisi di dire o fare qualunque cosa a mo' di
reazione o obiezione in situ quando di punto in bianco scattava violentemente a sedere sul letto nella
stanza (il viso spesso disumano e spettrale alla luce fioca della camera da letto per via della crema
emolliente bianca che metteva prima di andare a letto durante i mesi freddi e secchi dell'anno, e
sgradevolmente distorto dall'irritazione e dalla collera) accusandomi di russare come un trombone e
pretendendo che mi girassi all'istante o che tornassi all'esilio di quello che era stato il letto di Audrey.
Ora, invece, restavo steso nell'immobilit e nel silenzio pi assoluti, gli occhi chiusi, mimando un
uomo profondamente addormentato che non poteva in nessuno modo sentirla n accorgersi di lei,
finch suppliche e ingiurie si stemperavano con fare sonnolento e lei si rimetteva gi con un sospiro
profondo e mordace. Al che io continuavo a stare supino e immobile nella mia tenuta da notte di
flanella o acetato blu, sempre fermo e silenzioso come una tomba, aspettando in silenzio di sentire il
respiro di Hope cambiare e quei leggeri rumoretti come se masticasse o digrignasse i denti che
produceva nel sonno e che indicavano che si era addormentata di nuovo. Anche in quei casi, per, a
volte ora si svegliava di botto soltinto pochi minuti dopo, rimettendosi seduta e accusandomi di
russare e pretendendo rabbiosamente che facessi qualcosa per arrestare o impedire la cosa in modo
che potesse finalmente trovare un po' di pace e riuscire a dormire.
A quel punto, la pioggia torrenziale del temporale primaverile si era mitigata o attenuata al
punto che i rumori dell'impatto delle singole goccioline si potevano contare singolarmente contro il
tendone di tela a strisce dei grande bovindo della 19ma Buca - nel senso che erano udibili
separatamente ma in somma aritmica e non si potevano definire esattamente piacevoli o calmanti; le
gocce pi grosse risuonavano quasi sinistre o, per cos dire, quasi brutali nella forza dell'impatto.
All'interno, il padre di Hope era appoggiato un po' di sghimbescio allo schienale della massiccia sedia
Windsor, e intanto si passava il buon sigaro sul labbro superiore per assaporarne l'aroma mentre
cercava nella tasca laterale ( questo che lo porta ad appoggiarsi; non si tratta di una deformazione) lo
speciale contenitore cifrato del tagliasigari. Senza informare Hope (un'omissione che era, lo confesso,
meschina, e molto verosimilmente, a quel punto del conflitto, non volevo darle una simile
soddisfazione), io, nel corso della visita medica annuale, avevo chiesto al medico generico del
piano sanitario della previdenza sociale di rimandarmi a uno specialista del piano che andava sotto la
voce di Orecchie, Naso e Gola, il quale di conseguenza mi esamin i condotti nasali, le cavit
sinusali, la trachea, le adenoidi e il palato molle, dichiarando che da quanto vedeva non c'era niente
di insolito o fuori dell'ordinario. In seguito, per, commisi l'errore di vomitare questa patente di
sanit in faccia a Hope durante una delle liti sempre pi infuocate e sconvolgenti (che spesso si
verificavano la mattina dopo a colazione) riguardo al cosiddetto problema del russare, al che Hope
approfitt del mio errore nel dirle della visita a O. N. & G. usandola come prova del fatto che  ...
ero consapevole [di] russare davvero e che in cuor mio la cosa mi preoccupava, e non le avevo detto
dell'appuntamento in anticipo perch temevo che lo specialista avrebbe diagnosticato che qualcosa non
andava nel mio palato molle o nelle cavit nasali e in tal caso avrei dovuto ammettere apertamente
davanti a lei che russavo davvero e che tutte le mie accuse sul fatto che era lei quella che dormiva e
semplicemente sognava che russavo non erano altro che dinieghi e proiezioni egoistiche del
problema sulla vittima (cio, naturalmente, su di lei). Queste brevi, aspre litigate - che si
manifestarono a ondate o a grappoli per tutto il corso dei mesi invernali e di inizio primavera, e il pi
delle volte tendevano a verificarsi o a erompere a colazione, alimentate dalla notte insonne e
dall'angoscia di dover fare fronte alle richieste della giornata senza aver dormito a sufficienza, e spesso
erano cos aspre e sconvolgenti che mi ritrovavo ad affrontare il viaggio da pendolare e le prime varie
ore di lavoro in una specie di stordimento emotivo, ripetendo mentalmente la lite ed escogitando
nuovi modi di presentare o disporre le prove o di cogliere Hope in una contraddizione logica, a volte
spingendo mi fino al punto di interrompere il lavoro per annotare queste idee o per abbreviare le
repliche a margine della mia agenda lavorativa in vista di un eventuale utilizzo futuro - facevano paura
per la rapidit con cui si infuocavano e la velocit con cui crescevano in termini di furia e intensit,
come pure per come la faccia secca, scura, stretta e sempre pi smunta di Hope nell'angolo della
colazione diventava quasi irriconoscibile ai miei occhi, distorta, stravolta e perfino un po' disgustosa
nella sua rabbia e nel suo sospetto implacabile; e, da parte mia, devo confessare che, come minimo un
paio di volte, avevo sentito il sincero bisogno di picchiarla o prenderla a spintoni o di capovolgere la
credenza o il tavolo nell'angolo della colazione con furia, tanto la furia irrazionale mi aveva indotto a
uscire fuori di me a causa della strana, implacabile, aspra e irrazionale cocciutaggine con la quale lei
si rifiutava categoricamente di considerare - di ammettere anche solo la possibilit, nonostante tutte le
ragionevoli prove contrarie, repliche, argomenti motivati, dimostrazioni e fatti inconfutabili e citazioni
di precedenti (c'erano stati, nel corso del nostro matrimonio, altri conflitti nei quali Hope era stata
fermamente convinta della validit della sua posizione, ma di fronte alle prove presentate in seguito si
era vista costretta ad ammettere che, in effetti, si sbagliava, e di conseguenza le era toccato scusarsi)
che avevo avanzato - che ero io a essere sveglio e lei a essere - anche solo per ipotesi - addormentata,
e che il problema di russare era di fatto in realt un [suo] problema e poteva essere veramente
risolto solo se si decideva a prendere [un qualche tipo di] appuntamento [medico, se non addirittura
psichiatrico]. A volte mi vibravano o tremavano letteralmente le mani per la frustrazione e il
disorientamento legato alla stanchezza mentre mettevo in moto la macchina, con una serie di rapide,
indistinte o poco gradite immagini o distorsioni allucinatorie che spesso mi scorrevano anche in
rapida, aritmica successione davanti all'occhio della mente mentre intraprendevo il mio viaggio da
pendolare a nord del Garden State Parkway. (In una delle pi infuocate e sconvolgenti fra queste liti,
avevo solo portato l'esame di Otecchie, Naso e Gola come prova del fatto che se non altro io, a
differenza di Hope, ero disposto a considerare se non altro l'eventualit di essere in un certo senso in
errore e forse in realt in un certo senso russavo davvero, e che di conseguenza qualsiasi
compromesso o risoluzione attuabili si sarebbero rivelati impossibili a meno che non ci fosse se non
altro un minimo di reciprocit nella nostra disponibilit a considerare, a prescindere da quello che ci
comunicavano i sensi, se non altro l'eventualit teorica che potessimo essere in errore riguardo a chi
dormiva e sognava e/o russava e a chi no).
.
Tra l'altro, a quel punto, la consuetudine (o rituale) di prepararci per ritirarci e andare a
dormire in camera da letto era diventata anche spesso quasi incredibilmente carica di tensione e
sgradevole. Spesso Hope non mi degnava di considerazione e non mi rivolgeva la parola, e quando, dal
mio lato della stanza, incrociavo il suo sguardo mentre usciva dalla cabina armadio o dal bagno o si
applicava l'emolliente davanti alla specchiera illuminata della sua toletta di smalto beige, la sua
espressione era spesso quella di chi guarda un disgustoso estraneo. (Anche il patrigno e le sorellastre,
Meredith e Denise [Donni per gli amici] di Hope sono esperti in questa espressione, cosa che ho
notato per la prima volta la prima volta che ho conosciuto la sua famiglia, il che  successo a una cena
nella grande casa in stile vittoriano del dottor Sipe e consorte nello storico quartiere Fourth Ward di
West Newark, nel corso della quale, in due diversi momenti, pap mi ha posto delle domande
biografiche o personali di qualche tipo dopodich, nel bel mezzo del mio tentativo di rispondere, mi ha
interrotto per rendere pubblicamente noto che cominciava a perdere la pazienza o voleva che tagliassi
corto adottando un modo pi spiccio o che riducessi al minimo la perdita di tempo). Spesso, le luci
della camera da letto ormai spente, ero cosi agitato e teso che l'eventuale prospettiva di addormentarmi
entro breve andava completamente a farsi benedire, nonostante il fatto che fossi ormai talmente sfinito
da tremare letteralmente e la mia vista, come gi detto, entrava e usciva con regolarit da vari stadi di
eccessiva messa a fuoco, acutezza e instabilit o retroussages astratti - vedi per esempio il modo come
la faccia un tempo fresca, voluttuosa e innocente di Audrey Bogen sembrava tremare o vibrare pronta a
esplodere in frammenti astratti quando ha portato al dottor Sipe il portacenere, che era fatto di un
pesante vetro nero e ornato dal cimiero araldica del Raritan Club e dal motto latino - Resurgam!  - in rosso viride.
.
Come pure, naturalmente, il fatto che l'assurda effimerit, la futilit e l'evidente spostamento o
proiezione dell'intero conflitto sul russare - riguardo al quale, fra me e Hope, solo io sembravo
veramente consapevole o frustrato per l'assurdit e la pochezza dell'intero conflitto - peggiorava di gran
lunga le cose. Ero io il primo a non riuscire semplicemente a credere che il rapporto fra me e Hope in
quella fase cruciale a nido vuoto del nostro matrimonio, potesse naufragare a causa di un problema
cos futile, un problema che, anche in unioni meno felici e vitali della nostra, va, in buona parte, risolto
o definito in una fase antecedente. Al pari dei conflitti legati, per esempio, ai diversi stili
comunicativi dei coniugi, alla quantit di tempo trascorso insieme rispetto a quello di separazione
fisica, alla divisione delle responsabilit per le incombenze domestiche, e via dicendo, la reciproca
compatibilit degli stili e degli accordi relativi al sonno rientra semplicemente nel compromesso
domestico di vivere con una moglie, come, ovviamente, sa ogni uomo che abbia un minimo di
esperienza di cose terrene. Non riuscii, per varie settimane se non per mesi, nemmeno a sollevare il
problema del conflitto con gli amici personali o con la famiglia. Sembrava semplicemente troppo
stupido per dargli credito. Arrivai addirittura al punto di cercare di consultare o di vedere un
consulente di coppia esperto - azione, anche questa, intrapresa da solo e, per cos dire, sub rosa,
sapendo benissimo come Hope, il suo patrigno e l'intero branco della sua famiglia vera e adottiva (con
l'eccezione di Vivian la cui presunta ritrovata memoria e le pubbliche accuse isteriche rivolte alla
famiglia allargata durante il raduno vacanziero nella straordinaria casa di villeggiatura di Paul e
Theresa vicino alla cala di Manasquan avevano provocato la rottura fra lei e Hope e la tacita
proibizione all'intera famiglia allargata anche solo di accennare all'argomento, senza contare le opinioni
personali del dottor Sipe riguardo al problema dell'idoneit di annoverare la terapia fra le spese
mediche ai fini dei piani sanitari e della sanit controllata, che erano ben note e sulla bocca di tutti)
consideravano l'argomento terapia, e sapendo anche, a quel punto, che il rifiuto muto e categorico di
Hope, se mai avessi introdotto l'argomento, anche solo di considerare l'eventualit di vedere un
consulente insieme a me in qualit di coppia mi avrebbe fatto risprofondare nella rabbia e nella
frustrazione, accrescendo o intensificando semplicemente le ragioni del conflitto coniugale - solo per
ritrovarmi, subito dopo, con mia grande umiliazione, a dover affrontare, subire o sopportare a pi
riprese una serie di colloqui terapeutici, in sostanza, del seguente tenore:
- Ma il vero problema non  russare, vero, Randall?
- Ma io non ho mai detto che fosse il vero problema.
- In fin dei conti, febbre da fieno o meno, un sacco di uomini russano.
- E se io fossi uno di loro [cio uno di quelli che russano anche nelle stagioni in cui la febbre
da fieno non costituisce una causa], capitolerei [cio davanti alle accuse di Hope] senza esitazione.
- Perch per lei  cosi importante stabilire se russa o meno?
- Il nocciolo della questione  che non  importante per me.  questo il nocciolo della questione
per me. Se effettivamente russassi, non avrei nessun problema ad ammetterlo, ad assumermene la
responsabilit e ad adottare le ragionevoli misure necessarie a prendere di petto il presunto problema.
- Temo di non avere ben capito. Come fa a stabilire con certezza se russa o meno? Se russa, allora per
definizione significa che dorme.
- Ma [cercando di replicare] ...
- Cio, chi pu saperlo?
- Ma [ormai sempre pi frustrato a quel punto]  proprio questo il punto, come ho gi cercato di spiegarle non so quante volte:  proprio quando non sono ancora davvero addormentato che lei mi accusa.
- Perch se la prende tanto? C' in gioco qualche interesse particolare nel voler stabilire se russa?
- Se, come dice lei, me la prendo, magari  perch sono un po' irritato, spazientito o frustrato
da questo genere di conversazione. Il punto  che non ho nel modo pi assoluto alcun interesse in gioco
riguardo al cosiddetto problema di russare. Il punto  che se russassi davvero, lo ammetterei e mi
girerei semplicemente su un fianco o mi offrirei addirittura di andare a dormire nel letto di Audrey
senza starei tanto a rimuginare ma limitandomi a un vago dispiacere naturale per aver in qualche modo
disturbato o compromesso il riposo di Hope. Io, per, so che bisogna dormire per russare, e che so
quando dormo davvero e quando no, e so che se ho in gioco un interesse  quello di rifiutare di
calmare qualcuno che si dimostra non solo irrazionale ma anche ciecamente ostinato e ottuso
nell'accusarmi di una cosa di cui posso essere colpevole solo se dormo quando in realt non ho ancora
preso sonno, e questo in gran parte a causa di quanto sono teso e sfinito per via innanzitutto di tutto questo assurdo conflitto.
.
Il consulente della previdenza sociale, che sembrava, a dir tanto, fra i trentacinque e i
quarant'anni, e che portava gli occhiali, aveva una fronte larga e bombata che dava l'idea di un
profondo pensatore, un' apparenza che era, come diventava sempre pi chiaro, fuorviante.
- E non esiste nessuna eventualit - cos, Randall, tanto per dire - nessuna eventualit o
possibilit, per quanto remota, che sia lei quello che si sta dimostrando, come ha detto lei, ostinato o
cieco in questo conflitto nel rapporto fra lei e la signora Napier?
- Ora devo confessare che comincio a sentirmi frustrato o, se mi passa l'espressione, abbastanza
seccato o esasperato, visto che il nocciolo, la radice di un comportamento scorretto e della mia
frustrazione se non addirittura della rabbia nei confronti di Hope,  che io per primo sono disposto a
esaminare questa possibilit. Sono io quello che sta qui, a esaminarla, come pu ben vedere. Vede per
caso mia moglie qui?  per caso disposta a venire a mettere [il problema] in chiaro e a considerarlo
in presenza di una terza parte disinteressata?
- E posso chiederle perch fa quella cosa con le dita?
- E invece no, Ed [il consulente della previdenza sociale aveva insistito tanto perch lo
chiamassi con il suo nome di battesimo], se mi permette, il fatto  che in questo momento Hope sta
tornando a casa dalla palestra o dall' estetista e con tutta probabilit  in metropolitana a tormentarsi fra
s pensando al conflitto e a rafforzare la sua posizione e a prepararsi per il prossimo infinito round del
conflitto non appena sogner di nuovo che la tengo sveglia e la depredo di giovent, vivacit e fascino
da ragazzina, mentre io nello stesso momento sto qui seduto in uno studio privo di ventilazione a
sentirmi dire se non si d il caso che sia cieco.
- Sicch, se l'ho ascoltata attentamente, in realt si tratta di un problema di correttezza. Sua
moglie non si sta comportando in modo corretto.
- Il vero problema  che  una cosa assurda, surreale, un incubo a occhi aperti in senso quasi
letterale. Mia moglie ormai  diventata una sconosciuta per me. Va dicendo di sapere meglio di me se
sono sveglio. Pi che scorretto mi sembra quasi totalmente folle. So di essere seduto qui a sostenere
questa conversazione. So che non lo sto sognando.  folle metterlo in dubbio. Eppure, a quanto pare,
mia moglie sta facendo proprio questo.
- Lei ha la sensazione che la signora Napier potrebbe negare che lei sia davvero qui in questo momento.
- Non  questo il punto. Il fatto di stabilire se sono davvero qui o meno non  che un'analogia
volta a sottolineare che so benissimo se dormo o meno, esattamente come lo sa lei. Metterlo in dubbio
aprirebbe la via verso la follia, non crede? Saremo d'accordo almeno su questo?
- Randall, mi permetta di tranquillizzarla ancora una volta sul fatto che non voglio certo
contraddirla, cerco solo di assicurarmi di aver capito bene. Quando dorme, lei sa davvero che sta
proprio dormendo? - ... E via di questo passo. Spesso mi si inarcavano le mani per quanto stringevo il
volante della macchina quando riprendevo o continuavo il viaggio da pendolare fino a casa lungo il
Garden State Parkway dallo studio del consulente di coppia all'interno di un insieme (o complesso)
di strutture mediche e dentistiche nella zona periferica di Red Bank. In senso pi lato, cominciai spesso
a preoccuparmi o a temere di addormentarmi alla guida e di oltrepassare o saltare lo spartitraffico
imbattendomi nel traffico che veniva dalla direzione opposta, con le tragiche conseguenze che avevo
visto fin troppo volte nei tanti anni di pendolarismo.
.
Poi, mentre ero seduto col dottor Sipe al tavolino di quello che i soci del Raritan Club spesso
chiamano semplicemente 19 o la Buca, un'altra immagine o, per cos dire, inquadratura o scena
allucinatoria di me stesso, da ragazzino o da piccolo, in piedi su una superficie inclinata o precaria ai
piedi di una cosa che sembra una scala o una scala di corda o una corda, che guardo in alto con timore
infantile, la scalinata, scala o corda che penzola da qualche punto delle tenebre sovrastanti, oltre o
sopra l'imponente icona di pietra o busto di qualcuno troppo colossalmente smisurato o male
illuminato per poterne scorgere (o distinguere) la faccia in cima, mentre io sto precariamente in piedi
su un'altura nell'imponente grembo di granito della statua con una o tutt'e due le mani che stringono o
afferrano l'estremit della corda, e intanto scruto verso l'alto, con la mano di qualcuno ancora pi
grosso dietro di me poggiata pesantemente sulla spalla e sulla schiena e una voce dominante o
tuonante proveniente dal buio dell'imponente testa di pietra in cima che ordina ripetutamente: Su
mentre la mano spinge o scuote dicendo: Per Dio ...  e/o:  ... Hope varie volte. Pap - la cui area
di competenza professionale al Prudential  (o meglio, era) una cosa che si chiama Medicina
demografica, che presupponeva il fatto che evidentemente nemmeno una volta, nel corso della sua
carriera, avesse toccato fisicamente un paziente - mi aveva sempre considerato un po' noioso e/o
babbeo, uno al tempo stesso importuno e insignificante, l'equivalente umano di una mosca domestica o
di un nervo contratto, e non ha fatto il bench minimo sforzo per non darlo a vedere, anche se in qualit
di nonnone  sempre stato straordinariamente affettuoso e buono con la nostra Audrey, che per me e
Hope non  cosa da poco. Quando si concentra sull'estremit tagliata per accenderla, per un attimo
sembra strabico o con gli occhi storti, e la mano che regge l'accendino trema vistosamente, e in quel
momento dimostra tutti i suoi anni se non di pi. La punta recisa non si vedeva da nessuna parte.
L'intera stanza sembrava come avvitata in una spirale minacciosa. Tutti e due guardavamo l'estremit
rossa mentre lui ci teneva davanti il Ronson d'oro e tirava e buttava fuori il fumo, cercando di
accenderlo in modo durevole. I polsi e le mani erano giallognoli e lentigginosi, un po' come le patatine
di mais o di granturco, e le dimensioni della fiamma e del Cohiba facevano sembrare la faccia
secchissima, sottile, rugosa, curva e sporgente pi piccola e distante di quanto in realt non fosse; e
questo effetto non era una distorsione o allucinazione ottica bens una banale e semplice illusione
prospettica, del tutto analoga a un orizzonte rinascimentale. La vera fiamma era quella al centro.
Anche l'amarezza un po' tannica della Feigenspan rientra nella tradizione. (Anche quello che segue
rientra nella tipologia dei colloqui con un secondo consulente di coppia nel suo studio sterile e generico
nella zona periferica di Red Bank:
- E non  possibile che alcune di queste allucinazioni che lei ha la sensazione di vivere siano
uditive? Che a volte lei respiri male o russi e non se ne renda conto perch sta avendo, come ha detto
lei, delle allucinazioni?
- Ma so quando ho un'allucinazione. La foto di sua moglie e di sua figlia o presumibilmente
della figliastra o nipote qui sul tavolo - la faccia della figlia sta cominciando a girarsi e distendersi in
modo impercettibile. Questa  un' allucinazione. Uso allucinazione nel senso pi ampio del termine.
Non esistono allucinazioni che imitino la realt o che possano essere confuse con essa. A volte, per
esempio, quando cerco di radermi davanti allo specchio, sembra che il mio viso abbia un occhio in pi
al centro della fronte, la cui pupilla qualche volta  ruotata o puntata su un lato alla maniera di un
gatto o di un predatore notturno, o di quando in quando i due seni sul petto della nostra Audrey durante
i fine settimana con in genitori alla Bryn Mawr si alzano e si abbassano sotto il golfino come pistoni e
la testa  circondata da un'aureola o, per cos dire, un nimbo di personaggi disneyani animati.
Quando si verificano queste allucinazioni, sono in grado di dire a me stesso: Randall, stai avendo
un'allucinazione dovuta alla privazione cronica di sonno aggravata dai dissidi e dallo stress cronico.
- Ma devono essere comunque spaventose. Io ne sarei spaventato, questo  certo.
- Il punto  che so quando ho le allucinazioni e quando non le ho, proprio come ovviamente so
benissimo quando dormo e quando no). In quel frangente un ulteriore flash o visione momentaneo,
allucinatorio della nostra Audrey supina in una canoa tirata in secco mentre io mi do da fare come un
pistone sopra di lei, la mia faccia che si gira e comincia a distendersi mentre la scena o fata morgana si
sposta tornando quasi immediatamente al presente della 19ma Buca o la Buca con la nostra Audrey -
ormai diciannovenne e sbocciata nel pieno della femminilit o et del consenso - nel ben noto
corpetto zafferano, i pantaloni a tubo aderenti e i guanti fino al gomito che ora scivola languida e
sinuosa fra tavolini, sedie e sgabelli, servendo languidamente alcolici agli uomini bagnati. N bisogna
trascurare di aggiungere che ora c'era anche Jack Vivien al tavolino vicino alla finestra della 19ma
Buca con me e il dottor Sipe, anche lui con un bicchiere e seduto al lato destro o esterno di pap.
Jack Vivien non indossava la classica giacca n la visiera da golfista, oltre a sembrare asciutto, pacifico
e, come sempre, padrone di s e tutt'altro che affannato, nonostante avesse ancora le scarpe chiodate o
da golf (sono i chiodi da mezzo pollice delle suole della scarpe tradizionali i componenti responsabili
di condurre l'elettricit con un'efficacia da far rizzare i capelli sulla testa. Il professionista pi in
auge del campo da golf pubblico di Wilkes Barre, quand'ero ragazzo io, per esempio, una volta venne
colpito e ucciso sul colpo da un fulmine, e mio padre rientrava nel trio di valorosi golfisti rimasti
all'aperto con la vittima colpita dal fulmine finch non rintracciarono e portarono sul posto un medico,
mentre il professionista giaceva prono e annerito stringendo ancora la bandiera della 12a buca [il cui
palo, o asta, al pari dei tradizionali chiodi da golfista, era, all'epoca, ancora fatto di metallo
conduttivo] nel pugno fumante), e qui la logistica del suo ingresso o logica della coincidenza che
l'aveva portato asciutto e, per cos dire, con l'occhio vispo (Jack Vivien aveva occhi vispi o
espressivi su una decisamente larga, ampia, bench un po' scialba, o immobile o inespressiva
[eccezion fatta per gli occhi animati, pensierosi] faccia, oltre che un pizzetto scuro e affilato che
serviva a compensare o attenuare la natura un po' insolita delle proporzioni e dalla posizione della
bocca), al nostro tavolino alla Buca in quel preciso momento  poco chiara e, a ripensarci, artificiosa
o, per cos dire, sospetta. , per esempio, quanto meno improbabile che Jack Vivien e il patrigno di
Hope si conoscano, e non solo pap non era socio del Raritan Club e ci aveva giocato in qualit di
ospite non pi di una volta o due in precedenza, ma in realt Jack (o, pi formalmente, Chester)
Vivien rivestiva un'alta carica dirigenziale come assistente del personale nella mia ditta (la cui fabbrica
fisica o centro nevralgico era situata a Elizabeth), una ditta che pap si era fatto quasi un dovere,
in numerose occasioni, di indicare o classificare come talmente effimera o insignificante per l'industria
assicurativa della regione che per tutto il corso della sua permanenza in carica alla Roccia non era
capitato nemmeno una volta di incontrarla o di sentirla nominare. N il patrigno di Hope dava
l'impressione di parlare con, rivolgere un'occhiata a o anche solo accorgersi della presenza di Jack
Vivien (che, dato il suo ruolo nel recente tentativo di soluzione del problema di russare, avevo finito
per conoscere abbastanza bene) mentre finalmente riusciva ad accendere quel coso e si appoggiava con
la leggera pendenza del fumatore allo schienale della sua poltrona Windsor, fumando lentamente e
unendosi a Jack Vivien (il cui onor del mento periorale o pizzetto aveva, effettivamente, francamente
e incongruamente un aspetto pubico o pudendo, e io non ero certo l'unico della System a essermene
accorto) nel soppesarmi con lo sguardo mentre mi coprivo prima un occhio e poi l'altro (un noto
rimedio della nonna per le comuni illusioni ottiche). Era chiaramente evidente che pap non
approvava o gradiva quanto vedeva in quel momento: un genero, per cos dire, di second'ordine
con handicap e credenziali mediocri in aggiunta a una professione irrisoria e anonima, uno le cui
faccende personali versavano nello scompiglio e che dava l'impressione di essersi potenzialmente
incagliato in un conflitto talmente irrisorio e assurdo con una moglie che, da parte sua, chiaramente o
soffriva semplicemente di sindrome da nido vuoto, o mostrava i primi sintomi dell'et critica o aveva
semplicemente degli incubi o brutti sogni (meglio noti clinicamente come terrori notturni), eppure
non era capace di essere abbastanza risoluto, suadente o uomo da convincerla che queste cause
naturali e de minimis erano al centro del loro cosiddetto impasse, e che ora dava tutta l'impressione
di accumulare il coraggio o il fegato per chiedere a pap di avvalersi della sua influenza o autorit
paterna su Hope (a prescindere dal fatto che, naturalmente, quando gli conveniva, era semplicemente o
solo il suo patrigno, e nei suoi occhi smorti c'era quella che a volte sembrava o pareva essere la
tremenda consapevolezza di patrigno di quello che la nostra Audrey avrebbe potuto essere per me, e
che forse Hope - come pure Vivian [come aveva istericamente affermato di essere stata
professionalmente aiutata a recuperarne inconsciamente il ricordo] - un tempo si era prestata a essere
o era stata per lui; e non era affatto difficile elaborare quasi a piacimento un'immagine o visione o
inquadratura da incubo ripresa dal basso della sua faccia prona appena sopra, congestionata e sotto
sforzo, la mano destra bella lentigginosa stretta saldamente su Hope o Vivian [le due mostrano una
somiglianza quasi intercambiabile nelle foto che le ritraggono da piccole] sotto la di lui bocca aperta,
il suo peso schiacciante totalmente e terribilmente adulto) per intercedere nel conflitto, bench il
vecchio non fosse nella posizione n avesse la pi remota intenzione di farlo, come chiunque con un
minimo di discernimento o di occhi per vedere sarebbe stato in grado di vedere.
Pi specificamente, era stato Chester A. (o Jack) Vivien - et: 55 circa, handicap: 11,
stato civile: ignoto, nonch direttore dei programmi di assistenza del personale per le operazioni
Elizabeth della Advanced Data Capture (il nome legale della nostra ditta) - nel cui ambito ufficio
d'angolo avevo finito per presentarmi con la coda fra le gambe allo scopo di confidare tutto l'assurdo,
apparentemente quotidiano o banale impasse coniugale del russare, e le sue ripercussioni sempre pi
pesanti sul matrimonio, la salute e la capacit di esercitare un ruolo professionalmente attivo nel mio
reparto all'interno della Systems. Questo nel marzo precedente. Bench il suo curriculum annoverasse
un Master o specializzazione nel campo della psicologia industriale rilasciato dalla Cornell
University (che  situata nella parte alta o settentrionale dello Stato di New York) , Jack Vivien non
era solo un semplice consulente o uomo di punta nel programma del P.A.P. (come viene spesso
indicato il piano di assistenza del personale) della Advanced Data Capture, ma era stato volutamente
sottratto all'operazione Brunswich della Weyerhauser Paper, Inc. vari anni prima al fine di dirigere e
supervisionare l'intero programma P.A.P., e ora fungeva anche da liaison amministrativa per il
programma sul piano sanitario della previdenza sociale della ditta, che evidentemente tra l'altro
richiedeva un'esperienza manageriale e contabile fuori dall'ordinario. Io e Jack Vivien eravamo sempre
andati d'accordo nutrendo un rispetto reciproco. Spesso (quando i problemi cronici di schiena glielo
permettevano) eravamo nella stessa formazione nei tornei della ditta che si tenevano durante i mesi
caldi, e a volte scambiavamo due chiacchiere nel cart sul punteggio teorico 4 e/o 5 mentre aspettavamo
che un altro membro del nostro quartetto individuasse una palla vagante o buca in uno sul campo.
Cosa ancora pi importante, era stato Jack Vivien che, alla fine di marzo, aveva di conseguenza
proposto o Lancia[to] [l']idea [del] la rinomata e stimatissima Clinica per il sonno Edmund R. e
Meredith R. Darling Memorial, che, disse, era affiliata alla o rintanata nella clinica universitaria
interstatale affiliata alla Rutgers University di Brunswick, come alternativa possibile. Era stato
sempre Jack - al contrario dei due presunti esperti, i consulenti di coppia professionisti che per un
certo periodo avevo consultato o visto, in preda alla disperazione, qualche mese prima - che mi
aveva fatto una buona impressione quasi istantanea andando subito [al] dunque e chiedendomi - in
modo un po' autoritario o retorico, ma senza condiscendenza n dando la sensazione di
compatirmi - se personalmente, a conti fatti, avrei preferito primeggiare o vincere nel conflitto ed
essere assolto in quanto innocente o nel giusto, da una parte, o se invece non avrei preferito
rimettere in carreggiata il mio matrimonio con Hope tornando a ricavare piacere dalla compagnia e
dall'affetto reciproci e recuperare la possibilit di dormire a sufficienza e senza interruzioni la notte per
essere in grado di esercitare efficacemente le mie funzioni e tornare a sentirmi di nuovo me [stesso].
La proposta, nella fattispecie, che Hope accolse se non altro per non sentir[mi] in una mattina
di cieli bassi e leggera foschia che facevano sembrare la luce del piccolo bovindo ornamentale nel
nostro angolo della colazione privo d'ombra e irreale e sembravano esasperare la consunzione dei nostri
visi stravolti, era la seguente: se Hope acconsentiva a frequentare la clinica del sonno Edmund R. e
Meredith R. Darling di Rutgers insieme a me e ci mettevamo nelle mani esperte dei ricercatori della
clinica del sonno rispettata e di provata esperienza, allora, se i risultati degli studi della clinica del
sonno sulle costanti del nostro sonno fossero serviti, in modo, forma o maniera sostanziale a
confermare le sue percezioni e convinzioni relative alla disputa sul mio russare, allora mi sarei
trasferito nuovamente e all'instante nell'ex alcova o camera degli ospiti della nostra Audrey in fondo
al corridoio accettando di seguire i consigli del personale medico per curare il mio russare
presumibilmente in buona fede. (Vero  che, da piccolo, a quanto pare mi ero succhiato o ciucciato il
pollice nel sonno per tanto di quel tempo durante l'infanzia che il nostro pediatra di famiglia di Wilkes
Barre aveva finito col consigliare ai miei genitori di rivestirmi o spennellarmi l'unghia del pollice con
una lacca medicinale dal sapore repellente o, per cos dire, di mettermi lo smalto ogni sera prima di
andare a dormire - questo, almeno, il ricordo che mio padre indicava come unica cosa insolita o fuori
dall'ordinario riguardo alle mie abitudini legate al sonno di quand'ero piccolo. [Il personale della clinica
del sonno Darling aveva chiesto a me e Hope di compilare un rendiconto dettagliato, preliminare o di
ammissione sulle costanti passate e presenti del nostro sonno, includendo dati che risalivano quanto
pi indietro possibile, inclusa, se possibile, l'infanzia]).
Utilizzando il suo tempo personale, nel corso dei vari appuntamenti e interscambi nel suo
comodo ufficio assegnatogli dal programma P.A.P., Jack Vivien, nonostante la ponderosa mole di
lavoro, mi aveva aiutato a prepararmi meticolosamente per la presentazione di questa proposta da
ultima spiaggia, durante la quale mi ero assicurato di mantenere l'espressione del viso e il tono
neutrali e non accusatori se non si tiene conto di un certo livello di malcelata spossatezza (quella
appena trascorsa era stata una nottata particolarmente difficile o brutta, con numerosi risvegli e
accuse). La proposta di spossatezza o cedimento da ultima spiaggia come fu da me presentata
all'angolo della colazione in termini che, indubbiamente (come Jack Vivien aveva previsto), avevano
dato maggiore impatto alla proposta, era, per molti versi, sincera o sentita, bench non, ovviamente,
nei termini in cui Hope (che, anche lei, sembrava invecchiata di vari anni nel corso dell'inverno
precedente al pari del sottoscritto [anche se non avrei mai dato voce a una simile osservazione - quali
che siano le opinioni di pap sul nostro matrimonio, ne so abbastanza sulle dinamiche di un
matrimonio solido da cogliere la differenza fra onest e semplice brutalit, e so che avere tatto ed
essere circospetti  altrettanto importante in un rapporto intimo che essere sinceri e mettere l'anima a
nudo, se non di pi] e che spesso lamentava quella mancanza cronica di sonno [anche se lei spesso
dormiva; ci di cui, in realt, risentiva gli effetti e di cui si lamentava erano i sogni traumatici o terrori
notturni, anche se io, naturalmente, ancora una volta tenni segreti i miei piani a questo riguardo] emise
un suono inquietante [o meglio, una lieve allucinazione uditiva - mi morsicavo letteralmente la
lingua per trattenermi quando discuteva di questo presunto suono] che imitava la tonalit di un
diapason o di una campana suonata a dovere) sembrava credere, mentre il suo viso, al di sopra del
centrotavola, dell'uva e del pane tostato, flirtava a pi riprese con astrazioni o pulsazioni vorticose di
colore viride pur cercando di serbare o mantenere la sua integrit o coesione ottica o visiva alla
rastremata luce grigia del mattino in un modo che sembrava quasi ostinato. Di struttura piccola e
lineamenti affilati, la carnagione bruna o abbronzata e i capelli con i colpi di sole in un'alta cotonatura
distaccata e immutabile che guarda dall'alto in basso gli orientamenti incostanti della moda in fatto di
acconciature, la forza di volont e il rifiuto da parte di Hope di essere altri se non chi o che cosa
erano stati uno fra i primi motivi d'attrazione tra me e lei; e a quel punto, anche durante la spossata
presentazione dell'ultima spiaggia della clinica per il sonno Edmund R. e Meredith R., ricordo ancora
adesso che ricordai di non averlo mai dimenticato, n ero mai rimasto insensibile al suo fuoco
interiore, n avevo smesso di (a mio modo) amarla e di trovarla desiderabile nonostante il fatto
che, anche prima della snervante dissoluzione del presente conflitto, i recenti anni intercorsi non siano
stati,come recita il detto, clementi con le attrattive o il fascino gineceici o femminili di Hope, bench,
nel suo caso, le devastazioni del tempo non abbiano prodotto gli effetti di gonfiore, imbolsimento,
ispessimento e dilatazione tipici dell'et che hanno colpito tutt'e due le sue sorellastre e (in misura
minore) anche me. Un tempo voluttuosa al punto da essere quasi alla Rubens, il tipo di
invecchiamento o senescenza di Hope si  manifestato principalmente nell'avvizzimento o
essiccamento, con la pelle che si indurisce in alcuni punti assumendo la parvenza del cuoio, e
l'abbronzatura che pare perenne, mentre i denti, i tendini del collo e le articolazioni delle estremit
spuntano con un' asperit che prima non avevano mai mostrato. In poche parole, l'insieme ha assunto
un aspetto lupesco o predatorio, e quello che un tempo era il ben noto scintillio dei suoi occhi 
diventato mera avidit. (Niente di tutto questo , naturalmente, in alcun modo sorprendente o
innaturale - l'aria e il tempo hanno semplicemente fatto a mia moglie quello che fanno al pane o ai
panni stesi. Il fatto  che dobbiamo tutti scendere a patti con il nostro stato attuariale, se cos vogliamo
dire, del quale il nido vuoto  un indicatore di distanza estremamente vivido lungo il cammino). La
realt naturale ma non per questo meno tremenda - quantunque taciuta in qualunque unione
realizzabile, nel corso del tempo -  che, a quel punto del nostro matrimonio, Hope era gi di fatto o
praticamente asessuata, un, come recita il detto, fiore trascurato o appassito, tanto pi o peggio
ancora per le scrupolose cure che dedicava alla persona o ai desiderata giovanili, proprio come tante
altre della sua cerchia di amiche dilatate o in via di essiccamento e delle mogli o divorziate di mezza
et appartenenti al club del libro o di orticoltura che di norma si riuniscono intorno alla piscina del
Raritan Club nel corso di tutta la stagione estiva sono ossessionate, anche loro, da: corsi di ginnastica e
regimi calorici, emollienti e tonificanti, yoga, integratori, abbronzatura o (quantunque nominati di rado)
lavoretti o interventi chirurgici - e tutte si aggrappano ostinatamente a quella stessa vivacit nubile o
da virga intacta che le loro figlie mettono inconsapevolmente in ridicolo quando cominciano a fiorire.
(In effetti, a prescindere dalla sua naturale verve ed esprit fort, spesso era fin troppo facile cogliere il
dolore nello sguardo di Hope e la posa increspata o compressa della bocca quando guardava o era
nella visuale della pi recente, sempre pi matura e avvenente cerchia di pari della nostra Audrey, una
sofferenza senile in seguito trasferita o proiettata con estrema facilit in rabbia nei miei confronti per
il semplice fatto di avere occhi con i quali vedere e restarne naturalmente colpito). In effetti suscita un
certo imbarazzo dover considerare un caso il fatto che tutte queste fanciulle e figlie in fiore venivano,
quasi senza eccezione, spedite tutte nelle universit extrastatali, man mano che di anno in anno la
loro sola presenza fisica diventava un rimprovero vivente per le madri.
I letti veri e propri per i pazienti e i dati registrati sul loro caso alla clinica del sonno Darling
erano uno di fianco all'altro, ma erano anche decisamente stretti, e dotati di materassi sottili ed
estremamente rinforzati, come pure di un unico lenzuolo e di una coperta acrilica di media
pesantezza nonostante il gelo sterile della camera del sonno. Il regime diagnostico - che richiese non
poco tempo e trattative con la previdenza sociale per garantire la copertura o autorizzazione relativa -
presupponeva che io e Hope facessimo non meno di 90 miglia (con il sottoscritto, al solito, al volante
mentre Hope sonnecchiava con il cuscino da viaggio poggiato contro lo sportello del passeggero), in
macchina, percorrendo la I-195 e le statali 9 e 18 un mercoled sera a settimana per raggiungere il
Memorial Hospital di Rutgers-Brunswick, dove ci facevamo registrare al reparto di
Neurologia/Sonnologia del quarto piano, che conteneva la clinica del sonno Edmund R. e Meredith R.
Darling Memorial, la cui reputazione tra gli addetti ai lavori era, a sentire tanto Jack Vivien che altre
fonti, di prim'ordine. Lo specialista del sonno (o sonnologo) incaricato del nostro caso, un tizio
grosso, dai modi gentili, corpulento, ben piantato, con i capelli a spazzola color piombo e quello che
sembrava un numero spropositato di chiavi attaccate a un portachiavi con la pubblicit della Parke
Davis, Inc. - i modi gradevoli alla maniera neutra, sottomessa e formale degli impresari di pompe
funebri e di un certo tipo di professori di orticoltura - aveva come Hope osserv in seguito un collo o
gola piccolo o invisibile di per s, la testa sembrava poggiare o, per cos dire, riposare direttamente
sulle spalle, il che come feci osservare forse era solo un'illusione o effetto ottico dovuto al colletto alto
del camice medico o da laboratorio bianco del sonnologo, indossato anche da buona parte del resto
del personale in servizio alla clinica del sonno Darling Memorial, che sul taschino aveva appuntato il
becco del cartellino (detto, nell'argot o gergo pi familiare del reparto sistemi della A.D.C.,
cardellino) laminato con la foto di riconoscimento. Alcuni membri selezionati del personale tecnico
(o squadra del sonno) del sonnologo ci sottoposero al colloquio di ammissione di prassi, con il
medico in persona che faceva da docente o guida mostrando brevemente a me e Hope i locali della
clinica del sonno Darling, che a quanto pare era costituita da quattro o pi stanze del sonno
indipendenti circondate su tutti i lati da pareti insonorizzate e chiare di vetro spesso o plexiglas,
sofisticati strumenti di registrazione audio e video e da un'attrezzatura di monitoraggio neurologico. Lo
studio del dottor Paphian era attiguo al centro di comando o nevralgico collocato al centro della
clinica, dove sonnologi professionisti, neurologi, aiuti, tecnici e dipendenti potevano osservare gli
occupanti delle varie stanze del sonno su un'ampia gamma di monitor a infrarossi e misuratori delle
onde cerebrali e apparecchiature video. Ogni membro del personale e della squadra del sonno
indossava anche le scarpe bianche e silenziose con la suola di gomma o plastica, e anche le coperte
inconsistenti su ciascun letto della camera erano o di un bianco immacolato o di un azzurro pastello o
cielo (o elettrico). Anche il sistema di luci a soffitto su base alogena, in stile riflettori o faretti
era bianco e totalmente privo di ombre (vale a dire che nessuno nella clinica sembrava proiettare ombra
di sorta, il che, unito al silenzio da funerale, secondo Hope, conferiva, disse lei, un aspetto un po'
sognante o da sogno all'atmosfera del luogo) e faceva sembrare tutti giallognoli o malati, oltre al
fatto che la camera del sonno era decisamente fredda. Il sonnologo spieg che le temperature
relativamente fresche favoriscono tanto il sonno umano quanto le complesse misurazioni dell'attivit
delle onde cerebrali che le sofisticate apparecchiature della clinica dovevano monitorare, spiegando che
i vari tipi e livelli di onde dell'elettroencefalogramma (o cerebrali) corrispondono a vari livelli o
stadi unici diversi e distinti della veglia e del sonno, compreso il ben noto stadio R.E.M. o
paradossale in cui i muscoli volontari sono paralizzati e si manifestano i sogni. La maggior parte
delle sue tante chiavi avevano ciascuna la testa incassata in un involucro di gomma o plastica che,
ipotizzai, riduceva al minimo il fattore di rumore complessivo del grosso anello di chiavi quando il
sonnologo camminava o stava in piedi reggendo le chiavi sul palmo leggermente mobile in un modo
che sembrava soppesare o valutare la pesantezza mentre parlava, che evidentemente era il suo
principale vezzo inconsapevole o nervoso. (In seguito, all'inizio del primo viaggio di ritorno a casa
[prima di cominciare, com'era sua abitudine, a sonnecchiare o appisolarsi contro lo sportello
laterale], Hope postul che a lei sembrava esserci qualcosa di rassicurante, fidato o [per usare un
termine di Hope] solido in uno con tante chiavi [con me che, da parte mia, tenevo per me il fatto che
le mie associazioni inerenti le chiavi erano legate pi ai guardiani]) .
Gli accordi prevedevano che io e Hope frequentassimo la clinica del sonno una volta a
settimana, il mercoled, per una durata totale non inferiore alle sei settimane, dormendo tutta la notte
nella camera del sonno sotto stretta osservazione. Buona parte del processo di raccolta dei dati
d'ammissione riguardava le abitudini o rituali notturni miei e di Hope che facevano da sfondo ai
preparativi per andare a dormire (questi cosiddetti rituali da una parte accomunavano e dall'altra
contraddistinguevano o differenziavano buona parte delle coppie sposate, spieg lo specialista del
sonno), affinch queste pratiche e logistiche potessero essere ricreate - con l'ovvia eccezione di
qualsiasi abitudine fisicamente intima o sessuale, aggiunse il sonnologo, senza lasciar trapelare alcun
imbarazzo o pudicizia evidente mentre Hope evitava la mia occhiata - nel modo pi simile possibile
in queste intere notti, mentre ci predisponevamo a dormire sotto osservazione. In spogliatoi separati,
prima ci cambiavamo per indossare le camicie da notte ospedaliere verde chiaro e le ciabatte messe a
disposizione, poi procedevamo in tandem verso la camera del sonno che ci avevano assegnato, Hope
servendosi di una mano per tenere saldamente chiuso lo spacco o incisione o fessura dietro la
camicia da notte all'altezza del sedere. N le camicie da notte n le luci ad alta intensit potevano certo
essere definite adulatorie o modeste - e Hope, essendo una donna, in seguito protest con me per
essersi sentita umiliata o violentata a dover dormire sotto quelle coperte trasparenti mentre degli
sconosciuti la osservavano attraverso una parete divisoria di vetro. (Frequenti osservazioni o lamentele
di questo tenore erano esche per litigare, ma io rifiutavo di abboccare all'amo durante i lunghi viaggi
di ritorno a casa la mattina dopo di buon'ora, dopo i quali dovevo sbarbarmi e cambiarmi in tutta fretta
e predispormi ad affrontare il viaggio da pendolare verso Elizabeth ora tortuoso durante l'ora di
punta per un'intera giornata di lavoro. Un'abitudine frequente di Hope era a volte quella di dare
l'impressione di accettare o accogliere una proposta aspettando che la linea di condotta concordata
fosse in vigore prima di dar voce alle sue obiezioni, e a quel punto quelle che sarebbero state obiezioni
e riserve ragionevoli diventavano semplicemente inutili lagnanze. Io, per, a quel punto del conflitto,
avevo imparato a soffocare frustrazione e indignazione o anche solo a far presente che il tempo perch
quelle lamentele si rivelassero proficue era passato da un pezzo, visto che far presente certe cose porta
inevitabilmente al genere di liti coniugali o scontro di caratteri da cui nessuno esce vincitore.
Andrebbe anche aggiunto, come avevo fatto con Chester [o (Per l'amor di Dio), Jack] Vivien, che i
nostri rispettivi temperamenti erano tali che il conflitto o lite era pi difficile o pesante per me che
per Hope, per Naomi o per Audrey, ciascuna delle quali sembrava avere rispetto a me una certa facilit
nello scuotersi di dosso l'adrenalina e il turbamento di uno scambio infuocato). Venimmo istruiti o
incoraggiati a portare i prodotti per l'igiene o la cura personale da casa, e a usare (prima Hope, poi io,
proprio come a casa) un bagno privato e a sottoporci ai rituali dell'igiene personale in previsione di
andare a letto (Hope, per, si astenne dall'utilizzo di emollienti per il viso, retina per i capelli, idratante
e guanti a cagione degli osservatori e della panoplia di telecamere low light, nonostante le istruzioni
di mimare, con quanta pi fedelt possibile, le abitudini domestiche). In seguito gli aiuti o infermieri ci
applicarono i cerottini o conduttori rotondi bianchi dell'E.E.G. - i cui gel conduttivi erano
estremamente freddi e davano una strana sensazione, osserv Hope - sulle tempie, la fronte, la parte
superiore del petto e le braccia, dopodich ci stendemmo con fare cauto o guardingo su tutta la
lunghezza dei letti paralleli nella stanza del sonno, attenti a evitare di aggrovigliare la complessa rete di
fili che si dipartiva dai conduttori raggiungendo un monitor rel o a induzione grigio che
mormorava sommessamente incassato nell'angolo nord orientale della camera del sonno. I tecnici della
squadra del sonno - alcuni dei quali, venne fuori, erano studenti di medicina iscritti alla vicina
universit di Rutgers - portavano le tradizionali calzature bianche silenziose e i camici di laboratorio
sbottonati sopra abiti civili o sportivi. Con una certa sorpresa scoprimmo che tre delle pareti
apparentemente di vetro della nostra stanza del sonno erano, in realt, viste dall'interno, a specchio,
perci, dall'interno, non vedevamo nessuno dei tecnici n degli apparecchi di registrazione, mentre
l'interno della quarta o ultima parete includeva un sofisticato schermo video o proiezione a tutta
parete di varie immagini, scene o quadri comunemente rilassanti o soporiferi: campi di grano
ondeggianti, ruscelli gorgoglianti, abeti invernali merlati di neve fresca, animaletti selvatici che
rosicchiavano le bacche cadute al suolo, un tramonto sul mare, e cos via su questa falsariga. Venne
fuori che anche il materasso dei letti gemelli e l'unico cuscino avevano uno strato di un composto
plastico che scricchiolava distintamente a ogni movimento, cosa che personalmente trovavo irritante
nonch abbastanza antigienica. I letti avevano anche delle sbarre di metallo lungo i lati che sembravano
alquanto pi alte e solide delle sbarre o fiancate che uno di norma associa a un pi tipico letto
d'ospedale. Il sonnologo assegnato al nostro caso - il dottor Paphian, dal suddetto aspetto sottomesso
e i capelli corti sale e pepe e la testa sessile - spieg che le particolari disfunzioni del sonno di alcuni
pazienti includevano il sonnambulismo o alcuni movimenti convulsi se non potenzialmente violenti nel
pieno del sonno, e che le sbarre da 24,5 pollici di acciaio opaco affisse ai lati dei letti della stanza erano
un obbligo prescritto dall'assicurazione della clinica del sonno.
Tra l'altro - un po' di lettura per una media di 20-30 minuti prima che Hope di norma spegnesse
la luce incastonata nell'involucro rialzato sopra il suo letto a casa era un'abitudine consolidata nella
nostra routine matrimoniale per predisporci a dormire - io e Hope trascorremmo, per tre mercoled
consecutivi di fila, 20 o pi minuti seduti sugli angusti lettini simili a quelli dei bambini (per via delle
alte sbarre laterali) con soltanto uno scricchiolante cuscino istituzionale come sostegno per la schiena, a
far mostra di leggere nei nostri rispettivi letti nella stanza del sonno come facevamo a casa, ciascuno
con il livre de chevet del momento scelto fra le mani, che Hope aveva portato da casa dentro la borsa
del Club del libro, ma che l, in quell'ambiente artificiale, erano semplice materiale scenico, e io
facevo poco pi che girare distrattamente le pagine del Serpente sulla roccia di Kurt Eichenwald,
giacch l'idea di rilassarmi o lasciarmi andare coperto com'ero di conduttori dell'E.E.G. e di fili
sporgenti nonch riflesso per intero in tre pareti della piccola stanza era in un certo senso farsesca o
assurda; ma io ormai - in quella che rimase una consultazione privata se non sub rosa con Jack
Vivien - ero deciso a proseguire sino in fondo l'esperimento fornendo la mia piena collaborazione
tecnica, senza lamentarmi, sollevare obiezioni o dare a Hope motivo di sospettare o pensare che non
ero pronto a portare sino in fondo la mia parte dell'accordo. (A volte, devo ammettere che, per
esempio mentre guido - soprattutto durante il quotidiano viaggio da pendolare lungo il Garden State
Parkway, o verso ovest lungo la 195, la tangenziale del Jersey, e la I-276 intorno al confine
settentrionale dell'area metropolitana di Philadelphia fino al campus della Bryn Mawr extrastatale, dove
parcheggiavo la macchina lungo Montgomery Avenue guardando in alto per osservare le luci della
stanza della nostra Audrey nel dormitorio delle matricole [o, pi ufficialmente, Ardmore House, in
onore di un benefattore dell'universit del Diciannovesimo secolo, e progettata o restaurata nell'erto,
grigio, vertiginoso, merlato stile torre o Martello di una fortezza di epoca medievale] nell'angolo
nord-est al quarto piano della torre o maschio accendersi e spegnersi mentre lei camminava per la
stanza con la sua compagna di stanza o si preparava ad andare a dormire o a spogliarsi - mi sento cos
sconvolto, malinconico o consumato da un'angoscia o terrore schiacciante per alcun motivo evidente
o individuabile [questa sensazione, che non ha nessun nesso con la mancanza di sonno i cui sintomi a
quel punto conoscevo ormai alla perfezione, sembra venire dal nulla ed emergere, per cos dire, da
una specie di profondo, inconscio vuoto o buco psichico] che mi viene una mezza idea di saltare
intenzionalmente lo spartitraffico imbattendomi nel traffico che viene dalla direzione opposta. Questa
paura, in media, non dura pi di un momento o due).
Nonostante, per, il nervosismo o eccitazione alla prospettiva di una verifica oggettiva della
mia versione della controversia, la consuetudine o abitudine che avevo da sempre di stendermi
supino sulla schiena con i gomiti piegati e una mano sopra l'altra sul petto mi permettevano di
rilassarmi mentre le immagini distensive e le luci impietose della stanza del sonno venivano oscurate
da un punto imprecisato all'esterno della stanza con maggiore facilit di Hope, che ha 1'abitudine
(contrariamente alla nostra Audrey, che ha la tendenza a rannicchiarsi in posizione quasi fetale sul
fianco, e spesso sembra svegliarsi esattamente nella stessa posizione in cui ha preso sonno) di
addormentarsi bocconi o prona, con le braccia allargate e la testa girata o, per cos dire, quasi torta
con violenza da un lato, come se un grosso peso sgradito la schiacciasse da dietro o da sopra (una
posizione che molti adulti troverebbero decisamente scomoda), e che si lament con la squadra del
sonno del fatto che per lei sarebbe stato pressoch impossibile addormentarsi per davvero supina e a
pancia, per cos dire, in su come sembravano richiedere i conduttori e i fili dell'E.E.G. Malgrado
questo, subito dopo si addorment (come al solito) all'istante; e, durante il secondo mercoled di
pernottamento nella stanza del sonno, n lei n il dottor Paphian (il nome di famiglia o cognome
dello specialista del sonno) allusero pi alle sue veementi proteste della settimana precedente.
Come gi accennato, il nostro protocollo diagnostico prescriveva che ci recassimo e ci
registrassimo per dormire insieme alla clinica del sonno Darling Memorial una volta a settimana per un
massimo di sei settimane, permettendo cos di monitorare l'andamento delle onde cerebrali mie e di
Hope e di registrare ogni movimento, rumore o risveglio anomalo sulle videocassette a infrarossi o
low light di ultima generazione (Hope si faceva spesso un dovere di verificare anche la qualit
dell'audio, mentre io fissavo impassibile la scena rilassante sullo schermo della quarta parete), che
sarebbero state analizzate dal nostro sonnologo andando infine a costituire la base per una diagnosi
medica e un'eventuale cura da seguire. Da parte mia, ovviamente, come gi accennato in precedenza,
ero a dir poco impaziente di ottenere la verifica empirica fornita dalle registrazioni del fatto che,
quando Hope si sarebbe messa a sbraitare infastidita accusandomi di russare, le onde del mio E.E.G.
avrebbero mostrato che, non solo ero davvero addormentato, ma che, al contrario, la lettura cerebrale
di Hope avrebbe provato in modo definitivo che, in realt, era lei quella che in quel momento era
davvero addormentata e aveva sentito in sogno, in un'allucinazione o una fantasticheria i rumori
sgradevoli che era cos fermamente convinta le rubassero il sonno, la salute, la giovinezza e la
possibilit di credere che io e lei fossimo ancora sulla stessa lunghezza d'onda tanto da fare del
nostro matrimonio qualcosa di pi di una messinscena asessuata, soprattutto ora che Audrey non era
pi a casa ad assorbire le mie attenzioni o a fungere da polo d'attrazione del [mio] affetto (questa
una delle accuse che Hope mi aveva mosso nel fervore punitivo della lite mattutina in assoluto peggiore
a proposito del conflitto e della possibilit della nostra esistenza come coppia sposata e putativa famiglia).
.
Alla fin fine, per, fu sufficiente il minimo di tre settimane previsto dalla previdenza sociale
prima che un aiutante amministrativo o factotum della clinica Darling mi contattasse al mio ufficetto
nel reparto della System sul posto di lavoro (a quanto pare aveva chiamato anche il numero di casa, ma
Hope o [come succedeva sempre pi spesso] era fuori o dormiva [si appisolava senza fare niente per
nasconderlo, nonostante le istruzioni sul materiale informativo della clinica che ci avevano fornito
all'inizio sconsigliassero a chiare lettere i pisolini diurni ai pazienti che avessero qualsiasi tipo di
disturbo legato al sonno]) per informarmi che il reparto amministrativo della clinica del sonno Darling
Memorial, congiuntamente al dottor Paphian e al resto della squadra del sonno incaricata del caso
mio e di Hope, ritenevano di disporre ormai di una quantit sufficiente di dati precisi tali da fornire una
diagnosi certa e consigliare tutta una serie di cure o metodi [che ritenevano] indicati. Tale diagnosi
ufficiale sarebbe stata pronunciata la settimana seguente (il, per ragioni di programma, luned mattina)
in una piccola sala conferenze in prossimit dell'andito o corridoio principale o centrale della strana
pianta o planimetria a stella o a diamante del quarto piano dell'ospedale, una piccola stanza
illuminata a giorno con un solo fin troppo familiare Goya tra le stampe impressioniste pi comuni o
commerciali appese alla parete, un tavolo rotondo di acero o legno impiallacciato con relative sedie
Windsor dalle imbottiture sullo schienale e i braccioli di un rosso scuro e un po' troppo pregno. Al pari
di buona parte della clinica Darling Memorial, anche quella stanza era decisamente fredda (tanto pi
per noi che per raggiungerla avevamo viaggiato, al culmine del traffico mattutino, sotto un brutto
temporale con forti raffiche di vento e piogge battenti, salvo poi scoprire che l'ingresso ai veicoli del
garage per il parcheggio interno dell'ospedale di Rutgers-Brunswick era addobbato da un cartello con
su scritto: COMPLETO. Di conseguenza, avevamo tutti e due il cappotto fradicio, che gocciolava sul
pavimento della sala conferenze, senza contare che Hope - la cui paura morbosa e di vecchia data per i
temporali violenti le aveva impedito di dormire o sonnecchiare per tutta la durata dello stressante
viaggio - aveva, di conseguenza, un umore particolarmente schifoso e inamovibile), e fornita o
attrezzata di uno congegno o apparecchiatura illuminato fissato alla parete per leggere i raggi X e le
immagini delle risonanze magnetiche, nonch di un grosso monitor video e/o audio posto su un
sostegno o carrellino mobile di alluminio o ferro rinforzato, dipinto di un marrone istituzionale e con
ciascuna gamba che terminava in una rosetta o rotella per consentire gli spostamenti. Sembrava che
tutti i presenti nella sala conferenze avessero delle tazze di plastica usa e getta di caff o t che stavano
poggiate sul tavolo accanto al posto di ciascuno, fumanti. Siccome, a motivo dell'ansia o del
nervosismo, non avevo praticamente chiuso occhio la notte precedente, avevo l'impressione che sia
gli occhiali sia la giacca fossero troppo stretti, e ogni rumore sembrava come amplificarsi o
ramificarsi, anche se la stanza entrava e usciva solo leggermente da una messa a fuoco e una
colorazione eccessive. Ogni volta che sbadigliavo, per, producevo un acuto rigoglio o fiorire di dolore
nell'orecchio. Mi si erano bagnati i risvolti dei pantaloni e perfino le bretelle, e l'alta acconciatura di
Hope si era un po' afflosciata sulla destra, e anche la faccia priva di ombre sembrava una cosa che De
Kooning in persona aveva strappato dal cavalletto e buttato via in medias res. Seduto al tavolo c'era
anche un omino ispanico scuro, mai visto prima, con gli occhi sgranati e delle lesioni cloasmatiche o
precancerose sul dorso delle mani, il completo da uomo d'affari di ottima lana grigio scuro, e il nodo
della cravatta grosso quanto la testa di un bambino. Il rumore di un martello manuale. Il rumore di un
centro di allenamento ai tiri da golf. Il rumore di un'arma sparachiodi e di un compressore d'aria
portatile. Di una o pi seghe rotanti o a motore. Il rumore di una Saab con un leggero silenziatore
alla marmitta. Il rumore di pioggia battente e tergicristalli mandati al massimo. Il rumore di un
miscelatore che prepara bibite ghiacciate, di monete nel distributore automatico della sala di un
consiglio d'amministrazione di dirigenti o capi d'industria. Di un lunghissimo lancio con il putt
fatto o spinto lentamente nel buco a fior di terra della buca. Il rumore di colluttazioni e respiri
attutiti e di grugniti e inviti al silenzio bisbigliati da una figura maschile o paterna. Un qualche tipo
di costruzione, riparazione o attivit correlata era in corso a breve distanza lungo l'andito o corridoio
centrale, di sicuro in direzione delle camere e del centro di osservazione nevralgico della vera clinica
del sonno Darling, e i rumori insistenti di un martello che cominciava e smetteva senza un ritmo
individuabile. Subii o vissi un rapido e terribile lampo o visione interiore stroboscopica di una figura
femminile prona avvolta in un telo industriale di plastica trasparente, che svan quasi all'istante. Intorno
al tavolo con me e Hope erano seduti o schierati il sonnologo con l'onnipresente schieramento di
chiavi e il grembiule o camice bianco, due tecnici o Aiuti un po' pi giovani che facevano parte della
squadra del sonno addetta al nostro caso e un professionista medico amministrativo ben vestito,
maschio ispanico o, forse, etnicamente cubano che, come ci spiegarono, era presente in rappresentanza
del Memorial Hospital di Rutgers-Brunswick per la rassegna o valutazione periodica delle attivit e
procedure diagnostiche della clinica Darling Memorial. Il monitor sul carrellino - del quale si occupava
una giovane tecnica della squadra del sonno senza un anello nuziale visibile e con una capigliatura
bruna tirata saldamente all'indietro, che trasportava anche una raccolta di vari documenti e nastri
relativi al caso mio e di Hope, uno dei quali a quanto pare aveva messo in funzione servendosi di uno
strumento manuale o telecomandato - in quel momento mostrava il mio nome, la data di nascita, e le
otto cifre del numero di previdenza sociale personale (oltre a un numero speciale C.S.D. [che sta
per Clinica del Sonno Darling] che mi avevano assegnato) sotto lo schema di quattro righe
orizzontali separate da spazi regolari, non dissimile da uno spartito musicale, fra le quali si muoveva
una linea di luce bianca frastagliata o irregolare che rappresentava le mie onde cerebrali, che
evidentemente erano state registrate attraverso i conduttori conduttivi dell'E.E.G. nel corso delle notti
che avevamo passato nella stanza del sonno. La linea bianca delle onde risultava frustrante, essendo
tremula, sconnessa e aritmica anzich regolare o costante, oltre a mostrare picchi calanti e punte o
sporgenze che a vederle facevano pensare a un cuore aritmie o a un grafico finanziario che mostra un
flusso di liquidit irregolare o preoccupante. Tra 1'altro, in modo non dissimile da una serie di
elaboratori a prestazioni elevate Hewlett-Packard HP9400B schierati in sequenza per un'elaborazione
di dati co-sequenziale (o, nella terminologia della A.D.C., Sysplex), un display digitale nell'angolo in
alto a sinistra del monitor mostrava il tempo trascorso nell'arco di vari gradienti temporali
minuziosamente calibrati.
.
Come la squadra del sonno aveva avuto modo di apprendere dai nostri dati di ammissione, la
paura morbosa che mia moglie aveva dell'insonnia o della privazione del sonno era di vecchia data.
Quando, per esempio, la nostra Audrey era, da piccola, malata o agitata per un brutto sogno o per la
paura dei fantasmi, spesso ero io a dover stare in piedi con lei in modo che Hope potesse, a quanto
diceva, cercare di dormire.
.
Nel frattempo, il risultato o diagnosi iniziale pronunciata dallo specialista del sonno fu, in
una parola, scioccante e totalmente inaspettata. In ciascuna delle cinque o sei occasioni in cui la
speciale attrezzatura video low light aveva registrato Hope che scattava di botto a sedere e mi
accusava di russare, oltre che come minimo nei due casi evidentemente registrati in cui ribattevo
udibilmente che non stavo ancora nemmeno dormendo e perci a rigor di logica non potevo essere
colpevole dell'accusa, lo specialista del sonno - assistito nella presentazione dalla bacchetta laser
della tecnica giovanilmente austera e dalla capacit del suo strumento telecomandato di arrestare o
congelare lo schermo del monitor allo scopo di attirare l'attenzione del tavolo su un certo specifico
intervallo di tempo nell'E.E.G. - sostenne o afferm ipse dixit che in realt ero, effettivamente,
clinicamente parlando - nonostante la mia convinzione o percezione di essere pienamente cosciente -
tecnicamente addormentato, e che ero prevalentemente nel secondo o terzo dei quattro ben noti stadi
o fasi del sonno, che il sonnologo ribad o gloss ancora una volta. Mentre il resto del tavolo e la
squadra del sonno continuavano a guardare, il sonnologo (che, al solito, armeggiava e
inconsapevolmente giocherellava con il voluminoso portachiavi Parke-Davis) enunci il verdetto con
tutta l'obiettivit clinica della scienza moderna, prendendosi il fastidio di chiarire ancora una volta che
era empiricamente neutrale rispetto al disaccordo coniugale e non prendeva le parti di nessuno dei
due nella disputa. Malgrado questo sulle prime provai, sentendo enunciare quella presunta diagnosi,
una fitta o ondata di rabbia e incredulit, che fece s che uno dei miei primi pensieri inconsci o
istintivi fosse che il dottor Paphian et alia prendessero davvero le parti di Hope, e che lei in
qualche modo avesse convinto la clinica Darling ad alterare i dati dei test perch indicassero in qualche
modo che dormivo quando sapevo benissimo (nel senso che lo sapevo esattamente come sapevo che
ero seduto in quella sala conferenze a stringere i braccioli color sangue della poltrona in preda
all'incredulit) che non era vero. Nel frattempo, la mia condotta fisica non tradiva minimamente un
sospetto effettivamente cos irrazionale, bens solo lo shock e la sorpresa - mi cadde letteralmente la
mascella, e per un breve intervallo di tempo rimasi cos confuso che non pensai n ebbi la presenza di
spirito di chiedere i risultati paralleli indicati dallo studio della parte audio o uditiva dell'E.E.G., cio,
in altre parole, se esisteva o meno conferma del fatto che il mio essere tecnicamente addormentato
fosse o meno accompagnato da un russare udibile. (A quel punto, dovrei aggiungere, ebbi anche
un'erezione o mi arrapai [per la prima volta da molti mesi], le cui origini e associazioni erano, nel
mio stato di disorientamento, totalmente sconosciute;  probabile che la causa indiretta possa essere
fatta risalire a un'improvvisa ondata di ormoni legati all'adrenalina o allo stress causata dall'improvviso
shock di quelle scoperte).
.
Ci furono, a seguito di questa cosiddetta diagnosi, all'incirca tra i due e i quattro secondi di
silenzio collettivo, scandito dal rumore delle attivit di costruzione, della pioggia che batteva contro la
finestra occidentale della sala conferenze, e di un telefono che squillava in qualche punto pi interno
degli uffici amministrativi della clinica del sonno Darling Memorial. La mia quondam o ex prima
moglie, Naomi, non aveva mai accettato il fatto che non volessi figli da lei; avevo paura di ripetere il
ciclo. E poi, il mio pager vibrava. L'atteggiamento o espressione facciale di Hope, alle notizie dello
specialista del sonno, era quella esageratamente impassibile o inerte che conoscevo bene per
averla vista in altri frangenti coniugali difficili, una posa che stava a significare che provava un senso di
intensa rivalsa o trionfo, ma camuffava o sopprimeva quel piacere per dare l'impressione che stava
affrontando quel conflitto nel migliore dei modi, nonch per sottrarsi all'eventualit che l'accusassi di
trionfare della sua rivalsa, nonch per dare a vedere che non era affatto sorpresa e per cercare di
mettere bene in chiaro che lei non aveva mai avuto o nutrito il minimo dubbio riguardo al fatto che
avesse ragione lei nella disputa a proposito del conflitto, e il sonnologo ora non faceva che confermare
quello che lei in realt aveva sem[pre] saputo. Solo un certo vago bagliore o avidit negli occhi
smorti di Hope tradiva la sorpresa o il trionfo alla mia attonita incredulit di fronte alla manifesta
diagnosi o ordinanza medica della squadra del sonno. Il suono del telefono che squillava, a quanto
pare senza ottenere risposta, prosegu in quel breve, silenzioso intervallo prima che la giovane tecnica
impenetrabilmente nubile o citerea estraesse, inserisse e aggiustasse manualmente o resettasse il
display del monitor mentre la mite, imperturbabile diagnosi del sonnologo ora spostava la sua
attenzione sulla misurazione delle onde cerebrali di mia moglie registrate dall'E.E.G., che, sul
monitor, agli occhi inesperti o profani miei e di Hope, sembrava indistinguibile dal mio, con l'unica
differenza, naturalmente, che ora erano il nome e il numero della previdenza sociale e del codice
paziente della clinica Darling di Hope a comparire sotto lo schema la cui linea tremula e incostante
ora indicava l'attivit elettrica cerebrale di Hope durante questa struttura temporale calibrata. Quelle
particolari zone, dichiar il dottor Paphian fra numerosi, improvvisi, risonanti rumori striduli o
stridenti provenienti da una sega elettrica o una fresatrice in fondo al corridoio (l'ambiente era
anche pervaso dall'odore di legno appena tagliato, come pure di plastica industriale, in aggiunta alla
pungente colonia dell'ispanico e alla marca JOY che metteva sempre Hope), segnalando con la
bacchetta manuale della lussuriosa tecnica le visibili punte o sporgenze nella linea irregolare delle
onde cerebrali di Hope, indicavano - con (cosa, diciamo cos, che,  ovvio, non c' bisogno di dire)
ulteriore sorpresa di entrambi - che non solo io ma Hope, da parte sua, era evidentemente anche lei
provatamente o empiricamente addormentata durante i periodi di tempo registrati in cui sosteneva di
sentirmi russare (mentre, in aggiunta o in concomitanza, a causa forse dell'estrema stanchezza o
dell'adrenalina, io da parte mia vivevo anche allo stesso tempo l'esperienza di una sensuale scena
mnemonica [o, per cos dire, inserto filmato interiore] compressa al minimo o apparentemente
accelerata del ricordo di quando avevo insegnato a Audrey ad azionare la leva del cambio a cinque
marce della sua [bench registrata, per motivi assicurativi, a nome del dottor Sipe e signora] nuova
Mazda in un parcheggio di Lower Squankum pieno di una miriade di linee parallele ad angolo retto,
Audrey con i fulgidi capelli castani sciolti o tirati gi e masticando un qualche tipo di gomma
azzurro sgargiante, l'abitacolo inondato di sole e l'aroma del gel da bagno allo zafferano che riceveva
tutti gli anni a Natale, il rumore molesto del suo respiro e la sagoma della sua gamba che si alzava e si
abbassava azionando il pedale giusto, le parole blasfeme sottovoce fra strattoni, sobbalzi e momenti
di stallo soffocando urletti e mordendoci il labbro e - [Fermati] - e cos, nel rinnovato, breve,
attonito silenzio che segu la seconda diagnosi del medico, dimenticai di provare un senso di trionfo,
di rivalsa o anche solo di confusione al lapalissiano o paradossale capovolgimento del verdetto del
sonno. Il mio cuore era, per cos dire, sprofondato di vari centimetri; la nostra Audrey mi mancava
da morire; a quel punto volevo prendere e andare da solo ad aiutarla a fare i bagagli e a ritirarsi e
riportarla a casa [nonostante a quel punto avessi il piede quasi insensibile o addormentato, non
potevo n volevo scavallare le gambe], guidare a una velocit di gran lunga superiore a quella imposta
dai limiti e precipitarmi al dormitorio o castello o enceinte o alle fortificazioni del torrione di
quell'esilio extrastatale fornito di caditoie e prendere a pugni, pestare o suonare il campanello del
massiccio portone di quercia d'ingresso di notte nel bel mezzo delle ore piccole dicendo a gran voce,
dichiarando apertamente o urlando a squarciagola ci che non pu e non deve mai sfiorare nemmeno
lontanamente i pensieri o i sogni [a differenza, non c'era bisogno di dirlo, di pap]. Mi sentivo
stanco, malinconico, esausto e abbandonato o solo da non poterne quasi pi, e mi pulsava anche il
sedere bagnato o la prostata, mentre agguantavo i lati smussati dei braccioli per stare seduto dritto) e
che i picchi dell'E.E.G. pi pronunciati o acuti, provatamente associati a ciascun intervallo di tempo
immediatamente precedente il momento in cui scattava a sedere urlando, chiaramente indicavano -
quasi da manuale fu l'espressione usata dallo specialista del sonno professionalmente ammirato dalla
peculiarit delle punte o sporgenze delle onde theta dell'E.E.G. di Hope - che Hope era, in ogni
singolo frangente cruciale, accusatorio, nella fase quattro, la ben nota fase paradossale del sonno
associata alla paralisi muscolare, al movimento rapido degli occhi e ai sogni onirici. Dalla zona di
costruzione interna, due diversi, rapidi rumori o colpi di martello si sovrapposero o appaiarono
brevemente per un attimo, dopodich uno cess e l'altro per compensare parve farsi pi veemente o
enfatico. Io a quel punto vidi con l'immaginazione, in un'allucinazione o nella realt la bocca del dottor
Desmondo-Ruiz - l'amministratore o compre latino americano dagli occhi grandi - mimare, molto
distintamente, la parola Su-i-ci-dio senza emettere alcun suono. Hope, nel frattempo, sporgendosi
leggermente e in un certo senso aggressivamente in avanti sopra le gambe saldamente accavallate sulla
sedia, stava chiedendo allo specialista del sonno, il dottor Paphian, in quel suo modo familiarmente
calcolatore o artificiosamente calmo e inerte, di consentirle gentilmente di capire bene come stavano
le cose: la squadra del sonno stava forse dicendo che era suo marito, il signor Napier l presente quello
che, di fatto, dormiva e russava davvero, o in realt era [Hope] a dormire e a sognare (o
fantasticare, o inventare) tutta la faccenda del russare uscendo, per cos dire, dal nulla? Io da
parte mia restavo seduto dritto (o  ... su! ) con le gambe saldamente accavallate e coprendomi con
fare neutrale prima un occhio e poi l'altro, nel frattempo.
.
In quel frangente, il sonnologo - conoscendo, come conosceva, solo a grandi linee o
all'ingrosso il disaccordo coniugale senza precedenti che il presunto problema del russare che ci
aveva condotti alla sua clinica Memorial aveva fatto precipitare fra me e Hope, e che evidentemente
aveva erroneamente interpretato l'espressione sonnolenta o dolorosa che avevo assunto per
ambivalenza o per passivit o apatia noncurante (l'aspetto di Hope, nel frattempo, si era fatto
sinistramente rigido o duro di fronte all'improvviso smaccato capovolgimento o voltafaccia
diagnostico e alla palese rivendicazione a opera del medico delle rimostranze che andavo sostenendo
sul fatto che gli specifici episodi di russamento che tanto l'avevano angustiata erano, a rigor di
termini, di fatto il prodotto irreale di un sogno o le associazioni sconclusionate di terrori
notturni o onirici, esattamente come avevo ripetutamente sostenuto per tutto il corso del conflitto
traumatico e devitalizzante dei precedenti mesi freddi, i vasi sanguigni e i tendini del collo si dilatavano
involontariamente e ogni linea, solco, ruga, cicatrice, piega, lesione, borsa o difetto del suo viso
stretto, in un certo senso lupesco e coriaceo spiccavano come messe in pieno risalto nella rigidit
muscolare dell'espressione; sembr, per un attimo, superare e oltrepassare letteralmente di decenni la
sua vera et, e io ero perfettamente in grado di immaginare l'affronto evidente o involontario che il viso
fresco o epiteliale della nostra Audrey doveva aver presentato a Hope prima della messa al bando
extrastatale, giacch Audrey costituiva un, per cos dire, compendio vivente di tutte le attrattive
fanciullesche che Hope aveva una gran paura di ammettere di essersi lasciata ormai alle spalle.
[Vedi, per esempio, la decisione facoltativa o non indispensabile e perci non coperta da
assicurazione della primavera precedente di farsi togliere o eliminare le vene varicose dal sedere e dalla
parte superiore delle gambe, la cui convalescenza era un chiaro riflesso, francamente triste o patetico
nella sua impotente vanit, e, per cos dire, una negazione di quello che, di fatto, ormai da tanto
tempo non produceva pi alcuna differenza sostanziale (non ricominciare daccapo)]) - ora si
sfiorava con fare assente o inconsapevole le cheratosi sulla fronte, e - in un ulteriore evidente,
spiazzante o paradossalecapovolgimento diagnostico (a prescindere dal suo fare flemmatico o
ottimista, i bei modi del sonnologo lasciavano un po' a desiderare, avevamo convenuto io e Hope) -
dichiar (cio lo specialista del sonno dichiar) che, s, tecnicamente parlando, le accuse di mia moglie
riguardo al fatto di russare, bench basate sulla (nella sua terminologia) esperienza interiore
sognata anzich sugli stimoli sensori esteriori, erano ci nondimeno, in senso medico o scientifico,
tecnicamente corrette. Con la grossa collezione o anello di chiavi isolate ora nella mano sinistra, e
rivolgendo un qualche tipo di segnale facciale o cenno alla tecnica nubile, il sonnologo neutralmente
obiettivo afferm che la videocassetta low light o a infrarossi di due di questi intervalli nella fase del
sonno quarta o paradossale che precedevano immediatamente le risonanti accuse di Hope per il
fatto che russavo avrebbero, disse, confermato che io, da parte mia, nell'arco di quegli intervalli, ero
impegnato nella respirazione occlusa o, pi formalmente, rinofaringea definita volgarmente dalla
gente comune russa're, che  un fenomeno o condizione transitoria o ricorrente spesso comune ai
maschi al di sopra dei 40 e oltre, spieg il dottor Paphian - particolarmente a chi, per abitudine (come il
sottoscritto), di notte assume una postura supina anzich prona, laterale o fetale - e che nel sonno
umano si verifica prevalentemente nelle fasi intermedie o profonde due e tre del sonno. A quanto
pare, per, la paralisi di alcuni gruppi di muscoli laringei chiave nel corso della fase quattro o
paradossale rende l'effettivo russare, mentre uno sogna attivamente durante la fase R.E.M. o
onirica del sonno, fisiologicamente impossibile. Tutte le informazioni dello specialista del sonno
erano concise e andavano direttamente al sodo. Mia moglie, nel frattempo, si massaggiava le tempie a
indicare stress o impazienza. L'aiuto della squadra del sonno subalterno o pi giovane della sala
conferenze - un giovanotto s e no in et universitaria (o, secondo la terminologia odierna pi popolare,
un bamboccio) che, sotto il camice sbottonato e non del tutto immacolato o sterile aveva una
maglietta di cotone rosa, rosso sbiadito o fucsia che sulla parte anteriore sfoggiava il disegno o
caricatura della faccia ostruita o dall'aspetto confuso di una persona sconosciuta ma in un certo senso
fastidiosamente familiare o famosa sotto la quale, sul tessuto dell'indumento, appariva la
dichiarazione o scritta: MIA MOGLIE DICE CHE SONO INDECISO, MA IO NON NE SONO
TANTO SICURO, che quasi sicuramente non andava presa sul serio o per oro colato ma era,
semmai, una specie di battuta spiritosa o ironica - ora fece ritorno dopo un breve intervallo nella sala
conferenze con un piccolo blocco inscatolato di videocassette normali o commerciali del tipo VHS,
che erano etichettate con l'inchiostro nero di un pennarello R.N. e H.S.-N., insieme ai rispettivi
codici pazienti del C.D.M. e della previdenza sociale miei e di Hope e alle date dei relativi mercoled
notte durante i quali erano stati tenuti o condotti gli effettivi esperimenti del sonno filmati; e questo
giovane e il (fa male solo un pochino) sonnologo si consultarono al di sopra di un contenitore di
opuscoli medici di acciaio o alluminio opaco per decidere esattamente quale cassetta mettere e/ o 
proiettare al fine di verificare empiricamente la diagnosi del sonnologo riguardo al contenuto in
sommo grado irreale, onirico o paradossale delle accuse di Hope. Hope, a quel punto, sporgendosi
ancora una volta leggermente in avanti e strattonando o scuotendo furiosamente una scarpa a tacco
alto delle gambe incrociate, postul o chiese se, dalla somma totale dei dati diagnostici della clinica,
risultava la possibilit che lui (cio il sottoscritto) potesse essere profondamente addormentato e
russare nel letto della stanza del sonno e sognare al tempo stesso l'esatta sensazione o
esperienza di essere ancora in qualche modo, per cos dire, ancora completamente sveglio nello
stretto lettino saldamente rinforzato della clinica, una possibilit che (sugger Hope) avrebbe
giustificato i miei sinceri e sentiti dinieghi di essere addormentato ogni volta che lei finiva [col non]
poterne pi e urlava a squarciagola per svegliarmi - al che, intromettendomi con una certa qual
irritazione in risposta, da parte mia feci notare l'evidente buco o falla logica nello scenario
prospettato da Hope, e chiesi al sonnologo di mettere ancora una volta, per cos dire, agli atti, che,
stando alla sua spiegazione relativa alle ben note fasi del sonno umano, per me era fisicamente
impossibile russare mentre (sognavo) sognavo, giacch, a rigor di logica, se avessi, a., letteralmente
sognato di essere sveglio, sarei, b., stato, per definizione, nella fase del sonno quattro o
paradossale e pertanto, c., data la ben nota paralisi laringea della fase paradossale, non avrei
potuto, d., produrre i suoni stridenti, gorgoglianti o rinofaringei del russare che in effetti Hope stessa
in realt aveva solo sognato di sentirmi produrre in situ. Le scarpe, i guanti e la costosa pochette o
borsetta di Hope si combinavano alla perfezione quanto a colore e trama costitutiva del pellame; aveva
anche sempre un ottimo odore. Fu in quel momento o gi di l che la flessuosa, matura, voluttuosa ma
in qualche modo severa o inaccessibile tecnica cominci a inserire o caricare una certa,
selezionata videocassetta in un ricettacolo o fessura o buco sul retro del monitor, e - servendosi di
un foglio di dati sonnologici codificati (Ti prego!) e del telecomando manuale - a far avanzare la
registrazione low light fino all'intervallo della relativa fase quattro o paradossale che precedeva
immediatamente (si presume, sulla base dei prolegomeni o della glossa dello specialista del sonno [da
un punto di vista fisiologico, personalmente continuavo a stare sull'attenti, se cos vogliamo dire])
una repentina, addolorata e sonora accusa di russare lanciata da mia moglie.
Vuoi con quella che poteva sembrare preveggenza, vuoi senza, sia tutti i rumori esterni o
estranei sia il mio pager ignorato - nonch l'intelligibile sorbire o tracannare il t bollente (una cosa
che proprio non potevo soffrire fin da piccolo, seguita com'era da quel gesto un po' affettato di passarsi
la nocca sul labbro superiore) da parte dell' amministratore medico dall'incarnato scuro e vestito con
gusto - sembrarono cessare in quel preciso istante, causando un improvviso e in un certo senso tragico
o inquietante silenzio o pausa protratta. Nel frattempo, sul monitor della stanza, la registrazione
video, che formava o costituiva un dittico o doppia immagine sullo schermo, mostrava la stanza del
sonno mia e di Hope immersa in una soffusa luce ambrata che evidentemente segnava la comparsa di
un film low light, con gli angoli superiori destro e sinistro che mostravano la relativa data e 0204
(o 2.04 del mattino, seconda l'ora locale o scientifica) insieme a ogni secondo successivo e
incrementi decimali dello stesso, con il lato (dalla nostra prospettiva) a dritta o destro del video
costituito da un prolungato primo piano (o inquadratura ravvicinata) a infrarossi di me a letto,
profondamente addormentato, supino o sulla schiena con le mani sul petto e - cosa tanto pi
sconvolgente - della mia faccia addormentata. Di persona, per quanto strano, non avevo mai,
ovviamente, visto o osservato la mia faccia inconscia prima di quel momento; e, l'imperturbabile
primo piano del segmento recto o, per cos dire, destro o a dritta del dittico del monitor, svelava ora
che non era una faccia che riconoscevo o conoscevo in alcun modo, con la mascella lasca e le guance
estrusive, le mani sul petto che si contorcevano ragnescamente, le labbra flosce o aperte come quelle di
un pesce; e, bench non ci fosse (con grande costernazione della squadra del sonno e una serie di
colloqui bisbigliati fra gli aiuti e i tecnici alle spalle del monitor, che evidentemente aveva qualche
intoppo o problema tecnico) alcun rumore intelligibile (anche Hope, che fissava con irrigidita
fascinazione o orrore il lato destro dello schermo al pari di me, era silenziosamente impalata [o
paralizzata (o farti male se)] in un gesto rimasto a met, le pupille larghissime e di un nero
liquido), la fisionomia flaccida, la bocca aperta, la mascella lasca, le guance gelatinose e tremule che
non avevo mai immaginato da steso (giacch, al pari della maggior parte dei mariti, avevo,
naturalmente, visto la mia faccia solo quando stavo seduto o in piedi davanti allo specchio, per esempio
quando mi radevo, rimuovevo i peli nasali o auricolari indesiderati, mi masturbavo con un capo di
biancheria intima al profumo di zafferano, mi stringevo il nodo della cravatta e via dicendo), come
pure, nonostante l'assenza di sonoro della porzione audio difettosa della registrazione, le forme e
torsioni variabili della mia bocca inconsapevolmente aperta nell'inquadratura del sonno in primo piano
o scena da ore piccole, mentre io e Hope guardavamo preda di una fascinazione irrigidita (come
quando si passa accanto ai rottami e alle sagome prone, aggrovigliate di un incidente automobilistico o
scena del delitto), significavano o volevano dire, in altre parole, che le particolari, alterne sagome
delle labbra lasche della bocca della mia immagine, al pari delle bollicine di saliva o sputo che
alternativamente si formavano e si dissolvevano agli angoli della bocca aperta (compariva anche una
pellicola o pasta labiale in quegli angoli, gommosa e color seppia, che si tendeva leggermente
quando la bocca cambiava posizione), significavano innegabilmente che suoni e rumori dei quali non
avevo alcuna coscienza consapevole o volontaria effettivamente mi sfuggivano dalla gola e dalla
bocca - nessuno dotato della vista avrebbe potuto negarlo - e, man mano che la messa a fuoco della
telecamera si stringeva o avvicinava ulteriormente al mio viso inconscio, inumano e totalmente
estraneo, vidi nella realt, in un' allucinazione o immaginai (Hope in questo frangente tuttora
impalata in una posa rigida o fetale, la bocca aperta e gli occhi spalancati, mentre tanto la tecnica
inaccessibile che il dirigente latinoamericano cominciavano a sbucciarsi i rispettivi visi in uno stile o
modo che andava dall'alto verso il basso, partendo dalle tempie e tirando verso il basso con
movimenti bruschi, enfatici intesi a sbucciare o strattonare, le mani e 1'orologio da polso straniero
del cubano un ammasso di lesioni ambrate) o guardai per davvero o vidi letteralmente in qualit di
testimone una palpebra addormentata schiudersi di una fessura, quasi impercettibile, lasciando
filtrare una minuscola scheggia o raggio o lama di luce - come, per esempio, sotto la porta chiusa di
una camera da letto buia quando la luce dell'ingresso all'esterno  illuminata o accesa mentre dei
passi pesanti, familiari, notturni salgono la scalinata vittoriana che porta alla camera da letto -
dall'occhio retrostante inconscio che i muoveva rapidamente, e vidi anche nell'inquadratura del lato
destro o esterno dello schermo scisso la mia bocca umida e le guance lasche, molli, espanse
cominciare ora a distendersi in una ghignante familiare e sensuale se non addirittura predatoria
espressione fa
- Su. Svegliati per l'amor di.
- Dio. Mio Dio stavo facendo.
- Svegliati.
- Facendo il sogno peggiore.
- Eccome, direi.
- Era orribile. Andava avanti all'infinito.
- Ti ho scosso e riscosso e.
- Ore sono.
- Sono quasi. .. pi o meno le 2.04. Avevo paura di farti male se spingevo e scuotevo pi forte.
Non volevi saperne di svegliarti.
-  un tuono?  piovuto?
- Cominciavo a preoccuparmi sul serio. Non pu andare avanti cos. Quando prendiamo
quell'appuntamento?
- Aspetta ... ma io sono sposata?
- Ti prego, non ricominciare daccapo.
- E chi sarebbe questa Audrey?
- Ora rimettiti a dormire.
- E quello cos' ... pap?
- Di, rimettiti gi.
- Cos'ha di strano la tua bocca?
- Tu sei mia moglie.
- Niente di tutto questo  reale.
- Va tutto a gonfie vele..
...
.
...
FINE Parte 2.